giovedì 24 febbraio 2022

Speranza tenace e puntuale

 

Nulla impedirà al sole di sorgere ancora,

nemmeno la notte più buia.

Perché oltre la nera cortina della notte

c'è un'alba che ci aspetta.

                                                Khalil Gibran

giovedì 17 febbraio 2022

Festa del 17 Febbraio


La festa valdese del XVII Febbraio

Festa in memoria dell'Emancipazione di Valdesi ed Ebrei (1848),

è una festa inclusiva, per la libertà di tutti,

si capisce subito che il percorso è stato lungo e richiede ancora molto cammino.


Per informazioni storiche si veda il sito: 

studivaldesi.org

nella sezione: Opuscoli del XVII febbraio

con materiali interessanti, molti di essi scaricabili gratuitamente in .pdf




martedì 15 febbraio 2022

Il mondo valdese nel Settecento

 

I valdesi nel secolo dei Lumi


tratto da: www.claudiana.it

titoloI valdesi nel secolo dei Lumi
Autore
ArgomentiStoria della chiesa e della teologia  Epoca moderna e contemporanea
Storia sociale e politica  Epoca moderna e contemporanea
CollanaOpuscoli del XVII febbraio
marchioClaudiana
EditoreClaudiana


  • La riscoperta del Settecento valdese
  • Le élite e i ceti emergenti
  • Uno sguardo europeo e cosmopolita

   Quest’opuscolo si occupa di un periodo abbastanza trascurato dalla storiografia valdese: il Settecento. Su cento monografie del 17 febbraio pubblicate dal 1922 al 2022 solo tre si sono occupate di temi in qualche modo riconducibili al Settecento (due dedicate a vicende militari e una alla rivoluzione francese). Evidentemente il Settecendo non gode di buona stampa, né di buona fama fra i Valdesi. 

   Per la storiografia valdese tradizionale, infatti, il Settecento riveste scarso interesse in quanto privo di un grande evento come l’adesione alla Riforma nel 1532, e privo di quegli episodi eroici di repressione e di resistenza (le “Pasque Piemontesi” del 1655, la guerriglia degli anni successivi, la cacciata del 1686 e il “Glorioso Rimpatrio” del 1689) che avevano caratterizzato il secolo precedente. Secolo, dunque, privo di pathos – salvo qualche episodio bellico (la battaglia dell’Assietta, la difesa di Cuneo) che vede i Valdesi protagonisti come combattenti nell’armata piemontese – e quindi condannato ad essere ricordato come secolo di declino della fede e di corruzione dei costumi, semmai percorso da quelle idee razionalistiche di matrice illuministica che poco avevano a che fare con la forte fede dei Padri. La storia valdese, almeno nelle sue versioni più divulgative, sembra così interrompersi o quantomeno appannarsi con l’inizio del Settecento, per riprendere (ma di fatto concludersi) solo alla metà del secolo successivo con l’Emancipazione del 1848.

   Vogliamo qui contribuire a rivedere quest’immagine negativa e a riempire un vuoto raccogliendo il frutto di ricerche recenti che ci mostrano come, in realtà, nel Settecento il mondo valdese manifesti profonde trasformazioni che lo fanno a poco a poco uscire dalla dimensione del “ghetto alpino” per proiettarlo nell’Europa dei Lumi.


Indice testuale

    1.   Il Settecento valdese. Una lunga rimozione
2.   Le condizioni giuridiche del Valdesi nel Settecento
3.   Le Valli Valdesi nel Settecento e l’emergere di un’élite borghese
4.   La Chiesa Valdese nel Settecento
5.   Clan e dinastie
6.   Secolarizzazione. Una società in cambiamento
7.   La vita quotidiana delle comunità valdesi attraverso gli atti dei Sinodi
8.   Il ruolo dei Concistori e il controllo della vita matrimoniale
9.   L’Ospizio dei Catecumeni di Pinerolo
10. Protestanti e valdesi a Torino
11. Negozianti, banchieri, serve e garzoni a Torino
12. La penetrazione dell’Illuminismo nelle Valli Valdesi
13. Sei valdesi illuministi

Bibliografia

Biografia dell'autore

Gian Paolo Romagnani
è professore ordinario di Storia moderna all’Università di Verona. Si è occupato principalmente di storia della storiografia moderna, di storia politica e intellettuale dei secoli
XVIII e XIX e di storia delle minoranze religiose italiane. Fra le sue più recenti pubblicazioni: Storia della storiografia. Dall’antichità a oggi (Carocci 2019); La società di antico regime (sec. XVI-XVIII). Problemi e temi storiografici (Carocci 2010, 6a rist. 2019). Sulla storia dei valdesi ha curato la pubblicazione di La Bibbia, la coccarda e il tricolore. I valdesi fra due emancipazioni (1798-1848) (Claudiana 2001) e ha recentemente pubblicato il volume «Religionari». Protestanti e valdesi nel Piemonte del Settecento (Claudiana 2021).

giovedì 10 febbraio 2022

La tessitura di una meditazione

 A TUTTE LE TESSITRICI DEL MONDO


Dio è seduta e piange,
la meravigliosa tappezzeria della creazione
che aveva tessuto con tanta gioia è mutilata,
è strappata a brandelli, ridotta in cenci;
la sua bellezza è saccheggiata dalla violenza.

Dio è seduta e piange.
Ma, guardate, raccoglie i brandelli,
per ricominciare a tessere.
Raccoglie i brandelli delle nostre tristezze,
le pene, le lacrime, le frustrazioni
causate dalla crudeltà, dalla violenza,
dall'ignoranza, dagli stupri, dagli assassinii.

Raccoglie i brandelli di un duro lavoro,
degli sforzi coraggiosi, delle iniziative di pace,
delle proteste contro l'ingiustizia.
Tutte queste realtà che sembrano piccole e deboli,
le parole, le azioni offerte in sacrificio,
nella speranza, la fede, l'amore.

Guardate!
Tutto ritesse con il filo d'oro della gioia.
Dà vita ad un nuovo arazzo,
una creazione ancora più ricca, ancora più bella
di quanto fosse l'antica!

Dio è seduta, tesse con pazienza, con perseveranza
e con il sorriso che sprigiona come un arcobaleno
sul volto bagnato delle lacrime.
E ci invita a non offrirle soltanto i cenci
ed i brandelli delle nostre sofferenze
e del nostro lavoro.

Ci domanda molto di più;
di restarle accanto davanti al telaio della gioia,
ed a tessere con lei l'arazzo della nuova creazione.
       
                                                          M. Riensiru - CEC


(tratto da: 
- Comitato Italiano per la CEVAA, Comunità di Chiese in Missione,
raccolta e traduzione testi: Renato Coïsson, 
Spalanca la finestra, raccolta di testi di fede, 
Stampato ma non pubblicato, 2000, p.116).

martedì 8 febbraio 2022

Il bisogno di leggerezza


 

titoloIl bisogno di leggerezza
Autore
ArgomentoSpiritualità
CollanaSpiritualità, 32
marchioClaudiana
EditoreClaudiana








  • La leggerezza vissuta come forza d’animo di fronte alla sofferenza 
  • La dimensione emotiva, spirituale e sociale della leggerezza
  • Il testo biblico nell’epoca contemporanea





Il soffio vitale della leggerezza è il desiderio di chi non si lascia intimidire dalla nebbia che offusca l’orizzonte dell’animo, di chi impara a danzare sotto la pioggia battente, di chi non rinuncia ai propri sogni e si stringe al petto la luce che fa tremare le ombre. L’autore coniuga l’approccio biblico con una visione aperta in dialogo con la cultura per indagare un grande bisogno spirituale e sociale della nostra epoca.

Come abitare la complessità, senza esserne travolti? Come andare oltre la pesantezza di chi vede il nero anche in una pagina bianca? Come non subire il peso di una cultura che opprime invece di liberare? La Bibbia è una grande risorsa per la nostra epoca perché testimonia una Parola che dice il dolore, senza indulgere ad alcuna rimozione, e che, insieme, cura le ferite e fa rinascere dalle ceneri. È una Parola liberatrice perché entra nelle feritoie del vissuto e invita a cambiare punto di vista, liberando dal peso di sguardi sbagliati, di desideri che imprigionano, favorendo un pensiero benevolo che educa le emozioni e che offre la forza di germogliare anche in terreni inospitali.





www.claudiana.it


venerdì 4 febbraio 2022

Perché pregare? Risponde Giacomo Poretti

 Giacomo Poretti 

(del trio artistico: Aldo Giovanni e Giacomo)
porge questa riflessione sulla Preghiera:


PERCHÉ PREGO


Tra poco dovrò leggere alcune tra le preghiere più strazianti, tenere e strabocchevoli di desiderio che l’umanità abbia mai composto. Ma prima volevo dire qualche cosa anch’io sulla preghiera, in particolare cosa è, per me, la preghiera.

Devo premettere che il Signore, per me, era una specie di mamma, papà e maresciallo dei carabinieri messi assieme, a cui ti rivolgevi per farti esaudire richieste che non erano di competenza dei genitori: quando il nonno o le zie stavano poco bene si pregava quel Signore di farli guarire o quando il nostro vicino di casa, il sig. Mario, ha perso il lavoro si è pregato sempre quel Signore. 

Una volta il babbo mi disse di pregare per la nostra squadra che doveva giocare una partita importante, ma mi disse anche di non dirlo alla mamma. Forse è per quello che la nostra squadra ha perso: perché la mamma, non sapendolo, non si è unita alle nostre preghiere. Si, perché avevo maturato una specie di statistica nella quale emergeva confusamente un dato: e cioè, che le preghiere rivolte a quel Signore là in alto venivano tanto più esaudite quanto più erano collettive.

Io credo di avere iniziato a pregare da solo verso i cinque anni, sarebbe meglio dire ad esigere qualche cosa da quel Signore potentissimo che se ne stava in alto da qualche parte: lo pregavo di farmi tornare presto dalla colonia estiva dove i miei genitori mi mandavano tutti i mesi d'agosto. La permanenza nella colonia era di un mese e io iniziavo a pregare di farmi tornare a casa appena il treno si staccava dai binari di Milano per andare in direzione della Liguria. Forse il Signore non aveva tempo per un bimbo di sette anni che se ne stava un mese senza vedere i suoi genitori. Per sei lunghe estati ho pregato in maniera estenuante, senza che il Signore mi ascoltasse. Apparentemente.

Poi, verso gli anni delle medie, a undici-dodici anni, ho cambiato preghiera, anzi, richiesta: gli chiedevo di farmi diventare alto, glielo chiedevo con tutto il cuore o, forse, con tutta la rabbia che avevo nel cuore: «Fammi diventare alto! Fammi diventare alto!». Era insopportabile una vita sotto il metro e cinquanta: i compagni mi deridevano, le compagne mi ignoravano! «Fammi diventare alto, ti prego!!!». Non mi ha ascoltato. Apparentemente. 

In quegli anni non avevo un' ottima opinione di Lui: non mi ascoltava mai... e la lista delle richieste inesaudite era diventata lunghissima.
Poi ci sono stati anni in cui ho smesso di pregarlo; ero convinto di poter fare a meno di Lui. Apparentemente.

Qualche tempo fa una mia cara amica, mia e di mia moglie, si è ammalata gravemente e nel volgere di qualche mese le sue condizioni erano tali che da lì a poco avrebbe lasciato noi e la sua famiglia. Mi sono ricordato delle zie e del nonno e mi sono messo a pregare; dopo poco ho inteso che sarebbe stato inutile pregarlo di restituirle la vita e allora ho espresso una preghiera strana, forse nemmeno così impegnativa per Lui: lo pregai di togliere la paura a quella nostra amica, di toglierle l’angoscia di sentirsi sola e abbandonata in quel momento terribile: «Signore, ti prego, toglile la paura; donale, se possibile, serenità, ti prego… ». E forse ho compreso. Ho compreso che quel miracolo che chiedevo a Lui non solo era possibile, ma era già realizzato: Il Signore guardava noi amici, il marito, i figli, guardava me e diceva: «Solo se non scapperete lei non avrà paura, solo se rimarrete lì lei non si sentirà sola ...».

Lui ci indica il modo, ma gli artefici del miracolo siamo noi. Noi con Lui. I miracoli bisogna desiderarli, ma soprattutto dobbiamo avere voglia di realizzarli: noi con Lui, o meglio, Tu con noi. Noi preghiamo, ma forse ancora di più Lui prega: e forse prega così: «Speriamo che smettano di delegarmi, speriamo che capiscano che sono un loro alleato... Ah quanto vorrei fare delle cose belle con loro.... 
A proposito Giacomo, cosa hai chiesto? Alto o grande?».

Il Signore ci ascolta sempre,
bisogna stare attenti a cosa gli si chiede!


                                                                     Giacomo Poretti



dal sito: 
www.biblia.org

si veda il video in: 
www.youtube.com/watch?v=IhAt3dFgEKY

mercoledì 2 febbraio 2022

AMARE, ADESSO!

 

"Lavorando nel negozio di fiori di mia zia Elena durante gli anni dell'adolescenza,
appresi molte lezioni cristiane. Una delle più profonde fu un suo sermone molto conciso:

"Dona i tuoi fiori ai vivi" Voleva dirmi di non attendere a mostrare il mio amore per gli altri a dopo la loro morte. 


Continuò la sua spiegazione: 
"Ho speso buona parte della mia vita a predisporre di bei fiori per aiutare le persone a mostrare il loro amore a qualcuno che è morto. 
Immagina quanto quei fiori avrebbero significato mentre era ancora vivo.

Dona i tuoi fiori a chi vive


Jill M. Clawson (Pennsylvania)

La meditazione completa in: Il Cenacolo, Anno LVII, N.4, luglio-agosto 2008, 56.

Traduzione dall'inglese di Valdo Benecchi.