giovedì 31 agosto 2023

Seguire Gesù un percorso da ricevere e da immaginare

 DOMENICA 3 SETTEMBRE

14a DOPO PENTECOSTE

Bibbia versione Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,21-27

(passi paralleli: Mc 8,31-9,1; Lc 9,22-27; Lc 14,25-27)


Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà. Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà l'uomo in cambio dell'anima sua? Perché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo l'opera sua.


la Lumière

Per poter davvero seguire le tracce di Gesù


                                    Annibale Carracci Domine, quo vadis? Signore, dove vai? 

        (1601-1602)     olio su tavola    77,4x56,3cm   National Gallery - Londra


Briciole di Fede

per una fede non in briciole


Seguire Gesù un percorso 

da ricevere e da immaginare

                                        Meditazione  di Maurizio Abbà


Seguire Gesù

ma dove? Dove va Gesù?

Un percorso di discepolato di donne e uomini,

da ricevere e da immaginare.

Da ricevere: 

un dono, di cui a volte, sbagliando, vorremmo farne a meno.

Nel dipinto di Annibale Carracci, 

l'apostolo Pietro, vuole scansarsi, e noi, a volte, purtroppo con lui.


Camminare invece con Gesù senza voler strafare da parte nostra.

Dietro alla Sua croce, 

vade retro! Rettamente inteso, nel cammino di discepolato non è umiliante, 

ma è la giusta collocazione per il fare e per lo studio,

ed è l'unico modo per poter seguire davvero le tracce di Gesù.


Da immaginare: 

un pizzico di fantasia aiuta a costruire, 

a costruire relazioni libere e liberate,

immaginazione e fantasia sono decisive, 

come e più di una mera obbedienza, 

nell'aiutare a ricevere il dono del discepolato.

Fantasia non di onnipotenza, non ci compete,

ma di amore,

un pizzico di fantasia aiuta.







venerdì 25 agosto 2023

Il carattere della Fede

 

DOMENICA 27 AGOSTO

13a DOPO PENTECOSTE


Bibbia versione Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-20

(passi paralleli: Mc 8,27-30; Lc 9,18-21)

Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?» Essi risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Gesù, replicando, disse: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai suoi discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.


la Lumière

La domanda delle domande

Il carattere della Fede

Fede non arrogante ma fiera, non ostentata ma testimoniata

 

Ambrogio Buonvicino
Cristo consegna le chiavi a San Pietro
(1612 circa - 1615 circa)
marmo
Basilica di San Pietro in Vaticano
- sopra il portone principale -


Briciole di Fede

per una fede non in briciole


Il carattere della Fede

                                                    Meditazione di Maurizio Abbà


Gesù domanda, 

chiede: "E voi, chi dite che io sia?",

la nostra risposta determinerà la qualità della nostra fede,

ogni giorno si riproporranno diverse ed uguali

sia la domanda sia la risposta.


"tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa", Mt 16,18,

com'è noto il papato, addolcito in 'esercizio del ministero petrino', 

cercando di renderlo ecumenicamente digeribile, 

si basa soprattutto su questo piedistallo biblico.

Gesù dice: "io ti darò le chiavi",  

(qui non esistono passi paralleli negli altri testi del Nuovo Testamento),

la promessa delle chiavi del Regno dei cieli,

questa è la promessa, 

- ma Pietro se le meritava? (Basti pensare a: Mt 16,23; 26,34 e 26,69-75).

La sua incompiutezza, per così dire, è quella di ogni persona discepola di Gesù,

e quindi è anche la nostra.


La promessa delle chiavi per fare che?

Per legare e per sciogliere: Mt 18,18, 

ecco la promessa di una pratica ora estesa a tutta la Comunità credente 

non solo ad un singolo.


Le confessioni cristiane si sono attorcigliate, 

e non hanno smesso,

attorno alla legittimazione o delegittimazione

dell'istituto del papato sulla base di questo versetto.

Si sono legate e, ad oggi, purtroppo non si sono ancora sciolte.


Il rischio è che si perde molto altro.

Promessa di chiavi per aprire il nostro cuore, 

per capire e superare le ombre 

che appiccicate a noi oscurano il nostro cammino anche di giorno.


La fede verace ha carattere: 

una fede non arrogante ma fiera, non ostentata ma testimoniata, 

seppur nella sua inevitabile fragilità,

è la chiave per non rendere incandescente il mondo delle religioni 

e quindi il mondo tutto,

ma per infiammare i cuori d'amore.


Primo passo concreto per tutte le generazioni: educazione ai sentimenti ed alle emozioni.

C'è tanto da fare. 

Ma proprio tanto.






giovedì 24 agosto 2023

Il "Tu sei Pietro" pietra di base o pietra d'inciampo?

Matteo 16,18:  "tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa"

...Tu sei Pietro...

riflessioni di Vittorio Subilia (1911-1988) pastore e teologo valdese 

Nessuna interpretazione elaborata dalle tre grandi tradizioni confessionali dà l’impressione di essere confacente ai dati del testo.

Non l’interpretazione cattolica: comunque s’interpreti l’espressione riportata dall’Evangelo di Matteo non è né evidente né sicuro che essa contenga l’idea di primato, l’idea di governo, l’idea di magistero, il concetto di trasmissione ai successori di questo primato, di questo governo, di questo magistero, il concetto di vicario di Cristo come garanzia dell’unità della chiesa, che pure costituiscono i cardini della interpretazione cattolica. Questi motivi non solo mancano in forma esplicita del testo, ma sono in gran parte contrastanti con l’ispirazione centrale del messaggio neotestamentario.

Non l’interpretazione ortodossa: sulla base della promessa «Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine dell’età presente» (Mt 28:20) gli ortodossi escludono ogni idea di vicariato: attenendosi all’insegnamento di Gesù sullo spirito di servizio che contrasta ogni spirito di dominio (Mt. 20:20-28), sostituiscono il principio del potere col principio della comunione, il principio del primato col principio dell’amore, ma propongono come spiegazione della «pietra» il potere di celebrare l’eucaristia. Pietro è «il primo Vescovo celebrante la prima mensa del Signore e in questo senso è pietra, fondamento che durerà sino alla Parousìa; senza questa “pietra” perpetuata – potere di celebrare l’eucarestia – la chiesa non esiste». Non è dato vedere quale vantaggio di maggiore aderenza interpretativa provenga dal rifiutare la chiave giuridica del potere per adottare la chiave sacramentale della celebrazione eucaristica.

Non l’interpretazione protestante: ricollegandosi a una ricca tradizione dell’antica esegesi patristica e particolarmente a certi classici testi agostiniani, i Riformato hanno spiegato il passo nel senso che la chiesa è fondata su Cristo e sulla confessione della fede in lui. Questa spiegazione sembra supporre che il problema specifico posto da Mt. 16:18 non sussista e che il passo non sia altro che una variante di Ef. 2:20 dove è detto che la chiesa è edificata «sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare». Tutte le interpretazioni protestanti successive ricalcano lo schema della identificazione della pietra con Cristo, rifiutando l’identificazione della pietra con Pietro, oppure indicando la pietra nella fede in Cristo di Pietro o nel ministero apostolico di Pietro, come primo testimone di Cristo. L’aderenza di questa interpretazione alla linea centrale del messaggio biblico è fuori discussione

[...]

Ma si può oggettivamente sostenere che questa interpretazione chiarisca il rapporto tra il «Tu sei Pietro» e il senso cristologico attribuito a «questa pietra»? Si può davvero concludere che la frase di Gesù non si riferisca a una persona singola, ma alla chiesa edificata sulla pietra Cristo? Ma allora come si spiega la presenza dell’inciso, quale significato e quale funzione si deve attribuire a quel «Tu sei Pietro», che, se si esclude l’assonanza di forma e di

contenuto, appare come un elemento estraneo e privo di connessione con la proposizione che ne dovrebbe dipendere: «su questa pietra?» Si prova l’imbarazzata sensazione di qualche cosa di forzato, come se le regole sintattiche e la logica concettuale non fossero salvaguardate. Il fatto che Pietro sia il primo di una serie di testimoni della risurrezione (I Cor. 15:5), il primo di una serie di confessori di Cristo, quindi la prima in ordine di tempo delle pietre dell’edificio comunitario fondato sulla pietra vivente di Cristo (I Pie. 2:4-5), è abbastanza risolutivo per stabilire un legame logico fra le due espressioni e per sciogliere la difficoltà?

Si rimane con la sensazione che le tre Confessioni proiettino a guisa di simbolo nella contestata parola della pietra le loro caratteristiche specifiche:

l’autorità e la disciplina,

la mistica sacramentale e comunitaria,

il principio solus Christussola fide.

Ma nessuna delle loro interpretazioni offre elementi tale da risultare senza riserve convincente.


tratto da:

- Vittorio Subilia, “Tu sei Pietro” L’enigma del fondamento evangelico del papato

Claudiana Editrice, Torino, 1978, 5-7.

mercoledì 23 agosto 2023

La notte di San Bartolomeo

 

François Dubois 
Il massacro di San Bartolomeo (tra il 1572 e il 1584 circa)
olio su tavola 93,5x151,4 cm
Musée cantonal des Beaux-Arts – Losanna

François Dubois (Amiens 1529 – Losanna 1584) pittore francese 
famoso per aver ritratto il Massacre de la Saint Barthélémy Dubois, 
ugonotto, si rifugiò, dopo il massacro, in Svizzera.


La Storia e purtroppo anche la Storia del Cristianesimo e delle Chiese non fa eccezione, 

anzi, è lì puntualmente nel sbriciolare la fede.

Nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572 

(quell’anno era la notte tra mercoledì e giovedì) 

a Parigi fu perpetrata la strage della notte di San Bartolomeo. 

Massacro perpetrato dai cattolici contro gli ugonotti (protestanti),

a Parigi e poi in altre zone della Francia.


Nel massacro della notte di San Bartolomeo 

furono uccisi anche gli studenti stranieri e i librai in quanto considerati tutti... protestanti! 

L’odio verso la diversità e la circolazione della cultura è una costante del Potere 

anche del Potere religioso purtroppo.


La Storia è necessaria per fare Memoria, per non dimenticare. 

Tutto questo non per buttare sale sulle ferite e farle bruciare ancora di più, 

al contrario, 

perché non accadano più simili tragedie.



giovedì 17 agosto 2023

Briciole di Fede

 

DOMENICA 20 AGOSTO 

- 12a DOPO PENTECOSTE

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 15,21-28

Bibbia versione Nuova Riveduta

passo parallelo: Marco 7,24-30; si confronti con Genesi 32,24-29; Salmi 123,2

Partito di là, Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio». Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele». Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!» Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita.


la Lumière

 per i confini e per la fede gli uomini si sono uccisi, ancora oggi uccidono, 

fede oltre confine, per il dialogo dalle 'briciole' a disposizione

Qui una preghiera di richiesta tosta in-Credibilmente esaudita!


Pieter Lastman
Cristo e la donna cananea
(1617)
Rijksmuseum - Amsterdam


Briciole di Fede

                                            Meditazione di Maurizio Abbà


Una forma di comunicazione a partire dalle briciole di dialogo che si riescono a rintracciare.

La donna cananea (sirofenicia come citata da Mc) si sente dare del ‘cane’? 

- Allora questa donna, questa madre vuol mordere la vita, per la salute di sua figlia, 

sfodera la fedele e mansueta tenacia di una fede scoccata che sa esprimere 

una Confessione di Fede: 

“Signore, Figlio di Davide”.


La fede verace è tenace, parlante, spaziosa, dialogante, umile, e non è ansiosa. 

La fede può e deve trovare i modi dell’essere premurosa ma non ansiosa.

L’ansia, come la paura, è cattiva consigliera.

L’ansia non solo non supera le barriere ma le fa sorgere e le innalza a dismisura.

"Perché una donna ha una figlia diversa se lei stessa è priva di ansia" (Eugen Drewermann).


Una fede che sconfina, Gesù ha valicato i confini d’Israele.

Una fede che riesce a far cambiare idea a Dio,
 
l’insistenza della preghiera di una donna supera i confini della rassegnazione 

ed ottiene, non per sé, ma per la figlia.



Dal v.28 «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi» 


I biblisti ci dicono come questa affermazione ricordi molto una delle richieste 
de il Padre nostro
«Sia fatta la tua volontà»!

Una donna che lotta con tenacia e con umiltà,
con tenacia come Giacobbe con l'Angelo, Genesi 32,24-29;
con umiltà in attesa della pietà di Dio Salmi 123,2.


La forza delle fede ora sommessa ora gridata è attiva, 
bisogna saperla suscitare senza rassegnazione, saperla ac-cogliere.

La storia delle avventure di fede operosa continua in Matteo 15,29-30 
con altre guarigioni da parte di Gesù,

e in Matteo 15,32-39 con un altro racconto di moltiplicazione (condivisione!) dei pani,

le briciole sono ri(diventate) pani per moltitudini.

Queste considerazioni sono briciole sotto il tavolo della vita,

se saranno soltanto briciole di terra si vedrà, 

qualche volta forse saranno briciole di fede

dal Cielo che ci arrivano per cambiare la nostra Terra.





mercoledì 16 agosto 2023

Sognare di canzoni e di libri


Nella canzone di Vasco Rossi Ho fatto Un Sogno risulta evidente il desiderio di una vita e di un’arte libera da condizionamenti altamente oppressivi, una canzone per vegliare, per non essere plasmati e schiacciati dal pensiero unico. 

Da un’altra prospettiva ma per certi tratti pendant con la canzone di Vasco 
ecco la canzone di Luciano Ligabue: Sono sempre i sogni a dare forma al mondo di una realtà con le sue fragilità e nell’unicità esclusiva, dell’amore, della tua individualità, “So che nessuna è come te”, nella convinzione che “sono sempre i sogni a fare la realtà”. 

Prospettive per ricominciare per un cambiamento che non sia vittima della rassegnazione. 
Con le parole di uno scritto di Gabriella Caramore che utilizzando un'altra lente interpretativa:

«Vorrei proporre un paradosso accostando due termini apparentemente antitetici: sogno e realtà.
Il paradosso è che il realismo – l’adesione esasperata al reale – spesso non produce realtà. La frena, la immiserisce. Il sogno, all’opposto, può generarla, nutrirla, farla crescere. È il sogno che genera mondi. Non il principio di realtà, che è principio di conservazione. Tutto ciò che esiste nella vita di uomini e donne – tutto ciò che esiste di significativo – è frutto di desiderio, di sogno, di oltrepassamento. Non di “realismo”. Il “pensiero dominante” nell’Occidente contemporaneo – o per lo meno un indirizzo molto diffuso nel pensiero cosiddetto “globale” – ha preteso di relegare il sogno nelle ombre dell’effimero, dell’illusorio, dell’insignificante. Ma in questo modo si è cessato di produrre visioni, di ascoltare profezie, di costruire realtà.» 
(Gabriella Caramore, Il sogno è potenza di realtà 
(collana Uguali_Diversi), Aliberti editore, Roma, 2010, 13-14.


Effettivamente di solito l’insegnamento offerto è quello del Vegliare, ricordato a suon di musica, si pensi a:
Veglia al mattin, la sera veglia ancor, di Jean Sibelius, riportato anche nell’Innario Cristiano (Inno 339), editrice Claudiana.

La sentinella citata in Isaia 21,11 cui è richiesto, per due volte, “Sentinella, a che punto è la notte?”,
e nella storia dell’azione e del pensiero evangelico, i periodi de
‘Il Risveglio’, quanto avvenuto nelle colonie americane con il primo e con il secondo Great Awakening (1730-1740 e 1800 circa), il Grande Risveglio, potenza di predicazione, grande fervore, però molte contraddizioni sociali che permanevano (la schiavitù, ma non solo).

Ma il sogno … come non pensare a 
“Ho un sogno” I have a dream del pastore battista Martin Luther King Jr. pronunciato il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington nell’ambito delle lotte per i diritti civili degli afroamericani e per i diritti di tutti. Un sogno spezzato dall’uccisione del pastore battista e poi violentemente tante altre volte, un sogno che attende ancora oggi, sessant’anni dopo, che i frammenti siano ricomposti.

Di Giampiero Comolli, è il libro  
Bibbia e sogno Sonno e mondo onirico tra Antico e Nuovo Testamento 
libro che consiglio, una introduzione alla teologia biblica sotto lo sguardo della visione, del sogno, del dormire nei testi biblici del Primo e del Secondo Testamento (Antico e Nuovo).

“Esiste una sapienza biblica del buon dormire, una via biblica del coricarsi in pace, disponendosi a ricevere sogni di vita. Insegnamento tanto più prezioso in un’epoca come la nostra, in cui facilmente si dorme troppo poco e anche male, spesso agitati dall’ansia, spesso acquietati soltanto da un sonnifero potente. Mentre nelle Scritture troviamo parole che la sera ci aiutano a chiudere sereni gli occhi, per riaprirli di nuovo sereni al mattino. Purtroppo si tratta però di parole il più delle volte trascurate, non ben conosciute e ancor meno meditate. Occorrerebbe allora andarle a cercare con attenta calma, sia nell’Antico Testamento, sia nel Nuovo Testamento. E forse ne vale davvero la pena. Perché una volta disposte finalmente l’una accanto all’altra, tali parole ci dischiuderanno un mondo nuovo: la meraviglia inattesa del sonno pacificato e luminoso, dei sogni così rigeneranti e speranzosi e consolanti, da farci supporre che siano stati inviati a noi dallo Spirito stesso del Signore.”
(Comolli, 5).

Genesi 28,12-15 “Fece un sogno” sarebbe di Giacobbe il primo sogno nella Bibbia
Visioni che diventano sogni, 
dal primo sogno raccontato nella Bibbia, secondo Comolli:
Genesi 28,12-15: il celebre sogno di Giacobbe, è il celebre passo della scala di Dio.  
“È il primo sogno in assoluto che incontriamo nella Bibbia, ed è forse il più bello, il più inatteso, il più consolante”, (Comolli, 37).
(Ma: Genesi 20,3-7 “Dio venne di notte, in un sogno, ad Abimelec”,
sogno liberatore per Sara, sogno che, infatti, si sostituisce alla mancanza di coraggio di Abramo che aveva lasciato la moglie-sorella Sara (Genesi 20,12) alle brame di Abimelec).

Genesi 37,5-11 dove i sogni di Giuseppe complicano il suo presente ma delineano il futuro. E tanto altro, l’umanità dei protagonisti biblici è nella luce di un itinerario illuminato e così i nostri sogni ed i nostri risvegli. 
Fino a: 

“Si chiarisce così l’importanza cruciale del grande tema del sonno nel mondo biblico. Il sonno non è semplicemente uno straordinario, irrinunciabile atto fisiologico, che Dio ci dona per permetterci di riposare. E non è nemmeno soltanto un mezzo possibile di rivelazione della volontà di Dio, che ci si può manifestare in sogno. È anche – per le Scritture – dimostrazione della volontà salvifica di Dio, che non vuole mai la morte, che si oppone alla morte, che preserva dentro la nostra morte stessa la scintilla della vita, 
(Comolli, 163).

Solo per citare alcuni tratti di un itinerario nel mondo onirico della Bibbia che prosegue...

Comolli con la sua scrittura semplice e ricercata, al contempo, porge a chi legge contenuti di riflessione di spessore; come in tutti i suoi libri è un piacere leggerlo, suscita scintille di pensiero di placida e vitale energia prorompente:

- William Shakespeare con il personaggio Prospero che ci rammenta: “Noi siamo tessuti con la stessa trama dei sogni ed è la piccoletta vita nostra dal sonno circondata!”, La Tempesta, (Atto IV, scena unica).

- E con la canzone de i Negrita Ho imparato a sognare 
(successivamente reinterpretata da Fiorella Mannoia) possiamo dire anche:

"C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò"

                                                                                                       Maurizio Abbà 


                                                           in copertina:
                                                           Giotto
                                                          Sogno di Gioacchino -particolare-
                                                          (1303-1305 circa)
                                                           Cappella degli Scrovegni - Padova

                                                           copertina a cura di Vanessa Cucco 

titolo          Bibbia e sogno

sottotitolo        Sonno e mondo onirico tra Antico e Nuovo Testamento

Autore          Giampiero Comolli

Argomento Spiritualità

Collana         Spiritualità, 35

Editore         Claudiana

Pagine         168

www.claudiana.it


venerdì 11 agosto 2023

Superare le paure facendosi aiutare

 

DOMENICA 13 AGOSTO

    11a DOPO PENTECOSTE 

10a DOPO LA TRINITÀ

- DOMENICA DI ISRAELE -


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 14,22-33

Bibbia Nuova Riveduta

(da confrontare con i passi paralleli: Mc 6,45-52; Gv 6,15-21)

Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù. Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!»


la Lumière 

Venirsi incontro ... lo diciamo tante volte, dobbiamo realizzarlo.

Gesù non vuole sudditi né tra i suoi discepoli né tra la folla che lo ascolta e lo segue.

ma vuole discepole e discepoli liberi e liberate. 

Il tutto nel quadro della preghiera concreta



                                 Pietro Paolo Bonzi detto il Gobbo dei Carracci (attribuito a)

Gesù che cammina sulle acque (e salva Pietro)

(inizio del secolo XVII)

pittura olio su rame collezione 

Galleria Borghese - Roma

(per ingrandire cliccare sui dipinti)


Briciole di Fede

per una fede non in briciole


Superare le paure facendosi aiutare

                                                                            Meditazione di Maurizio Abbà

Commentario Omiletico


Al v. 22 Gesù obbligò (‘costrinse’ è altra traduzione possibile, che ha comunque lo stesso significato).

Obbligare, costringere, non è bello, in materia religiosa poi sa di qualcosa di ancor più forzato, sgradevole.

Ma...

qui Gesù sta aiutando ad evitare un pericolo, a scampare ad un grande pericolo: quello del potere che si ammanta di vernice religiosa.

Qui vi è la tentazione del potere che potrebbe attanagliare il compito di Gesù per il Regno di Dio ed egli sa che soprattutto molti dei suoi discepoli (forse tutti?) sono sensibili a questo tipo di attrazione nefasta.

Dopo il racconto della condivisione dei pani narrato da Giovanni 6,15, Gesù sa che deve fuggire dagli ‘effetti collaterali’ dei suoi segni. Il segno è quello sommesso ma comunque notevole della condivisione di cinque pani d’orzo e due pezzi di companatico che sfamano diverse migliaia di persone inevitabilmente le folle esaltano Gesù e Gesù si preoccupa di questo, e si raccoglie in preghiera.

Confrontare con:

"Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, 

si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo." Giovanni 6,15.


v. 23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Gesù non imbonisce la folla, la congeda. Gesù non vuole sudditi né tra i suoi discepoli né tra la folla che lo ascolta e lo segue. 

Il discepolato non è sudditanza ma è adesione al cammino, è la sequela, è la successione apostolica delle discepole e dei discepoli di Gesù. 

La preghiera è metodologia e prassi costante.

La sua concretezza è la differenza decisiva nella vita quotidiana.


 v. 24 Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. 


L’imbarcazione 

è ormai lontana dalla terraferma di molti stadi (lo ‘stadio’ come unità di misura equivaleva a poco meno di 200 metri e che il lago di Gennesaret è largo al massimo 7 kilometri, s’ipotizza che siamo a circa due km dalla riva).

(Il lago di Gennesaret è detto anche lago di Tiberiade o lago di Galilea o, impropriamente, mar di Galilea).


Amédée Varint  
Christ marchant sur la mer
(XIX secolo)
pittura  43 x 89,4 cm


v. 25 Gesù arriva alla quarta vigilia della notte (nel computo dell’epoca: nella fascia oraria dalle ore 3 all’alba). Siamo in piena notte, nel cuore della notte eppure siamo già protesi verso il chiarore, l’aurora non è poi così lontana e quindi sarà ancora una volta l’alba, occorre solo un po’ di pazienza.

Assolutamente da evidenziare questo arrivo quando il buio sembra prevalere per sempre e invece sta gradatamente ma inesorabilmente per dissolversi!


v. 26 E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. 


Che dire? Vedere Gesù, non riconoscerlo, averne paura e gridare dalla paura, e tutto questo da parte dei suoi discepoli più stretti: gli apostoli.

C’è poco da prenderli in giro, c'è da imparare. 

- Cosa possiamo imparare?

Innanzitutto, che la paura va governata, dominata. La paura ci tiene svegli, tiene desta l’attenzione, non è del tutto negativa. Qui s’impone il ri-conoscimento di Gesù come Maestro anzi di più come il SIGNORE.

I discepoli non lo riconoscono come SIGNORE ma come un Fantasma!

Fare i conti con i fantasmi dei nostri traumi, delle nostre paure, non è facile. Ma è possibile.

Più complicato è quando accade di scambiare clamorosamente le possibilità di salvezza (incontrare il SIGNORE appunto), come se fosse invece il fantasma di un pericolo. 

Si rischia di non vedere la realtà per le buone possibilità di relazioni e d’incontri che offre.

v.27 Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 

Non aver paura. Fede e paura s’incontrano non di rado.

Non è grave aver paura nella fede, la fede invita a fare scelte a volte improvvise, e, appunto, coraggiose.

Preoccupa molto di più la fede nella paura, questo accade quando si ritiene che la paura avrà il sopravvento, quando non la si riesce a dominare, quando la paura ha l’ultima parola, allora si sprofonda. Ma non è detto che debba andare così.


v.28 Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua». 

Il “Se sei tu” indirizza già in maniera storta il percorso, qui davvero deve valere il: “Lieta certezza: son di Gesù” ! - Sono le parole inaugurali dell’Inno 311 dell’Innario Cristiano, musica e testo di Mrs. Joseph F. Knapp (1839-1908). “Il mio pilota è sempre il Cristo...”. 

Ma il Se sei tu caratterizza le nostre fragilità non solo quella di Pietro.


v.29 Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù. 

Gesù ci chiama, non ci esclude, c’incontra, siamo noi che non siamo come dire ‘attrezzati’ ad incontrarlo.


v.30 Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» 

Attenzione: il testo greco non ha 'affondare' ma: ‘sprofondare’,

certo i termini possono essere alternati come sinonimi, 

ma lo sprofondare ha un senso più ampio, 

anche riferito alle cadute rovinose sulla terraferma nella vita di tutti i giorni.

v.31 Subito Gesù, stesa la mano, 

è la mano di com-unione, è rivolta a tutti, l'apostolo Paolo ne parlerà nella Lettera ai Galati, 2,9!


lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Avere l’umiltà di accogliere l’aiuto che ci è offerto, pur nei nostri tentennamenti e dubbi;

v.32 il vento si calmò (cessò) ritrovare la serenità quando si è con Gesù.

v.33  Veramente...

che bello questo Veramente!



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DOMENICA DI ISRAELE

specificazione: le Chiese evangeliche in Germania denominano così  la decima domenica dopo la Trinità. 

Prima della II Guerra Mondiale, si chiamava Memoriale della distruzione del Tempio (spesso questa domenica cade vicina a Tisha beAv) ed era utilizzata con compiti missionari verso Israele. 

Dopo la Shoah e in particolare dagli anni '70 è in cambiamento la sensibilità cristiana al riguardo, è stata ridenominata: Domenica di Israele ed è dedicata alla riflessione teologica sul rapporto con Israele e l’Ebraismo. 

In alcune chiese cristiane c'è la scelta del colore viola come colore liturgico, per indicare il pentimento.

(Ringrazio per le delucidazioni storico-teologiche 

il professore Daniele Garrone docente di Antico Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma).


Tisha beAv (o 9 di Av) è un giorno caratterizzato dal lutto e dal digiuno nel calendario luni-solare seguito dall'ebraismo. Può essere in luglio o in agosto. Il suo nome significa il nono giorno Tisha del mese giudaico di Av

Tisha beAv Giorno di Memoria di fatti tragici in cui gli Ebrei sono stati vittime, nell'arco della Storia, tra cui:

distruzione del Primo Tempio da parte delle truppe di Nabucodonosor II 

(586 a.e.v.) 


distruzione del Secondo Tempio da parte delle truppe di Tito (70)

sconfitta degli insorti guidati da Bar Kochba (135)

distruzione di Gerusalemme (136) e inizio della diaspora ebraica

l'espulsione degli ebrei: 

dall'Inghilterra (1290)

dalla Spagna (1492)

dal Portogallo (1497)

dalla Lombardia (1565).

La deportazione degli ebrei nei lager nazisti: è la Shoah in Europa (1935-1945).

mercoledì 9 agosto 2023

Inno Confessione di Fede

 

Un inno che è preghiera e confessione di fede

Mi prendi per la mano, Signor Gesù   


1.Mi prendi per la mano, Signor Gesù; col tuo poter sovrano, mi guida Tu. 

Conduci i passi miei nel buon sentier: la vera luce sei, l’eterno Ver.


2. Nell’ansia e nel dolore io guardo a Te, e dal tuo santo amore mi vien mercé. 

A Te m’affido solo, o Salvator, e trovo nel mio duolo sollievo ognor.


3. S’addensi la bufera sul mio cammin, sia pur la notte nera: Tu sei vicin.  

Con Te non ho timore: mi guidi Tu; avvinci questo core a Te Gesù!


Mi prendi per la mano, Signor Gesù


musica di Silcher - testo di M. Deisenseer, 

Inno 272 dell’Innario Cristiano, Editrice Claudiana, Torino, 2000.



Philipp Friedrich Silcher (1789-1860) compositore tedesco
ritratto con la sua sposa Louise

fonte: Wikipedia

martedì 8 agosto 2023

Leggere la Bibbia in tempi di crisi

 


in copertina:

Lorenzo Ghiberti e collaboratori 

Gesù cammina sulle acque e salva Pietro

(1403-1424)

bronzo dorato

Porta nord del battistero di Firenze (particolare)

Museo dell’opera del Duomo - Firenze

una copia nel battistero di Firenze


Copertina a cura di Vanessa Cucco

www.claudiana.it

giovedì 3 agosto 2023

Estetica della Fede

 

DOMENICA 6 AGOSTO

10a DOPO PENTECOSTE


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9

(passi paralleli: Mc 9,2-13; Lc 9,28-36; si veda anche: II Pietro 1,16-18; Ap 1,12-18)

Bibbia Versione Nuova Riveduta


Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, 

e li condusse sopra un alto monte, in disparte. 

E fu trasfigurato davanti a loro; 

la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce. 

E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui. 

E Pietro prese a dire a Gesù: 

«Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; 

una per te, una per Mosè e una per Elia». 

Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, 

ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: 

«Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo». 

I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. 

Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete». 

Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.

Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest'ordine: 

«Non parlate a nessuno di questa visione, 

finché il Figlio dell'uomo sia risuscitato dai morti».



la Lumière

Le tende sono provvisorie seppur utili ma poi diventano anguste.

La Bellezza dell'Ascolto che diventa Musica

La Risurrezione davanti a noi



Giovanni Bellini

La Trasfigurazione di Cristo

(1478-1479 circa)

olio su tavola    116x154 cm

Museo nazionale di Capodimonte - Napoli



Briciole di Fede

per una fede non in briciole


Estetica della Fede

                                         Meditazione di Maurizio Abbà


Cambiare, si può?

Questo racconto ci parla di Trasfigurazione.

Non è solo cambiare tanto per ...

Si tratta di una trasfigurazione, 

il termine greco è un pochettino aspro: (Gesù) fu metamorfizzato (solo qui in Mt).

Si tratta di un cambiamento profondo, radicale.


La Bellezza quella vera interiore che risplende all'esterno (non un ritocco).
Non è un maquillage

La Bellezza nella dimensione della Preghiera che ti rinvia ad una ricerca interiore, 

di cambiamento profondo, di trasformazione, 

una trasfigurazione evangelicamente intesa.


CONFRONTO SINOTTICO

In Matteo e Luca il volto di Gesù cambia, 

in Marco questo particolare non è citato.

Effettivamente questo c’insegna che: il volto di Gesù può cambiare. 

Invito nella fede a non restare fissati ad uno schema rigido, 

impostato una volta per tutte; 

la fede ha una sua elasticità in quanto bella perché misericordiosa.

Nel confronto sinottico si può notare che Marco 

non porge neppure un cenno ad un cambiamento del volto di Gesù, 

questo, didatticamente, vuol dire che il volto di Gesù 

è da ricercare nella preghiera che ti rinvia al volto dell’altro. 


Notiamo che non c’è indicazione in alcun brano neotestamentario, 

dell’ubicazione esatta del monte della Trasfigurazione

(Tabor appartiene al racconto della tradizione ma non è fondato sulle Scritture). 


Importante è l'ancoraggio al Primo Testamento: 

simboleggiato dalle figure di Mosè ed Elia.

Questo racconto esorta anche a riscoprire 

il senso di una estetica della fede non fine a se stessa, 

una bellezza etica; 

- in Genesi 1, nel primo racconto che ci è narrato della creazione 

ricorre più volte il termine tôb dal significato di 'bella e buona' ,

(altra grafia possibile è tôv

TOB è anche l'acronimo di Traduction Oecuménique de la Bible).


LA BELLEZZA DELL'ASCOLTO

La bellezza è anche nell’ascoltare, 

quando non è solo un mero sentire, 

ma un ascolto che è sensibilità, empatia, 

per poter vedere soprattutto con gli occhi del cuore. 

Un cuore che cerca di lasciarsi trasformare e con esso la mente, 

un cambiamento di mentalità evangelicamente inteso che può sorprendere 

e che può lietamente sorprenderci seppur in una ricerca che conosce dapprima le salite, 

poi (forse) tende da campo, certamente provvisorie, 

seppur utili ma che diventano anguste, 

l'orizzonte della Bellezza, infatti, non può essere rinchiuso

dentro un perimetro, fosse anche un perimetro religioso!

La Bellezza dell'Ascolto diventa Musica le cui note ci raggiungono

e ci tirano su quando stiamo sprofondando.


CAMMINO IN DISCESA SENZA PAURE E NON DA SOLI

Quindi discese doverose ma non troppo frettolose,

per una trasformazione della realtà soprattutto dentro e fuori di noi.

Una realtà risuscitata davanti a noi.

Il tutto vincendo le paure 

e mai da soli. 



La versione della Bibbia interconfessionale TOB ricorda i passi di 

trasfigurazione spirituale: 


- Romani 12,2 

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.


- II Corinzi 3,18

E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito.