venerdì 11 agosto 2023

Superare le paure facendosi aiutare

 

DOMENICA 13 AGOSTO

    11a DOPO PENTECOSTE 

10a DOPO LA TRINITÀ

- DOMENICA DI ISRAELE -


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 14,22-33

Bibbia Nuova Riveduta

(da confrontare con i passi paralleli: Mc 6,45-52; Gv 6,15-21)

Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù. Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!»


la Lumière 

Venirsi incontro ... lo diciamo tante volte, dobbiamo realizzarlo.

Gesù non vuole sudditi né tra i suoi discepoli né tra la folla che lo ascolta e lo segue.

ma vuole discepole e discepoli liberi e liberate. 

Il tutto nel quadro della preghiera concreta



                                 Pietro Paolo Bonzi detto il Gobbo dei Carracci (attribuito a)

Gesù che cammina sulle acque (e salva Pietro)

(inizio del secolo XVII)

pittura olio su rame collezione 

Galleria Borghese - Roma

(per ingrandire cliccare sui dipinti)


Briciole di Fede

per una fede non in briciole


Superare le paure facendosi aiutare

                                                                            Meditazione di Maurizio Abbà

Commentario Omiletico


Al v. 22 Gesù obbligò (‘costrinse’ è altra traduzione possibile, che ha comunque lo stesso significato).

Obbligare, costringere, non è bello, in materia religiosa poi sa di qualcosa di ancor più forzato, sgradevole.

Ma...

qui Gesù sta aiutando ad evitare un pericolo, a scampare ad un grande pericolo: quello del potere che si ammanta di vernice religiosa.

Qui vi è la tentazione del potere che potrebbe attanagliare il compito di Gesù per il Regno di Dio ed egli sa che soprattutto molti dei suoi discepoli (forse tutti?) sono sensibili a questo tipo di attrazione nefasta.

Dopo il racconto della condivisione dei pani narrato da Giovanni 6,15, Gesù sa che deve fuggire dagli ‘effetti collaterali’ dei suoi segni. Il segno è quello sommesso ma comunque notevole della condivisione di cinque pani d’orzo e due pezzi di companatico che sfamano diverse migliaia di persone inevitabilmente le folle esaltano Gesù e Gesù si preoccupa di questo, e si raccoglie in preghiera.

Confrontare con:

"Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, 

si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo." Giovanni 6,15.


v. 23 Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo.

Gesù non imbonisce la folla, la congeda. Gesù non vuole sudditi né tra i suoi discepoli né tra la folla che lo ascolta e lo segue. 

Il discepolato non è sudditanza ma è adesione al cammino, è la sequela, è la successione apostolica delle discepole e dei discepoli di Gesù. 

La preghiera è metodologia e prassi costante.

La sua concretezza è la differenza decisiva nella vita quotidiana.


 v. 24 Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. 


L’imbarcazione 

è ormai lontana dalla terraferma di molti stadi (lo ‘stadio’ come unità di misura equivaleva a poco meno di 200 metri e che il lago di Gennesaret è largo al massimo 7 kilometri, s’ipotizza che siamo a circa due km dalla riva).

(Il lago di Gennesaret è detto anche lago di Tiberiade o lago di Galilea o, impropriamente, mar di Galilea).


Amédée Varint  
Christ marchant sur la mer
(XIX secolo)
pittura  43 x 89,4 cm


v. 25 Gesù arriva alla quarta vigilia della notte (nel computo dell’epoca: nella fascia oraria dalle ore 3 all’alba). Siamo in piena notte, nel cuore della notte eppure siamo già protesi verso il chiarore, l’aurora non è poi così lontana e quindi sarà ancora una volta l’alba, occorre solo un po’ di pazienza.

Assolutamente da evidenziare questo arrivo quando il buio sembra prevalere per sempre e invece sta gradatamente ma inesorabilmente per dissolversi!


v. 26 E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «È un fantasma!» E dalla paura gridarono. 


Che dire? Vedere Gesù, non riconoscerlo, averne paura e gridare dalla paura, e tutto questo da parte dei suoi discepoli più stretti: gli apostoli.

C’è poco da prenderli in giro, c'è da imparare. 

- Cosa possiamo imparare?

Innanzitutto, che la paura va governata, dominata. La paura ci tiene svegli, tiene desta l’attenzione, non è del tutto negativa. Qui s’impone il ri-conoscimento di Gesù come Maestro anzi di più come il SIGNORE.

I discepoli non lo riconoscono come SIGNORE ma come un Fantasma!

Fare i conti con i fantasmi dei nostri traumi, delle nostre paure, non è facile. Ma è possibile.

Più complicato è quando accade di scambiare clamorosamente le possibilità di salvezza (incontrare il SIGNORE appunto), come se fosse invece il fantasma di un pericolo. 

Si rischia di non vedere la realtà per le buone possibilità di relazioni e d’incontri che offre.

v.27 Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 

Non aver paura. Fede e paura s’incontrano non di rado.

Non è grave aver paura nella fede, la fede invita a fare scelte a volte improvvise, e, appunto, coraggiose.

Preoccupa molto di più la fede nella paura, questo accade quando si ritiene che la paura avrà il sopravvento, quando non la si riesce a dominare, quando la paura ha l’ultima parola, allora si sprofonda. Ma non è detto che debba andare così.


v.28 Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull'acqua». 

Il “Se sei tu” indirizza già in maniera storta il percorso, qui davvero deve valere il: “Lieta certezza: son di Gesù” ! - Sono le parole inaugurali dell’Inno 311 dell’Innario Cristiano, musica e testo di Mrs. Joseph F. Knapp (1839-1908). “Il mio pilota è sempre il Cristo...”. 

Ma il Se sei tu caratterizza le nostre fragilità non solo quella di Pietro.


v.29 Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull'acqua e andò verso Gesù. 

Gesù ci chiama, non ci esclude, c’incontra, siamo noi che non siamo come dire ‘attrezzati’ ad incontrarlo.


v.30 Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» 

Attenzione: il testo greco non ha 'affondare' ma: ‘sprofondare’,

certo i termini possono essere alternati come sinonimi, 

ma lo sprofondare ha un senso più ampio, 

anche riferito alle cadute rovinose sulla terraferma nella vita di tutti i giorni.

v.31 Subito Gesù, stesa la mano, 

è la mano di com-unione, è rivolta a tutti, l'apostolo Paolo ne parlerà nella Lettera ai Galati, 2,9!


lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Avere l’umiltà di accogliere l’aiuto che ci è offerto, pur nei nostri tentennamenti e dubbi;

v.32 il vento si calmò (cessò) ritrovare la serenità quando si è con Gesù.

v.33  Veramente...

che bello questo Veramente!



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DOMENICA DI ISRAELE

specificazione: le Chiese evangeliche in Germania denominano così  la decima domenica dopo la Trinità. 

Prima della II Guerra Mondiale, si chiamava Memoriale della distruzione del Tempio (spesso questa domenica cade vicina a Tisha beAv) ed era utilizzata con compiti missionari verso Israele. 

Dopo la Shoah e in particolare dagli anni '70 è in cambiamento la sensibilità cristiana al riguardo, è stata ridenominata: Domenica di Israele ed è dedicata alla riflessione teologica sul rapporto con Israele e l’Ebraismo. 

In alcune chiese cristiane c'è la scelta del colore viola come colore liturgico, per indicare il pentimento.

(Ringrazio per le delucidazioni storico-teologiche 

il professore Daniele Garrone docente di Antico Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma).


Tisha beAv (o 9 di Av) è un giorno caratterizzato dal lutto e dal digiuno nel calendario luni-solare seguito dall'ebraismo. Può essere in luglio o in agosto. Il suo nome significa il nono giorno Tisha del mese giudaico di Av

Tisha beAv Giorno di Memoria di fatti tragici in cui gli Ebrei sono stati vittime, nell'arco della Storia, tra cui:

distruzione del Primo Tempio da parte delle truppe di Nabucodonosor II 

(586 a.e.v.) 


distruzione del Secondo Tempio da parte delle truppe di Tito (70)

sconfitta degli insorti guidati da Bar Kochba (135)

distruzione di Gerusalemme (136) e inizio della diaspora ebraica

l'espulsione degli ebrei: 

dall'Inghilterra (1290)

dalla Spagna (1492)

dal Portogallo (1497)

dalla Lombardia (1565).

La deportazione degli ebrei nei lager nazisti: è la Shoah in Europa (1935-1945).