DOMENICA 19 MARZO
4a del TEMPO DI PASSIONE
- LAETARE Gioite con Gerusalemme! - Isaia 66,10
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 9,1-41
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Lo sguardo di Gesù
Meditazione di Maurizio Abbà
Gesù
Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita...
Gv 9,1
Nell'Anno Liturgico
Nella scansione liturgica Domenica scorsa - la terza del tempo di Passione -
era la Domenica denominata Oculi,
dove, con le parole tratte dal libro dei Salmi 25,15
si evidenziava che i nostri occhi sono sempre rivolti al Signore.
- La Domenica odierna - IV del tempo di Passione - è chiamata con le parole
tratta dal libro della scuola del profeta Isaia 66,10:
Laetare - Gioite con Gerusalemme!
In questa Domenica è lo sguardo del Signore Gesù Cristo a fare la differenza.
Di questo c'è bisogno.
Sguardo che ci raggiunge per fare Misericordia.
I biblisti c'insegnano che i miracoli sono atti materiali
di umile compassione e forte misericordia.
Soprattutto nel IV Evangelo i 'segni' vogliono essere maestri di vita
e non solo guarigioni eclatanti.
- La 'pericope' ossia la porzione 'ritagliata' di un testo più ampio
per la meditazione e la predicazione è, appunto, Gv 9,1-41.
In altri racconti di guarigione è Gesù ad essere cercato, chiamato,
inseguito, circondato,
qui è Gesù invece che trova un cieco dalla nascita.
La persona essendo non vedente dalla nascita
non s'intendeva di colori, non poteva sapere cosa fossero.
Per 'colori' intendeva forse altro nella sua mente,
la diversificazione cromatica di un oggetto gli sfuggiva.
A Gesù non sfuggiva invece che non vi è diversificazione
nell'accogliere le creature di Dio.
In questo testo non traspare gioia per una guarigione dai colori in-credibili,
avrebbe dovuto sorgere un festoso cambiamento 'climatico' nello stare insieme,
originato dalla gioia della convivialità (Gv 2,1-11!) in un crescendo festoso.
Invece regna il sospetto, c'è diffidenza,
c'è la paura, quindi ecco interrogatori, inquisizioni,
tutte cose di cui le chiese, nel corso dei secoli, si sono macchiate.
- Mentre chi porta la vita ed i suoi colori, come dire, non è ... ben visto ... .
I 'segni' sono fragili,
non possono imporre alcunché,
la fede non è matematica certezza,
la fede è poesia che si concretizza per chi vuole farsene attraversare.
La fede ha tutti i colori nella diversificazione delle loro sfumature.
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Avviso a chi pensa di 'vederci':
siamo riusciti, com'è noto, nei secoli, a stabilire purtroppo
delle gerarchie d'ingiustizie gravissime anche in base al colore della pelle.
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I modi e i tempi della cura
L'uomo di cui Gesù ha cura e premura
riceve una terapia che funziona solo se è Gesù a compierla direttamente,
Gesù spezza il legame peccato/malattia.
Sorprendentemente sputa in terra non come segno di rifiuto,
ma secerne salvezza (la saliva!) che spalma,
la salvezza è spalmata nella vita quotidiana feriale e festiva,
non è racchiusa tra quattro mura ecclesiastiche o di altro tipo,
ed ecco del fango salutare e creativo, (v.6) che apre gli occhi.
Siamo di nuovo nel campo dell'argilloso come Dio con Adamo (confronta con Genesi 2,7).
Gesù compie questa guarigione di Sabato,
insegnando che è sempre tempo di recare sollievo e vita nuova.
Così si manifesta la paternità e maternità di Dio nella Storia.
Gesù non porge l'elemosina di un brandello di vita,
ma dona la vita tutta intera,
e qui porge lo sguardo su di essa ad un mendicante.
Gesù anche lui era un mendicante affamato
come tutti,
affamato e assetato di spiritualità vera
e di considerazione di un amore che supera le barriere.
Vedere anche dopo
- Domenica Laetare
ai nostri giorni: ma Gerusalemme vuole davvero gioire?
in terra d'Israele: Ebrei e Palestinesi hanno desiderio di costruire qualcosa insieme?
Costruire per i loro figli, per i loro nipoti, un futuro di Pace,
e per farlo sono disposti
a cambiare ora il loro presente, a vedere con occhi nuovi gli altri e sé stessi?
Quale dopo lasceranno in eredità?
- E noi, eh sì, ci siamo anche noi, non possiamo tirarci fuori,
siamo disposti a superare gli antisemitismi sempre diffusi ora palesemente,
ora mimetizzati?
Antisemitismi devastanti per i veleni di razzismo che spargono.
- Le sculture medioevali raffiguranti
la Chiesa trionfante e la Sinagoga invece bendata
sono dei moniti di atteggiamenti tristemente ancora ben presenti
nella sensibilità contemporanea.
Quale dopo lasceremo in eredità?
Il passo evangelico di Gv insegna a saper vedere davvero oltre i pregiudizi.
Pregiudizi in cui un tradizionalismo, che si voleva religioso, relegava le persone.
Il ‘segno’ di Gesù è ancora una volta, come sempre, salutare e benefico,
si rivolge a noi, non come singoli in una massa indistinta,
ma si rivolge a te come persona luminosamente unica.
E ti chiede di aprire gli occhi sulla Via (Gv 14,6 e At 9,2;19,9;19,23;22,4;24,14),
che possiamo percorrere insieme di crescita nella fede:
v. 11 Quell'uomo che si chiama Gesù
v. 17 Egli rispose: «È un profeta!»
v. 38 Ed egli disse: Io credo Signore!. E gli si prostrò innanzi.
Gesù nelle diverse considerazioni di ieri e di oggi,
- un uomo tra i tanti, ma sempre e solo un uomo v.11
- forse qualcosa di più, sì un profeta v.13
- è molto più di un profeta è il Signore v. 38
la poesia della fede ti attraversa nella concretezza del Suo sguardo