venerdì 31 marzo 2023

Cantate! Meditate, Raccontate, Udite

 DOMENICA 2 APRILE 

DOMENICA DELLE PALME

Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,1-11

versione Nuova Riveduta

www.laparola.net


1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, 

presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 

2 dicendo loro: 

«Andate nella borgata che è di fronte a voi; 

troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 

3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, 

e subito li manderà».

4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:

5 «Dite alla figlia di Sion:

"Ecco il tuo re viene a te,

mansueto e montato sopra un'asina,

e un asinello, puledro d'asina"».

6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 

7 condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli 

e Gesù vi si pose a sedere. 

8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; 

altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 

9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: 

«Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 

Osanna nei luoghi altissimi!»

10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: 

«Chi è costui?» 

11 E le folle dicevano: 

«Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea».



Giotto di  Bondone
Ingresso a Gerusalemme
(1303-1305 circa)
affresco   200x185 cm
Cappella degli Scrovegni – Padova
(particolare)



BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole

                        Cantate! Meditate, Raccontate, Udite                        

                                   Meditazione di Maurizio Abbà

Gesù, ci dicono gli evangelisti, come re-messia del tutto particolare,
ha cavalcato una sola volta, così riferiscono, pur con varianti,
tutti e 4 i narratori della Lieta Novella:
(Marco 11,1-10; Luca 19,29-44; Giovanni 12,12-19).


Nella simbologia animale (simbologia molteplice applicata nei secoli a Gesù),
l'asino è recalcitrante e docile, 
'umile' era immagine cara ad Ambrogio 
(sant'Ambrogio per i nostri fratelli e sorelle cattolici).

Recalcitrante e Docile: 
caratteristiche in antitesi, certo, non a caso, su cui riflettere
ampiamente e profondamente 
nella vita quotidiana, feriale e festiva, 'religiosa' e 'laica';

recalcitranti: i discepoli di Gesù avrebbero dovuto esserlo 
verso le tentazioni del Potere,

ma
docili nel fare ed ascoltare il discepolato - è la Sequela - dietro a Cristo Signore.

E invece le chiese e i cristiani hanno scambiato gli atteggiamenti
per cui sono risultati
recalcitranti nel compiere la volontà di Dio
mentre sono stati docili ed assecondanti verso il Potere imperante,
questo è accaduto sia nelle grandi dimensioni sia nelle piccole realtà.


Gesù come onagro la sua selvaticità e quindi la sua libertà
non addomesticabile è monito per le chiese! 



Giobbe 39,5: Chi lascia libero l'asino selvatico e chi scioglie i legami dell'ònagro
proprio l'ònagro, inteso ovviamente non come la catapulta arma d'assedio, 
ma il parente prossimo dell'asino, l'ònagro selvatico non è addomesticabile,
qui eccoci alla mente con Lazzaro che aveva "i piedi e le mani legati da fasce", 
Giovanni 11,44, 
e Gesù disse: "Scioglietelo, e lasciatelo andare".
La vita con fede e preghiera vince sui sepolcri della morte 
quando può andare a brìglie sciolte,
anzi quando può andare decisamente senza briglie!

Come sovente accade il Primo Testamento (l'Antico) 
è la chiave interpretativa che
apre, regge e supporta il Secondo Testamento (il Nuovo),
infatti,
il titolo di questo post 
Cantate! Meditate, Raccontate, Udite
è tratto dal libro biblico dei Giudici 5,10b 
(siamo nell'ambito de Il canto di Debora con Barac):
"Voi che cavalcate asine bianche,
voi che sedete su ricchi tappeti, 
voi che camminate per le vie, 
cantate!". 

Per l'ultima parola, con queste varianti, a seconda della traduzione:
'cantate!'          Nuova Riveduta 
'meditate'         CEI 2008 
'raccontate'      CEI 1974,
'udite'               TILC
 

Cantate! 

come dicono le parole di una nota canzone:
E l'anima torna ad essere un puledro
Non si può domare più
Non si recinge l'aria...

L'arte, le arti tutte, sono una forza formidabile
per descrivere e praticare spugnature di fede.
Metterci l'anima nella fede e la fede nell'anima,
senza chiusure come purtroppo si è svolto troppe volte.


Meditate 
Profeticamente ci basterebbe saper 'leggere il presente',
- chiedere a Balaam ed alla sua asina saggia e parlante, 
dal libro biblico dei Numeri 22,28 e versetti seguenti!


Raccontate un'asina e un'asinello, puledro d'asina Matteo 21,5 
la generazione successiva è lì, è già il presente, non solo il futuro,
quale presente? quale futuro stiamo costruendo,
quando del passato, pare, non si abbia Memoria.

L'asina e il puledro
risulta figura della trasmissione della fede che richiede innanzitutto 
e soprattutto la testimonianza di fede per poter essere poi trasmessa.
Siamo nell'ambito della catechesi, dove l'insegnamento a voce
può essere inventivamente esteso ad altre forme didattiche.

Udite ecco qui il catechista ri-diventa catecumeno per poter ri-cominciare,
il pastore diventa pecora nella sequela del Pastore misericordioso.
Siamo all'ABC della fede,
al cuore della speranza,
dell'agire fruttuoso di Dio.

Questo poteva essere il 'programma' dell'ingresso di Gesù,
ingresso in cui la gioia si mescolerà rapidamente ad una tremenda fragilità,
come sappiamo gli Osanna presto, molto presto, diventeranno Crucifige.

Ma il Cantate! Meditate, Raccontate, Udite
rimane
e possiamo provare, nonostante tutto, a farlo fruttificare e a porgerlo.
- Perché?
Perché questi frutti li abbiamo ricevuti!
E questi è Gesù!



Preghiera umile e tenace

 

L’angolo della Preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo

                                                                                    

PREGHIERA DEGLI ASINI


    Dacci, Signore, di mantenere i piedi sulla terra,

e le orecchie drizzate verso il cielo,

per non perdere nulla della tua Parola.


    Dacci, Signore, una schiena coraggiosa,

per sopportare gli esseri umani più insopportabili.


    Dacci, Signore, di camminare diritti,

disprezzando le carezze adulatorie così come le frustate.


    Dacci, Signore, di essere sordi alle ingiurie,

all’ingratitudine, è la sola sordità cui aspiriamo ..


    Non ti chiediamo di evitare tutte le sciocchezze,

perché un asino farà sempre delle asinerie.


    Dacci semplicemente, Signore, di non disperare mai

della tua misericordia così gratuita 

per quegli asini così disgraziati che siamo,

come dicono quei poveri esseri umani,

i quali però non hanno capito nulla né degli asini 

né di Te, che sei fuggito in Egitto con uno dei nostri fratelli,

e che hai fatto il tuo ingresso profetico a Gerusalemme,

sulla schiena di uno di noi. 


Autore anonimo

Da “A haute voix” di F.Taubmann e M.Wagner


tratto dalla raccolta di testi di fede: - Un Sentiero nella Foresta

Comitato italiano per la Cevaa Comunità di chiese in missione, 

Raccolta e traduzione e testi a cura di Renato Coïsson,

Stampato ma non pubblicato, 2006, 138.


La simbologia regale dell'asino indica un messianismo diverso

 


" Asino/a: tutta la composizione è ricca di significati simbolici, 

ma questo animale è il protagonista. 

La cavalcatura di Gesù, 

infatti, è quella tipica dei personaggi regali dell’Antico Testamento 

(Gdc 5,10; 10,4; 12,14 1Re 1,38); 

era la cavalcatura dei principi e dei re in tempo di pace 

e nella Mesopotamia e nel bacino del Mediterraneo l’asino era ritenuto, 

prima dell’introduzione del cavallo (VI sec.), 

un animale nobile, abile e intelligente, degradato poi ad animale da tiro.

Gesù, dunque, sceglie, proprio una cavalcatura regale, 

poiché è per questo uso che in Oriente venivano allevati asini bianchi: 

«Il mio cuore si volge ai comandanti d’Israele […] 

Voi che cavalcate asine bianche, seduti su gualdrappe…» (Gdc 5,10). 

E come Re-Messia si avvia verso Gerusalemme: 

il re «mite e umile» viene a portare la salvezza seduto sull’asino 

come su un trono."


tratto da: 

- Micaela Soranzo

La Passione

(L’arte racconta la Bibbia 2), Àncora Editrice, Milano, 2021, 18.

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Nota: in 1 Re 1,38 è menzionata la "mula del re Davide".



Alcune Parole-Chiave per Matteo 21,1-11

 

Mots-Clés

                                                                                                   a cura di Maurizio Abbà

  

BÈTFAGE (‘casa dei fichi’ , letteralmente: 'casa dei fichi verdi')

Dare frutto ma in Matteo 21,18-19 Gesù resterà deluso.

Esortazione ancora più vigorosa a porgere frutti, in preghiera con fede.


UN PULEDRO D'ASINO sopra il quale non è montato ancora nessuno

“Nessuno ha mai cavalcato questo messianismo umile e debole prima di lui. 

E, «dietro lui», nessuno lo desidera, neanche Pietro (8,32 s). 

Tutti sognano un messia forte e potente.”

(Silvano Fausti, Ricorda e racconta il Vangelo La catechesi narrativa di Marco

Àncora Editrice, Milano, terza edizione rinnovata 1998, 353).


"Al raglio asinino, quest'invocazione che sembra 

così piena di dolore e vuota di speranza, 

è stato in questo senso associato il grido altissimo di Gesù sulla croce."

citazione da: 

- Franco Cardini e rivista «Abstracta», tratto dal sito: mondimedievali.net





OSANNA esclamazione ebraica 

(che si può tradurre con: Deh, o SIGNORE, salva!), 

rivolta ad omaggiare Dio, utilizzata nella liturgia ebraica. 

Nella liturgia cristiana è un’esclamazione di giubilo, 

è una richiesta di ricevere in dono la salvezza, 

richiesta che 

sa già di essere stata esaudita, 

è dunque lode lieta e riconoscente.


Domenica delle Palme la simbologia

 

" • Mantelli: anche il distendere i mantelli davanti a Cristo allude alla sua   

  regalità; si tratta di un rito che in Oriente si riservava ai personaggi più 

  importanti, quale riconoscimento della loro condizione, 

  e mantelli venivano stesi sui gradini del trono.

  Il mantello era anche il simbolo del regno d’Israele (1Re 11,29-31) 

  e, steso a terra, indicava la disponibilità dei sudditi a mettersi al servizio del re (2Re 9,13).



•  Rami di palma: segno di gloria, divenuto poi simbolo di martirio, 

un ramo di palma, fa parte del lulàv

il fascio di vegetali composto anche da due rami di salice, 

tre di mirto e da un cedro, 

che è agitato durante le preghiere della festa delle Capanne, 

una delle grandi feste di pellegrinaggio del giudaismo.

Rami di ulivo: simbolo della riconciliazione tra Dio e l’uomo, 

avvenuta mediante l’incarnazione.

Rami di bosso e alloro

le foglie sempreverdi sono sempre simbolo di risurrezione 

e di eternità: in particolare l’alloro era ritenuto segno di speranza e di gloria 

e con le sue fronde si intrecciavano corono con cui cingere 

la fronte di poeti e di vincitori di gare. "



tratto da: 

- Micaela Soranzo

La Passione

(L’arte racconta la Bibbia 2), Àncora Editrice, Milano, 2021, 18.


Domenica delle Palme origine liturgica

 



LA DOMENICA DELLE PALME 

   " Diversamente che in Gerusalemme, dove una processione ricordava l’ingresso di Gesù, in Occidente la domenica precedente la Pasqua era tutta impostata, in un primo tempo, all’insegna della preparazione della Pasqua e al battesimo pasquale: a coloro che a Pasqua avrebbero ricevuto il battesimo veniva consegnata la professione di fede. Aveva luogo, inoltre, l’unzione degli aspiranti al battesimo con l’olio dei catecumeni. 
Per questo nel servizio divino si leggeva il Vangelo dell’unzione di Gesù a Betania (Gv 12,1-11) al quale seguiva la storia dell’ingresso (Gv 12,12-16). 

La domenica fu così chiamata (dapprima verso il 600 in Spagna e in Gallia) Domenica delle Palme, sebbene non avesse ancora luogo una particolare celebrazione dell’ingresso di Gesù con una processione delle palme. A una imitazione e rappresentazione drammatico-liturgica dell’evento dell’ingresso si pervenne qui soltanto sotto l’influenza di liturgie orientali del secolo VIII. 
Dove non c’erano rami di palma o di ulivo si usavano altri rami verdi o fioriti. 

Nel Medioevo questa pratica fu ulteriormente sviluppata: Cristo veniva spesso rappresentato mediante una croce, un evangeliario su di una portantina oppure il pane eucaristico (ostie consacrate poste in una pisside) portati in processione. 
Spesso si trasportava anche una statua di Cristo su di un asino di legno (asino delle palme).
    
    A Roma la domenica precedente la Pasqua era tutta dominata, in un primo tempo, dalla memoria della passione di Gesù: si apriva la celebrazione pasquale con la lettura della Passione secondo Matteo. 
La celebrazione particolare dell’ingresso con la processione delle palme fu introdotta soltanto più tardi. "



(tratto da: 
- Karl-Heinrich Bieritz
Il Tempo e la Festa. L’anno liturgico cristiano
traduzione di Lydia Marinconz, (collana “Dabar” Saggi teologici 25), Marietti 1820, Genova, 1996, 96).

martedì 28 marzo 2023

L'arte racconta la Bibbia - La Passione di Cristo

 


Immagine di copertina: 

Paul Gauguin,  Cristo nell'Orto degli ulivi (1889)

altro titolo: Autoritratto come Cristo al Getsemani 

  Norton Museum of Art, West Palm Beach


MICAELA SORANZO   

La Passione

(collana L'arte racconta la Bibbia)

Prefazione di Giulio Michelini

editore Àncora, Milano, 2021, pagine 128

tratto da: www.ancoralibri.it


Dopo il volume inaugurale sui Vangeli dell’Infanzia, il secondo volume della collana L’arte racconta la Bibbia – come sottolinea p. Giulio Michelini nella Prefazione – «non poteva che occuparsi della Passione: la vera origine dei Vangeli, infatti, è l’insieme degli eventi narrati alla fine dei quattro libri canonici, che vanno dall’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme fino alla sua sepoltura. […] 

Le rappresentazioni pittoriche della Passione, che questo volume, così prezioso, ci permette di comprendere e conoscere meglio, contengono non solo la storia delle sofferenze e della morte di Gesù, ma anche del modo in cui la teologia e la spiritualità si sono posti davanti a quello che è il cuore dell’iconografia cristiana». 

Articolato come un grande polittico di otto quadri che rispettano le scansioni evangeliche nella successione degli eventi, il testo delinea le varie tipologie iconografiche, analizza la raffigurazione dei personaggi in scena, spiega gli elementi simbolici che caratterizzano le opere, e lo fa – come è tipico di questa collana – grazie a «un’immensa convocazione di artisti che coprono l’intero arco della storia dell’arte cristiana» (card. Gianfranco Ravasi)."

tratto da: www.ancoralibri.it


L’inserto fotografico riproduce con immagini a colori 

alcune opere particolarmente significative analizzate nel testo.




Questa collana di libri è consigliabile

per la didatticità dei testi.

Le tipologie iconografiche, I protagonisti, L'ambiente, Gli elementi simbolici

risultano molto utili per inquadrare i brani evangelici 

anche per i predicatori dell'Evangelo 

e per chi ascolta Omelie e Sermoni.

Le competenze dell'autrice sono una garanzia sicura 

per il dialogo di Teologia nell'Arte.


- Importanti le considerazioni di Giulio Michelini, nella Prefazione,

in particolare a pagina 8 (in riferimento a pagina 100) 

sul confronto autocritico da parte cristiana tra Chiesa e Sinagoga;

altri passi in  questa direzione vanno compiuti dalla teologia.

                                                                                             Maurizio Abbà

                                                                   




venerdì 24 marzo 2023

La Risurrezione di Marta (e Lazzaro)

 DOMENICA 26 MARZO

- 5a DEL TEMPO DI PASSIONE -

   JUDICA Fammi giustizia, o Dio! - Salmi 43,1


Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 11,1-45


Ella gli disse: 

«Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio 

che doveva venire nel mondo».

                                     ...  Giovanni 11,27 ...


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

La Risurrezione di Marta (e Lazzaro)

                                                        Meditazione di Maurizio Abbà


Gesù piange, 

Gesù che freme, che si commuove profondamente,

Gesù umanamente nelle sue emozioni e sentimenti ci è vicino più che mai.


Lazzaro variante abbreviativa del nome Eleazaro (significa 'Dio l'aiuta'), 

qui l'aiuto di Dio arriva, come dire, fuori tempo massimo, 

oltre i confini dell'esistenza terrena.

Nel testo di Giovanni 11 Lazzaro è protagonista…muto, non dice nulla, e cosa avrebbe potuto dire? La Risurrezione aziona lo stupore della vita.
La sorella Marta, passata alla storia per essere molto indaffarata, sono note le parole di Gesù: “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose”, Luca 10,41.

La confessione di fede di Marta è davvero di estrema importanza:

è Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 
Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo», Giovanni 11,25-27.

-La confessione di fede di Marta fa pendant con quella celeberrima di Pietro: Matteo 16,16-18, appunto, quella di Pietro ha avuto, come dire, una certa “fortuna” istituzionale, quella di Marta no.

- C'erano, com'è noto, diversi cristianesimi già in origine, con riferimenti e sensibilità diverse.



Togliete la pietra!…questo è un tempo in cui bisogna togliere molte cose che ci ostacolano nel vivere, dai virus ai pregiudizi, e come compito di quasi ogni generazione, togliere la guerra, le guerre dalla storia, prima che siano loro a togliere noi dalla Storia.

Aprire menti e cuori. 
Insieme.
A cominciare da noi.


Nel ‘libro dei segni’ del IV Evangelo inaugurato dalla trasformazione che Gesù compie dell’acqua in vino alle nozze di Cana di Galilea (Gv 2,1-11) al segno della Resurrezione di Lazzaro, 
centrale nel IV Evangelo, 
passando per guarigioni, l’uscita da blocchi paralizzanti, una formidabile condivisione dei pani (si scrive condividere ma si legge moltiplicare!); riuscire a camminare sulle difficoltà e non affondare, dare possibilità di nuove visioni, nuove prospettive, ed ora il segno dei segni: la Risurrezione, la vittoria sulla morte o almeno il suo inizio.
Con Lazzaro, con Marta più che mai.

La chiamata a vivere è già risuonata, l’avventura della vita merita, nonostante tutto, che sciogliamo i legami della morte che non fanno vivere relazioni diverse, vitali.

E la nostra confessione di fede? 

E se fosse soltanto un balbettante cre-credo
(Si veda, in questo blog, due post precedenti).


Siamo nel solco, come dicevano, qualche decennio fa, 

le Comunità di Base nello spazio di una genuina fede povera,

una fede schietta da non confondere con una povera fede.


La Risurrezione, in Gesù Cristo, 

sarà la vera giustizia della vita vera delle creature, 

piante, animali e persone davanti a Dio.

Per Cristo,
Con Cristo,
In Cristo.





Alcune Parole-Chiave di Giovanni 11

 

Mots-Clés

                                                                                             a cura di Maurizio Abbà


v. 1  Betània 

non è la Betània della regione di Perea citata in Gv 1,28, 

della Betània oltre il Giordano, ci dicono gli storici, 

non è individuabile l'esatta ubicazione. 


La Betània di Gv 11 situata vicino a Gerusalemme, 

distava circa quindici stadi 

v. 18 da Gerusalemme, 

- sono circa 3 km -

la Betània di Gv 11 è un villaggio ad est del Monte degli Ulivi.



v. 2 Maria era quella che cosparse di profumo il Signore 

e gli asciugò i piedi con i suoi capelli 

"l'episodio dell'unzione di Betania che Gv metterà, seguendo la tradizione,

all'inizio del racconto della settimana della passione (12,1-8), era ben noto

ai destinatari del suo vangelo (Mt 26,6-13; Mc 14,3-9; Lc 7,36-50)",

così la Bibbia TOB.

- Maria in ebraico: 'Mirjam'.



v. 33 Gesù fremette nello spirito 

si commosse profondamente 

così la CEI (2008), 

espressione che ritroviamo ancora al v.38,

la Bibbia TOB segnala: 

"Lett. in spirito

L'espressione può evocare la collera davanti ai lamenti dell'incredulità

o della mancanza di speranza, 

sia probabilmente l'emozione di fronte alla tristezza." 



cre-credo

 

In copertina: GIOTTO, La risurrezione di Lazzaro,

affresco, Cappella degli Scrovegni, Padova (particolare)


Alain Marchadour

Lazzaro

(Collana Itinerari biblici)

Editrice Queriniana, Brescia, 2006, Pagine 144

Traduzione dal francese di Fausto Savoldi

Titolo originale: Lazare


   Nella collana Itinerari biblici l'Editrice Queriniana 

ritroviamo lo spessore poliedrico

di alta divulgazione didattica del mondo biblico

che troviamo già nelle importanti collane di libri: 

BT LA BIBBIA PER TUTTI

LoB Leggere oggi la Bibbia (con i preziosi volumi complementari!).


In questo volume di Alain Marchadour

sulla figura giovannea di Lazzaro

figura scandagliata da diverse prospettive

(come si evince dall'Indice più sotto riportato), 

si comprende l'importanza di Giovanni 11

per la fede che attraversa anche la cultura.


In un dialogo con tutta la fragilità del pensiero teologico,

un balbettare sincero, 

un cre-credo come afferma Raskolnikov.


Tornano in mente le parole evangeliche

«Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità». Marco 9,24

Sono, così come la parola Amore, 

le parole che ci mancano, 

mancano in tante confessioni di fede

a partire da quelle più antiche che si vogliono più normative

e a cui pure siamo molto affezionati.

                                                                                    Maurizio Abbà


giovedì 23 marzo 2023

Una delle radici linguistiche dell'Occidente

 



In copertina: Giovanni Battista Tiepolo, Apollo e Dafne 

(1744), Museo del Louvre, Parigi (part.)


Paolo Cesaretti - Edi Minguzzi

il Dizionarietto di greco

Le parole dei nostri pensieri

(collana Orso Blu 99), Scholé, Brescia, 2021, pagine 352

Scholé è un marchio dell'Editrice Morcelliana


Nuova edizione rivista e ampliata


Com'è noto il Greco antico 

nei suoi sviluppi linguistici:

ionico, eolico, dorico, e l'attico che seppur parlato da una minoranza di Greci

riuscì ad imporsi soprattutto per l'importanza culturale di Atene.

Uno sviluppo che, a causa delle campagne militari di 

Alessandro Magno (334-323 a.e.v.)

e delle connesse attività commerciali al seguito, 

fece delineare una sorta di "lingua condivisa" koinè diálektos

(facendo un parallelo con l'oggi è la funzione che svolge la lingua inglese).

Ma il greco non ha cessato di essere attivo in una dinamicità

che si rileva non solo nell'etimologia (parola greca!) 

per andare alla radice dei significati linguistici, il greco è attivo

a volte, anzi in maniera sovente, a nostra insaputa, in tante parole 

dell'uso quotidiano. 

Lo conferma il fatto che la koinè è la piattaforma linguistica del greco moderno.


Il greco koinè è la lingua del Secondo Testamento 

(il Nuovo Testamento).

Il greco per il Nuovo Testamento, 

l'ebraico e l'aramaico per l'Antico Testamento sono le tre lingue bibliche. 

Il greco è la lingua della Bibbia detta dei Settanta (LXX) la traduzione greca 

del Primo Testamento (Antico Testamento) a cura degli Ebrei d'Egitto.



- Tra le voci che costituiscono questo Dizionarietto, troviamo 'ECUMENICO'

"esteso a tutto il mondo", il nesso con "terra abitata" è evidente, e lo è altrettanto

con "ECOLOGIA" neologismo coniato da Ernst Haeckel, scienziato tedesco,

(nel 1866), a conferma di una vitalità della lingua che non ha smesso di fiorire 

anche con termini che palesano una certa pressante urgenza di attività 

a salvaguardia del pianeta e quindi nostra e delle generazioni future!


Tra le 'voci' del Dizionarietto di greco (sono diverse centinaia) troviamo poi:

'SINODO' "congiungimento", "riunione", "convegno" 

composto di "insieme" e "via, cammino".

"Nella storia della cultura: il significato generico di "congiungimento" si è specializzato

in varie accezioni: 

"assemblea" in senso politico, 

"congiunzione astrale" in astronomia, 

"coagulo" in medicina, 

"accoppiamento" in biologia; 

in senso ecclesiastico si riferisce a un concilio o a un'assemblea di sacerdoti,

diocesana, provinciale o ecumenica."

- Qui ci si poteva caratterizzare con una pennellata di estensione ad altre realtà

 ecclesiastiche, tra cui la Sinodo valdese e metodista 

dove i 'laici' sono parte altamente significativa 

e numericamente non possono essere minoranza, costitutivamente, 

nella composizione dell'assemblea sinodale

(i pastori stessi sono figure laiche);

- c'è invece un riferimento alla koinè valdese (p. 199)

come possibilità di 

"convergenza di aspetti socioculturali o religiosi" che poteva essere approfondita.


La Sinodo è termine femminile, infatti, si dice assemblea sinodale,

poteva essere evidenziato.


Questo Dizionarietto di greco giunto alla II seconda edizione,

con l'aggiunta di "circa 100 pagine nuove", 

si conferma uno strumento di studio, di consultazione,

di gradevole lettura, per imparare senza annoiarsi.


                                                                                          Maurizio Abbà





venerdì 17 marzo 2023

Lo sguardo di Gesù

DOMENICA 19 MARZO

4a del TEMPO DI PASSIONE 

- LAETARE Gioite con Gerusalemme! - Isaia 66,10 


Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 9,1-41

BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

Lo sguardo di Gesù


                                                                       Meditazione di Maurizio Abbà


Gesù 

Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita...

                                                                                  Gv 9,1


Nell'Anno Liturgico

Nella scansione liturgica Domenica scorsa - la terza del tempo di Passione -

era la Domenica denominata Oculi, 

dove, con le parole tratte dal libro dei Salmi 25,15

si evidenziava che i nostri occhi sono sempre rivolti al Signore.


- La Domenica odierna - IV del tempo di Passione - è chiamata con le parole 

tratta dal libro della scuola del profeta Isaia 66,10: 

Laetare - Gioite con Gerusalemme!

In questa Domenica è lo sguardo del Signore Gesù Cristo a fare la differenza.

Di questo c'è bisogno.

Sguardo che ci raggiunge per fare Misericordia.

I biblisti c'insegnano che i miracoli sono atti materiali 

di umile compassione e forte misericordia.

Soprattutto nel IV Evangelo i 'segni' vogliono essere maestri di vita

e non solo guarigioni eclatanti.


- La 'pericope' ossia la porzione 'ritagliata' di un testo più ampio

per la meditazione e la predicazione è, appunto, Gv 9,1-41.


In altri racconti di guarigione è Gesù ad essere cercato, chiamato, 

inseguito, circondato, 

qui è Gesù invece che trova un cieco dalla nascita.


La persona essendo non vedente dalla nascita

non s'intendeva di colori, non poteva sapere cosa fossero.

Per 'colori' intendeva forse altro nella sua mente,

la diversificazione cromatica di un oggetto gli sfuggiva.

A Gesù non sfuggiva invece che non vi è diversificazione 

nell'accogliere le creature di Dio.


In questo testo non traspare gioia per una guarigione dai colori in-credibili,

avrebbe dovuto sorgere un festoso cambiamento 'climatico' nello stare insieme,

originato dalla gioia della convivialità (Gv 2,1-11!) in un crescendo festoso.


Invece regna il sospetto, c'è diffidenza, 

c'è la paura, quindi ecco interrogatori, inquisizioni,

tutte cose di cui le chiese, nel corso dei secoli, si sono macchiate.

- Mentre chi porta la vita ed i suoi colori, come dire, non è ... ben visto ... .


I 'segni' sono fragili, 

non possono imporre alcunché,

la fede non è matematica certezza,

la fede è poesia che si concretizza per chi vuole farsene attraversare.

La fede ha tutti i colori nella diversificazione delle loro sfumature.


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Avviso a chi pensa di 'vederci': 

siamo riusciti, com'è noto, nei secoli, a stabilire purtroppo 

delle gerarchie d'ingiustizie gravissime anche in base al colore della pelle.

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I modi e i tempi della cura


L'uomo di cui Gesù ha cura e premura 

riceve una terapia che funziona solo se è Gesù a compierla direttamente,

Gesù spezza il legame peccato/malattia.

Sorprendentemente sputa in terra non come segno di rifiuto,

ma secerne salvezza (la saliva!) che spalma, 

la salvezza è spalmata nella vita quotidiana feriale e festiva,

non è racchiusa tra quattro mura ecclesiastiche o di altro tipo,

ed ecco del fango salutare e creativo, (v.6) che apre gli occhi.

Siamo di nuovo nel campo dell'argilloso come Dio con Adamo (confronta con Genesi 2,7).


Gesù compie questa guarigione di Sabato,

insegnando che è sempre tempo di recare sollievo e vita nuova.

Così si manifesta la paternità e maternità di Dio nella Storia.


Gesù non porge l'elemosina di un brandello di vita, 

ma dona la vita tutta intera,

e qui porge lo sguardo su di essa ad un mendicante.

Gesù anche lui era un mendicante affamato 

come tutti, 

affamato e assetato di spiritualità vera 

e di considerazione di un amore che supera le barriere.


Vedere anche dopo

- Domenica Laetare

ai nostri giorni: ma Gerusalemme vuole davvero gioire?

in terra d'Israele: Ebrei e Palestinesi hanno desiderio di costruire qualcosa insieme? 

Costruire per i loro figli, per i loro nipoti, un futuro di Pace, 

e per farlo sono disposti

a cambiare ora il loro presente, a vedere con occhi nuovi gli altri e sé stessi?

Quale dopo lasceranno  in eredità?


- E noi, eh sì, ci siamo anche noi, non possiamo tirarci fuori, 

siamo disposti a superare gli antisemitismi sempre diffusi ora palesemente, 

ora mimetizzati?

Antisemitismi devastanti per i veleni di razzismo che spargono.

Le sculture medioevali raffiguranti 

la Chiesa trionfante e la Sinagoga invece bendata

sono dei moniti di atteggiamenti tristemente ancora ben presenti 

nella sensibilità contemporanea.

Quale dopo lasceremo in eredità?


Il passo evangelico di Gv insegna a saper vedere davvero oltre i pregiudizi. 

Pregiudizi in cui un tradizionalismo, che si voleva religioso, relegava le persone. 


Il ‘segno’ di Gesù è ancora una volta, come sempre, salutare e benefico, 

si rivolge a noi, non come singoli in una massa indistinta,

ma si rivolge a te come persona luminosamente unica.

E ti chiede di aprire gli occhi sulla Via  (Gv 14,6 e At 9,2;19,9;19,23;22,4;24,14), 

che possiamo percorrere insieme di crescita nella fede:


v. 11  Quell'uomo che si chiama Gesù

v. 17  Egli rispose: «È un profeta!»

v. 38  Ed egli disse: Io credo Signore!. E gli si prostrò innanzi.


Gesù nelle diverse considerazioni di ieri e di oggi,

- un uomo tra i tanti, ma sempre e solo un uomo  v.11

- forse qualcosa di più, sì un profeta                     v.13

- è molto più di un profeta è il Signore                 v. 38


la poesia della fede ti attraversa nella concretezza del Suo sguardo



Alcune Parole-Chiave di Giovanni 9

 

per ingrandire il testo cliccare




Marida NICOLACI, Vangelo secondo Giovanni, traduzione e commento, in: 

I Vangeli a cura di Rosanna Virgili, 

tradotti e commentati da quattro bibliste. Traduzione e Commento di 

Rosalba Manes – Annalisa Guida – Rosanna Virgili – Marida Nicolaci, 

Àncora Editrice, Milano, febbraio 2015, prima ristampa aprile 2015, 

la citazione è tratta dalle pp. 1477-1478.

Gesù libera

 

Gv 9,1-41


Gesù libera

   Il capitolo 9 narra uno degli episodi più importanti e meglio costruiti del

vangelo di Giovanni

Dinnanzi a un cieco nato, che per questo motivo viveva di elemosina, 

i discepoli di Gesù chiedono chi abbia la colpa per il suo male.

Era una idea dominante allora - si pensi a Giobbe e ad Ezechiele - : 

la povertà e la malattia sono il castigo per un peccato.

Il Signore li libera da questa convinzione che lega le mani 

e non consente di affrontare la realtà.

Né quest'uomo né i suoi genitori sono responsabili (cfr. v. 3).

Incolpare chi patisce la malattia o la povertà significa far sprofondare in esse

e impedire inoltre di adottare i mezzi opportuni per uscire da queste situazioni.

   Questo modo di vedere le cose non è finito. Lo troviamo in mezzo alla nostra gente 

che molte vive le proprie sofferenze come una punizione divina. 


Il peccato è una realtà umana, ma noi cristiani crediamo in un Dio pronto al perdono.

È un Dio di amore e non di castighi che giustificano ciò che egli rifiuta: 

le condizioni inumane in cui vive la maggioranza della nostra popolazione.

Nel liberarci da questa angusta - e interessata - interpretazione, 

Gesù ci rivela il Dio della vita e dell'amore.

                                                                                        Gustavo Gutiérrez


tratto da:

- Gustavo Gutiérrez

Condividere la Parola

Commento alle letture domenicali e festive

del ciclo A-B-C

Traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi

Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 78-79.

www.queriniana.it




giovedì 16 marzo 2023

Parole di Vita per superare tempi difficili

 

in copertina: Francisco Collantes 
La visione di Ezechiele (1630)
Museo del Prado - Madrid


In periodi di crisi il genere letterario apocalittico fiorisce,
e in un periodo come il nostro può essere addirittura florido;
è necessario, ancor di più allora, avere delle chiavi per aprire ermeneuticamente
delle porte all'interpretazione dei testi biblici.
Si rendono pertanto necessarie delle griglie interpretative acute e ad ampio raggio
per capire e, perché no? per Incoraggiare e infondere Speranza.


Come ci ricorda il teologo Eduard Lohse 
Lutero ebbe un atteggiamento inizialmente molto critico poi più prudente
sullo scritto biblico l'Apocalisse
dapprima, infatti, pensava (a torto) che non insegna Cristo.
Poi la svolta nel 1530 con una posizione più 'morbida' ma Lutero 
restò qui sempre distaccato sul messaggio evangelico della Rivelazione giovannea.

Giovanni Calvino era ugualmente scettico, 
egli, com'è noto, ha scritto un commentario per tutti gli scritti
del Nuovo Testamento, tranne ... tranne che per l'Apocalisse di Giovanni...

Così però il rischio è di lasciare tutta la materia a chi ne fa un uso come dire non appropriato.

Come c'insegna il messaggio biblico dell'Apocalisse nella sua profondità più vera
che non vuol porgere schematicamente la fine della Storia 
con una cronologia da "orario ferroviario" di quello che accadrà negli ultimi tempi, 
ma il fine della Storia valutando i tempi che viviamo ora,
come spazio e ambiente dell'agire quotidiano.

Ottima e puntuale dunque l'iniziativa del gruppo di studiose e studiosi
della Rivista Parole di Vita

Nel corso di quest'anno 2023 la Rivista Parole di Vita 
Rivista bimestrale dell'Associazione Biblica Italiana (ABI) edita da Queriniana,
infatti, presenterà in sei fascicoli, il primo è già uscito, ed è a tematica introduttiva
l'Apocalittica da diversi sguardi interpretativi.

La letteratura apocrifa è ovviamente tenuta presente, tanto più dato l'argomento,
tanto più per la pregnanza del Libro etiopico di Enoc (I Enoc).

Letteratura contemporanea e Storia dell'Arte sono parte del panorama contenutistico 
e sono tenute costantemente presenti.
L'interazione con le arti è parte consolidata del pensiero teologico più avvertito,
e Parole di Vita esprime con una una linea didattica di alta divulgazione
argomenti per lo studio e per l'approfondimento.

Sono materiali utili anche per i gruppi di studio biblico e per l'in/formazione individuale.

Dipende anche da noi, nel nostro piccolo, con i nostri gesti e le nostre parole,
se Ri/Velare 
vuol significare purtroppo un ri-velare che torna ad oscurare,
o, viceversa,
l'atteso Ri/Velare liberante. 

E Martin Lutero, sì proprio lui, 
nella Prefazione all'Apocalisse di San Giovanni, 1530
scriveva: 

"Cristo che ... attraverso e al di là di tutte le tribolazioni ... del male,
rimane accanto ed assieme ai suoi santi e alla fine prevale".

                                                                                                Maurizio Abbà





PAROLE
di VITA
Rivista bimestrale dell'Associazione Biblica Italiana
Anno LXVIII n° 1
Gennaio-Febbraio 2023
Editrice QUERINIANA
www.queriniana.it


lunedì 13 marzo 2023

Memorie e Gratitudine di una Fede bambina

 


Giampiero Comolli

Memorie di un bambino in preghiera

Nell'Italia religiosa degli anni Cinquanta

(Collana Nostro Tempo, 160)

Editrice Claudiana, Torino, 202, pagine 284.

Disponibile anche nel formato 

EBOOK (EPUB)


Il libro in pillole

  • L’Italia degli anni Cinquanta
  • La spiritualità preconciliare e tradizionale
  • Un racconto di formazione


L’Italia degli anni Cinquanta nei ricordi di chi quel decennio lo ha vissuto da bambino. Una narrazione autobiografica che, pur basandosi solo sulla memoria, racconta con precisione e viva intensità l’ambiente culturale e sociale di tale periodo, dando particolare risalto alla chiesa e alla religiosità cattoliche che esercitavano all’epoca un ruolo egemonico e pervasivo. 

Nella rievocazione della formazione di fede, questo lavoro di rammemorazione ci descrive come si presenti l’immagine di Dio e dell’aldilà nell’infanzia, quali effetti possa avere l’insegnamento religioso non solo sui bambini e sulle bambine dell’epoca in questione, ma forse su quelli di ogni tempo.

La nostra nuova catechista, signorina Gagliardi, ci avverte: «Se uno di voi, a messa, durante la consacrazione, guardasse il sacerdote che sta proclamando Hoc est enim corpus meum, vedrebbe Gesù in persona scendere dal cielo e infilarsi nell’ostia. Ma in realtà, nessuno, a parte il sacerdote lo può vedere, perché tutti in quel sacro momento devono stare inginocchiati, con le mani sulla faccia. Guai a sbirciare tra le dita: è peccato grave! Ed è pericolosissimo!». «Perché, signorina Gagliardi?». «Perché si morirebbe sull’istante, fulminati. Vedere Gesù che entra nell’ostia sarebbe una visione troppo spaventosa per i nostri deboli occhi. E rimarremmo appunto fulminati».

3 domande all'autore a cura di Samuele Bernardini

Un salto in biblioteca: Memorie di un bambino in preghiera

CCP - Centro Culturale Protestante di Milano

3 domande a Giampiero Comolli autore di 

Memorie di un bambino in preghiera 

Nell'Italia religiosa degli anni Cinquanta


Indice testuale

Prefazione. Perché ricordare un mondo scomparso
Prima parte. Alle origini della fede
Seconda parte. Le suore
Terza parte. La scuola pubblica, la chiesa, il mondo di allora
Quarta parte. Il catechismo cattolico
Quinta parte. Addio al cattolicesimo

Biografia dell'autore

Giampiero Comolli

Scrittore, giornalista e reporter di viaggi, 

ha insegnato pratiche meditative presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. 

Autore di numerosi saggi, 

l’ultimo dei quali è La malinconia meravigliosa. I discorsi di commiato del Buddha e di Gesù 

(Claudiana 2019).

www.claudiana.it