Gv 9,1-41
Gesù libera
Il capitolo 9 narra uno degli episodi più importanti e meglio costruiti del
vangelo di Giovanni.
Dinnanzi a un cieco nato, che per questo motivo viveva di elemosina,
i discepoli di Gesù chiedono chi abbia la colpa per il suo male.
Era una idea dominante allora - si pensi a Giobbe e ad Ezechiele - :
la povertà e la malattia sono il castigo per un peccato.
Il Signore li libera da questa convinzione che lega le mani
e non consente di affrontare la realtà.
Né quest'uomo né i suoi genitori sono responsabili (cfr. v. 3).
Incolpare chi patisce la malattia o la povertà significa far sprofondare in esse
e impedire inoltre di adottare i mezzi opportuni per uscire da queste situazioni.
Questo modo di vedere le cose non è finito. Lo troviamo in mezzo alla nostra gente
che molte vive le proprie sofferenze come una punizione divina.
Il peccato è una realtà umana, ma noi cristiani crediamo in un Dio pronto al perdono.
È un Dio di amore e non di castighi che giustificano ciò che egli rifiuta:
le condizioni inumane in cui vive la maggioranza della nostra popolazione.
Nel liberarci da questa angusta - e interessata - interpretazione,
Gesù ci rivela il Dio della vita e dell'amore.
Gustavo Gutiérrez
tratto da:
- Gustavo Gutiérrez
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Commento alle letture domenicali e festive
del ciclo A-B-C
Traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi
Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 78-79.
www.queriniana.it
