venerdì 3 marzo 2023

La Bellezza dell'Ascoltare per poter ... Vedere

DOMENICA 5 MARZO 

2a DEL TEMPO DI PASSIONE - REMINISCERE 

Ricordati, o Signore delle tue compassioni - Salmi 25,6


Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, 
e li condusse sopra un alto monte, in disparte. 
E fu trasfigurato davanti a loro; 
la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce. 
E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui. 
E Pietro prese a dire a Gesù: 
«Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia». 
Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, 
ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: 
«Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo». 
I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. 
Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete». 
Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.
Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest'ordine: 
«Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo sia risuscitato dai morti».


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

La Bellezza dell'Ascoltare per poter ... Vedere           

                                                                                   Meditazione di Maurizio Abbà


Domenica dalla dicitura liturgica  (Reminiscere

audace nel suo esortare alla rovescia,

dove s'ìnvita Dio a ... ricordarsi, e di chi? 

Di noi, ovviamente.

Ci sono momenti in cui ci sentiamo dimenticati, abbandonati, 

ma non è Dio che ci ha lasciato, 

ma siamo noi credenti che dovremmo ricordarci sempre 

di portare il ricordo di Dio nella Memoria e nelle mani,

nel già vissuto e nell'ancora da fare.


Nella Storia le Chiese e le Religioni, infaustamente,

con i loro fedeli (fedeli a cosa poi?) hanno portato e recano il ricordo di dio 

con le guerre,

non è certo questo il compito del ricordo nella testimonianza conseguente,

(la Sequela, il discepolato) assegnato alle Chiese, alle Religioni.


A volte troppo indaffarati in tante altre cose 

che riteniamo irrinunciabili e non rinviabili

abbiamo tralasciato ciò che conta veramente 

e che imprescindibile lo è davvero: Dio.


Portare il ricordo di Dio è la Sua Misericordia per noi.

Ma Dio vuole sentirsi esortare, 

perché significa che la nostra fede traballante c'è,

traballante come a volte lo è il nostro camminare, ma c'è,

forse non c'è altro modo per la fede di poter crescere, 

in un rinnovo giorno dopo giorno, notte dopo notte,

forse non c'è altro modo per la fede di poter vivere,

non racchiusa ma libera all'aria aperta.

Fede mai acquisita una volta per sempre.


Fede che ha come humus il Primo Testamento (l'Antico Testamento)

lo attestano i personaggi come Mosè ed Elia.

Fede che può e deve essere rivisitata con tutti gli strumenti

letterari, storici, tecnici che si vuole, si può anzi si deve farlo,

ma la radice è quella, 

non va tolta,

in quanto se si toglie, si sradica il cristianesimo dalla sua linfa vitale.


La fede dell'ebreo Gesù è radicata nell'orizzonte

della comunità del Dio d'Israele che è appunto il Dio di Gesù Cristo.

 

I tre apostoli: Pietro Giacomo e Giovanni 

sono nel testo i 'delegati' scelti del gruppo apostolico,

per comprendere la volontà di Gesù.

Sono allievi (anche noi cerchiamo, a tentoni, di esserlo) del Maestro.

Essi, pur nella vicinanza 

non capiscono la Trasfigurazione (forse per troppa vicinanza?),

e poi non comprenderanno neppure la Risurrezione 

(e noi abbiamo compreso tutto 

o siamo come i discepoli sulla strada di Emmaus Luca 24,13-35 ?).


- Il loro interrogarsi è anche il nostro domandarsi.

Il punto interrogativo può essere costruttivo, 

il punto di domanda può essere già edificante,

come il dubbio di fede.

Attenzione ad una condizione: se non resta da solo.

Se non resta isolato in un drammatico ed autolesionistico 

crogiolarsi nell'incertezza.


Ma qui allora torna preponderante e decisiva la testimonianza 

di chi ha il compito di porgere la Misericordia e la Spiegazione:

sono semplicemente proprio questi i bei nomi di Sorella Teologia.


Sopra un alto monte

in disparte, dal frastuono fuori di noi

e da quello ancor più rumoroso dentro di noi,

che ormai a stento lo percepiamo come tale, anzi pensiamo sia ordinario.

Qui il percorso si fa più lungo, 

è scandaglio profondo, 

come una montagna da scalare alla rovescia.

Impariamo: in disparte sì, ma non accantonati!


Trasfigurazione richiama la dimensione della Bellezza 

anche con risonanze filosofiche: l'Estetica, 

con echi teologici sempre più nitidi: è la Teologia dell'Arte sempre più emergente.


Prendersi il tempo per lo stupore, per la meraviglia 

che non si rassegna, ma che trasforma.


Trasfigurazione di più, è la vertigine della Metamorfosi 

è il vocabolo nel testo greco.

Un cambiamento sorprendente.

Cambiamento ... non tanto per cambiare

ma per mettere sorprendenti ali alle nostre membra stanche e a tratti claudicanti.


Ma concreto è il rischio, 

(è una tentazione che si aggiunge all'elenco di tentazioni 

che abbiamo sentito nel testo evangelico di Domenica scorsa), 

il rischio di voler restare lassù e di non voler più scendere per tornare laggiù, 

cioè qui.

QUI dove non c'è bisogno di fare l'elenco di quanto accade:

è purtroppo un triste inventario, largamente incompleto,  

delle ferite inferte alle persone, agli animali, all'ambiente.


Si è chiamati, 

appello: Alzatevi esortazione evangelica da ... Risurrezione!


Non temete,

non aver paura,

ma la paura, l'ansia, il panico, 

ci mandano in crisi, 

la paura facilmente si moltiplica e diventano le paure,

ma le paure come la morte non sono, nonostante tutto, l'ultima Parola.


- Su quale monte è accaduto questo?

Notiamo che in alcun brano neotestamentario c'è l'indicazione, 

dell'ubicazione geografica esatta di quale sia questo monte.

(Tabor è indicazione tradizionale ma non è scritturale).

Monte senza un nome rintracciabile con sicurezza, ci dispiace,

però ...

però questo ci consente agevolmente di 'sentire' il "monte"come luogo 

dove le tende provvisorie della nostra esistenza nelle sue fragilità

ci potrebbero accogliere anzi raccogliere ... seppur per un breve periodo.


La fragilità può essere anch'essa solo provvisoria, quindi non definitiva, 

per nostra benedizione! 

Ci Speriamo.

Siamo animali speranzosi. Dobbiamo esserlo, soprattutto quando ... ci siamo capiti.


Nel frattempo abbiamo anche il diritto di affrontare le nostre fragilità,

affrontarle ma come?

- Con una lentezza che non è colpevolezza.

- Con un rallentamento, qualche volta persino gioioso, 

che sfida le competizioni esasperate ed esasperanti 

dove lo sgomitare pare sia l'unico modo di procedere.


Tutto questo richiede trasfigurazione, metamorfosi,

cambiamento di mentalità e di agire 

(conversione nel senso più laicamente e più spirituale che esista).


Tutto questo richiede ascolto per poter ... vedere ... davvero.




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passi paralleli:

Marco 9,2-10;

Luca 9,28-36;


citazione in:

II Pietro 1,16-18;


sulla tematica anche:

Apocalisse 1,13-18;