DOMENICA 5 MARZO
2a DEL TEMPO DI PASSIONE - REMINISCERE
Ricordati, o Signore delle tue compassioni - Salmi 25,6
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
La Bellezza dell'Ascoltare per poter ... Vedere
Meditazione di Maurizio Abbà
Domenica dalla dicitura liturgica (Reminiscere)
audace nel suo esortare alla rovescia,
dove s'ìnvita Dio a ... ricordarsi, e di chi?
Di noi, ovviamente.
Ci sono momenti in cui ci sentiamo dimenticati, abbandonati,
ma non è Dio che ci ha lasciato,
ma siamo noi credenti che dovremmo ricordarci sempre
di portare il ricordo di Dio nella Memoria e nelle mani,
nel già vissuto e nell'ancora da fare.
Nella Storia le Chiese e le Religioni, infaustamente,
con i loro fedeli (fedeli a cosa poi?) hanno portato e recano il ricordo di dio
con le guerre,
non è certo questo il compito del ricordo nella testimonianza conseguente,
(la Sequela, il discepolato) assegnato alle Chiese, alle Religioni.
A volte troppo indaffarati in tante altre cose
che riteniamo irrinunciabili e non rinviabili
abbiamo tralasciato ciò che conta veramente
e che imprescindibile lo è davvero: Dio.
Portare il ricordo di Dio è la Sua Misericordia per noi.
Ma Dio vuole sentirsi esortare,
perché significa che la nostra fede traballante c'è,
traballante come a volte lo è il nostro camminare, ma c'è,
forse non c'è altro modo per la fede di poter crescere,
in un rinnovo giorno dopo giorno, notte dopo notte,
forse non c'è altro modo per la fede di poter vivere,
non racchiusa ma libera all'aria aperta.
Fede mai acquisita una volta per sempre.
Fede che ha come humus il Primo Testamento (l'Antico Testamento)
lo attestano i personaggi come Mosè ed Elia.
Fede che può e deve essere rivisitata con tutti gli strumenti
letterari, storici, tecnici che si vuole, si può anzi si deve farlo,
ma la radice è quella,
non va tolta,
in quanto se si toglie, si sradica il cristianesimo dalla sua linfa vitale.
La fede dell'ebreo Gesù è radicata nell'orizzonte
della comunità del Dio d'Israele che è appunto il Dio di Gesù Cristo.
I tre apostoli: Pietro Giacomo e Giovanni
sono nel testo i 'delegati' scelti del gruppo apostolico,
per comprendere la volontà di Gesù.
Sono allievi (anche noi cerchiamo, a tentoni, di esserlo) del Maestro.
Essi, pur nella vicinanza
non capiscono la Trasfigurazione (forse per troppa vicinanza?),
e poi non comprenderanno neppure la Risurrezione
(e noi abbiamo compreso tutto
o siamo come i discepoli sulla strada di Emmaus Luca 24,13-35 ?).
- Il loro interrogarsi è anche il nostro domandarsi.
Il punto interrogativo può essere costruttivo,
il punto di domanda può essere già edificante,
come il dubbio di fede.
Attenzione ad una condizione: se non resta da solo.
Se non resta isolato in un drammatico ed autolesionistico
crogiolarsi nell'incertezza.
Ma qui allora torna preponderante e decisiva la testimonianza
di chi ha il compito di porgere la Misericordia e la Spiegazione:
sono semplicemente proprio questi i bei nomi di Sorella Teologia.
Sopra un alto monte,
in disparte, dal frastuono fuori di noi
e da quello ancor più rumoroso dentro di noi,
che ormai a stento lo percepiamo come tale, anzi pensiamo sia ordinario.
Qui il percorso si fa più lungo,
è scandaglio profondo,
come una montagna da scalare alla rovescia.
Impariamo: in disparte sì, ma non accantonati!
Trasfigurazione richiama la dimensione della Bellezza
anche con risonanze filosofiche: l'Estetica,
con echi teologici sempre più nitidi: è la Teologia dell'Arte sempre più emergente.
Prendersi il tempo per lo stupore, per la meraviglia
che non si rassegna, ma che trasforma.
Trasfigurazione di più, è la vertigine della Metamorfosi
è il vocabolo nel testo greco.
passi paralleli:
Marco 9,2-10;
Luca 9,28-36;
citazione in:
II Pietro 1,16-18;
sulla tematica anche:
Apocalisse 1,13-18;