Maurizio ABBÀ
- Pentecoste di congiunzione
il testo greco inizia con una ‘E’ di congiunzione, letteralmente: “E in il
compiersi del giorno della pentecoste”. Risulta molto importante questa ‘E’,
infatti, collega, seppur idealmente, la Pentecoste all’Ascensione. Ascensione:
non è Gesù che ci lascia e quindi l’abbandono della fede, tutt’altro è la
liberazione della fede, una fede che cresce: Gesù vuole discepoli liberi non
sudditi paurosi. La ‘E’ che inizia un testo letterariamente, solitamente, non
si usa, invece la Bibbia inizia più volte con una e iniziale. Questo porge il
senso di una narrazione che è generazione e la generazione è narrazione. L’uomo
è Homo narrans (Jean-Pierre Sonnet, Generare è narrare, Vita e Pensiero),
almeno, dovrebbe esserlo.
- Pentecoste a maturazione:
ora l’accento è sul compimento (Il testo letteralmente suona così: E in il
compiersi del giorno della pentecoste), è frutto maturo e succoso.
- Pentecoste dove … il luogo dove si è svolto quanto narrato negli Atti, dov’è? È
nella «sala di sopra» Atti 1,13 luogo
di ritrovo abituale dei discepoli? Oppure, data la quantità di persone
prefigurata dal testo, forse sarebbe probabile allora un luogo ben più ampio,
potrebbe essere il cortile del tempio? Per noi resta la domanda più incisiva: dove accade Pentecoste? Non c’è un luogo
privilegiato, (sospiro di sollievo), non c’è una particolare ‘Terra Santa’ da
difendere o da riconquistare con le armi. Poi, consideriamo che la chiesa non è
un edificio ma sono le creature che la compongono, la chiesa è di ‘pietre viventi’.
- Le Pentecosti: al plurale per due motivi.
Primo motivo: una festa, ma due radici
e due significati: festa dal sapore
molto antico, originariamente festa del raccolto, della mietitura e,
successivamente, dopo il 70 e.v., anche festa del dono della Torah. Una
festa ebraica.
“ LA CHIESA NASCE MENTRE CELEBRA UNA FESTA EBRAICA” (Paolo Ricca)
Secondo motivo: le Pentecosti: oltre al
testo di Atti 2 vi sono altre
Pentecosti, per così dire, altre scintille di significati, ad esempio: Giovanni 14,15-31; I Corinzi 12,13.
Pentecoste come
…quel come è un vero toccasana, è un
autentico antidoto al veleno del fondamentalismo religioso (vi sono purtroppo
molti fondamentalismi non solo religiosi). Si comprende come il linguaggio
umano sia limitato (anche il linguaggio teologico? Soprattutto il linguaggio
teologico) e può rinviare solo una pallida idea dei doni che Dio ci porge:
come di un vento: non è un vento
ma “(un) suono come di irrompente soffio violento”. Nel commento di Francesco
Mosetto: “come di vento gagliardo”. Ecco un cristianesimo gagliardo ci vuole,
generoso e valoroso, aria frizzante nelle nostre vite e nelle comunitàì;
lingue come di fuoco: non è un fuoco ma come lingue di fuoco … su ciascuno di
loro, si è raggiunti individualmente nella comunità, quindi individualmente ma
non individualisticamente, tutti erano
insieme questo racchiude una grande promessa: ogni creatura è speciale e
non è isolata, i doni ricevuti sono restituiti nella condivisione.
- Pentecoste: è
… tempo d’Avvento non solo il periodo prenatalizio è Avvento, saper
attendere, imparare ad attendere è una scuola. Tempo d’avvento sì e, al
contempo, la Pentecoste è anche:
tempo di
mietitura saper
aspettare per ac-cogliere la maturazione, la fretta non aiuta, porta solo
frutti acerbi. Nel nostro piccolo ogni giorno è una piccola ma significativa
mietitura:
«Credente non è chi ha creduto una volta per tutte,
ma chi, in obbedienza al participio presente del verbo, rinnova il suo credo
continuamente», (Erri De Luca, Ora Prima,
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 1997, 7).
Tempo di festa
La festa è
da riscoprire per tutti, ma proprio per tutti: anche gli animali non dovrebbero
pagare con la vita per le nostre feste. «Gli animali sembrano essere stati
esclusi dal messaggio cristiano di riconciliazione e di pace. Certamente, con l’avvento
del cristianesimo, la loro condizione e la loro sorte non sono molto
migliorate. Basti pensare al fatto che le due maggiori festività cristiane
(Natale e Pasqua) si traducono ogni volta in una grande ecatombe di animali,
che finiscono sulle nostre mense. Le nostre feste sono per gli animali una vera
sciagura. (…) È tempo che gli uomini modifichino profondamente il loro modo di
porsi davanti agli animali e il loro modo di trattarli. Anche in questo campo è
necessaria una vera e propria conversione», Paolo Ricca, Roma, 27 giugno 2006
in: Paolo Ricca, Introduzione, Un Giorno
Una Parola 2007, Claudiana, 17-18.20;
speranza è anche scambio intergenerazionale
i giovani…visioni vedranno
anziani…sogni sogneranno
saggezza e prospettiva (oggi si direbbe progettazione)
disciplina e fantasia si distinguono e s’intrecciano, le nostre chiese
e pure la società ha bisogno dell’incontro tra le generazioni e dello scambio
di saggezze e di energie;
un linguaggio
non religioso, un linguaggio per tutti, era la grande speranza di Dietrich Bonhoeffer, un
linguaggio nuovo, accessibile, il teologo ha potuto solo delineare la
possibilità di questo. Il testo di Atti
ci parla di stranieri che si capiscono, non c’è più la diversità, c’è lo
straniero.
Tutti sono chiamati a parlare, anche gli Ultimi, anche loro hanno
diritto a visioni e sogni; ha sognato Etty Hillesum, e non nella tranquillità
di un comodo salotto:
«Volevo solo dire questo: la miseria che c’è qui
è veramente terribile – eppure, la sera tardi, quando il giorno si è inabissato
dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo
spinato, e allora dal mio cuore si innalza sempre una voce – non ci posso far
niente, è così, è di una forza elementare -, e questa voce dice: la vita è una
cosa splendida e grande, più tardi dovremo costuire un mondo completamente
nuovo»
(Etty Hillesum, dal campo di concentramento di
Westerbork, 1943, Lettere, edizione
integrale, Adelphi, 97);
tutti erano insieme anche qui, un duplice insegnamento (come minimo):
il racconto della Torre di Babele: come si sa è un
classico contrapporgli Atti 2 e
in parte è bene che sia così: Genesi 11
è, innanzitutto, la condanna della mercificazione del lavoratore; la
persona era, lì, ridotta ad oggetto, anzi molto meno di un oggetto. Una
tradizione ebraica giustamente stigmatizzava e s’indignava per il fatto che se
moriva una persona sul cantiere della costruzione della Torre era considerato
irrilevante, se invece andava perduto un mattone c’erano indagini approfondite.
Poi, in Genesi 11 c’è la condanna del pensiero unico che è la negazione della
diversità; però, proprio su questo, è un racconto che può essere visto anche in
maniera un po’ diversa.
«Come dall’Eden, così dalla valle di Scin’ar fu
imposto esilio ai temerari. Diversamente si può interpretare l’urgenza divina
che smembrò in loquele l’idioma universale. A Dio parve inadeguata all’uomo la
povertà di una sola lingua. Che siano le tigri siberiane a possederne una
adatta a intendersi con le loro simili dislocate nel Bengala. Gli uomini invece
stentino, siano costretti ad apprendere per potersi capire», (Erri De Luca, Una nuvola come tappeto, Feltrinelli,
Milano, 1992, 14).
- No pensiero unico - Sì cattolicità. ‘Cattolicità’ è
bene che anche il protestantesimo si riappropri di questa ‘nota’ caratteristica
della chiesa cristiana. Accanto ad Evangelicità ed Ortodossia ci sta, infatti, a
pieno titolo, la Cattolicità. Come non cadere nel rischio, di nuovo, del
pensiero unico che azzera le differenza e annulla le diversità? Riconoscendo
che di Evangelicità, Ortodossia e Cattolicità non riusciamo che a sfiorarne che
dei frammenti.
Cattolicità è universalità: è anche un modo per dire che siamo
tutti sullo stesso pianeta, l’unico che abbiamo. Nell’averne cura e premura la
rapidità qui sarebbe assai gradita.