sabato 7 maggio 2016

la Lumière - Domenica 8 maggio 2016

foglio liturgico e di cultura biblica-teologica

gratuito

Domenica 8 maggio 2016
- 7a DI PASQUA
EXAUDI Signore ascolta la mia voce! - Salmi 27,7
Apocalisse 22,20b
Amen! Vieni, Signore Gesù!






BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE

Maurizio ABBÀ

Amen! Amen deriva dall'ebraico e ha i seguenti significati:  
dimostrarsi saldo, degno di fede, aver consistenza, rimanere, sentirsi sicuro, aver fede,
pertanto vuol dire: certamente, veramente
(dal Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento, Edizioni Dehoniane Bologna, 89).
- Amen in conclusione del Nuovo Testamento, dunque al termine della Bibbia cristiana, è come il prezioso attestato della veridicità di quanto è affermato, infatti, la Bibbia è alimento genuino. 
- La Bibbia purtroppo sovente è resa indigesta proprio da chi dice di custodirla e di amarla sopra ogni altra cosa. 

'Amen': 

" Questo vocabolo indica l'accoglimento consapevole e impegnativo di una promessa e di una garanzia, l'assenso alla preghiera e alla lode, viene spontaneo chiederci se questo aspetto di risposta vincolante, che distingue l'obbedienza della fede dalla semplice partecipazione al culto, non sia andato perduto. "
(H. Bietenhard e L. Coenen, 'Amen' in: Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, Edb, 89-91 qui 91).

Questo brano conclusivo, Apocalisse 22,20, non dimentichiamolo, è incastonato nel libro che praticamente chiude la medesima Bibbia.
- Senza dimenticare però che segue una benedizione che diventa anche un saluto - : 
"La grazia del Signore Gesù sia con tutti." Apocalisse 22,21
benedizione-saluto non formale e non da sottovalutare nella sua importanza.
Questa preghiera conferma fiducia e verità.
- Una fiducia che sarà fragile, in quanto umana, molto fragile dunque ma con una sua forza in quanto poggia sul Dio di Gesù Cristo la cui delicata misericordia è più forte della nostra fragilità.
- Una verità che non richiede di fare vittime per affermarsi, come invece è accaduto purtroppo nella Storia. 
(Si veda il fascicolo n.6/1988 di Concilium rivista internazionale di teologia, edizione italiana, Queriniana dal titolo significativo: La verità e le sue vittime).
 
- Cos'è la verità? - Verità è la possibilità di una sinfonia di significato per dare senso pieno e vero alla vita. La verità non la si possiede, la si ricerca, sempre.
La verità è una ma ha bisogno, vera necessità, di essere accompagnata dalla misericordia, perché la verità non s'impone ma per essere verità occorre che si accompagni alla misericordia non per essere sminuita, anzi per esserne rinforzata. 
La verità non può essere a buon prezzo, la verità non può essere in saldo, perché? 
- Perché la verità attraversa la realtà senza infliggere ulteriori inutili sofferenze
La verità toglie false illusioni e porge speranze vere.


" Per quanto Giovanni evangelista abbia visto
     numerosi mostri strani nella sua visione,
         non vide alcuna creatura tanto feroce
             quanto uno dei suoi commentatori  "
                      G.K. Chesterton, Ortodossia
(citato da: - Richard J. Erikson,  
Guida introduttiva all'esegesi del Nuovo Testamento Come vincere la paura del metodo critico, Edizioni San Paolo, 242).

- L'Apocalisse biblica non è stata scritta per farci paura, tutt'altro: 
è stata scritta per infonderci coraggio.
- L'Apocalisse biblica non ci parla tanto della fine ma, come i biblisti ci fanno notare, del fine della nostra esistenza.
  
 La venuta di Gesù vuol dire imparare l'attesa. 
Nel calendario liturgico c'è uno periodo preciso, spazio apposito per imparare l'attesa, per ri-scoprirla è il periodo prenatalizio denominato, appunto, dell'Avvento
A ben vedere, a ben udire, l'avvento può essere in ogni momento dell'anno. 
Imparare ad attendere, 
ad attendere il ritorno (greco: parousia) di Gesù Cristo. 
Torna in mente il termine:

'Maranathà' parola aramaica menzionata, nella Bibbia, nella lettera paolina: I Corinzi 16,22b,
con due traduzioni possibili, molto diverse tra loro: 
"Il Signore nostro è venuto", oppure "Signore nostro vieni". Questo accade in quanto sono due parole che il testo greco, che ci è pervenuto, non specifica come dire, la valenza temporale; lascia aperte le due possibilità, meglio così, anche noi siamo tra queste due possibilità, certezze che si alimentano a vicenda: certezza e speranza:
maràn  athá  "Il Signore nostro è venuto", è una forma di confessione di fede;
marána thá   "Signore nostro, vieni!" è una forma d'invocazione, di supplica, di richiesta che è certa, nella fede, dell'esaudimento.

  
La signoria di Gesù 
è proprio quello che il Padre nostro, preghiera di tutte le preghiere veraci,
c'insegna in uno dei suoi ingredienti di base:
Venga il tuo regno  Matteo 6,10; Luca 11,2;

Con il teologo valdese Paolo Ricca possiamo affermare:
" L'ultima parola è una preghiera. Già questo è un segno: alla fine, una preghiera. L'ultima ora, l'ora della verità, è l'ora della preghiera. 
La verità ultima della nostra vita, anzi dell'intera storia umana, è una preghiera ".

tratto da: - Paolo Ricca, Alle radici della fede Meditazioni bibliche 
edizione a cura di Eugenio Bernardini, Claudiana editrice, Torino, 1987, 191-196, qui 191.