sabato 30 aprile 2016

la Lumière - Domenica 1 maggio 2016

foglio liturgico e di cultura biblica-teologica  gratuito


Domenica 1 maggio 2016
- 6a DI PASQUA
ROGATE (Pregate!)
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,1-9 
Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 
3 Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici, [i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua;  
4 perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l'acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
5 Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo.  

6 Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»  
7 L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».  
8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 
9 In quell'istante quell'uomo fu guarito; 
e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.





 Theologica I.
 Gerard SLOYAN
   "    (...)  La Piscina della Pecore di Gerusalemme (nelle traduzioni inglesi si parla di una «Porta delle Pecore», un'aggiunta in 5,2 dovuta probabilmente all'influenza di alcuni passi dell'Antico Testamento) è circondata da una struttura in pietra veramente notevole, rovine che possono essere visitate ancora oggi nella proprietà dei Missionari d'Africa (noti popolarmente come «Padri bianchi» per il colore del loro abito) che curarono gli scavi in sito. Nelle vicinanze si trova la chiesa di Sant'Anna, costruita dai crociati nel Medioevo. 
Probabilmente fu Erode il Grande che fece costruire i quattro portici che nascondevano le vasche e anche il quinto che le separava. 
Negli scavi moderni l'opera in pietra è sotto il livello stradale attuale e, probabilmente, lo era anche ai tempi di Gesù, nonostante il livello stradale sia oggi vari metri più alto dell'antico. 
Le vasche accoglievano quindi anche la pioggia che scorreva sulla strada, rifornendo poi le fonti sotterranee. In questo caso, la descrizione degli scavi e del luogo fatta dal pulpito può risultare utile, perché ci sono pochi siti del Nuovo Testamento che sono noti con altrettanta certezza e con particolari che vanno ben oltre un'ipotetica ubicazione, che qui, invece, è sicura.
(...)
I «paralitici» del v. 3 sono coloro che hanno un arto inaridito o secco (xeron; potrebbe forse interessare i moderni utilizzatori di fotocopiatrici e altre macchine Xerox sapere che l'inventore di quel procedimento a secco scelse di sostituire la finale originale n con una x).  "

tratto da: - Gerard SLOYAN, Giovanni 
(Strumenti 38 Commentari), Edizione italiana a cura di Franco Ronchi,
Claudiana, Torino, 2008, 107.


Theologica II.
Mario GALIZZI
"   Gesù (...) lo ritroviamo a Gerusalemme, nel contesto di una festa, cioè nell'ambito delle istituzioni d'Israele. Gesù però non si reca immediatamente al tempio. Entra prima in un luogo di dolore.
Sotto i portici della piscina di Betzatà c'è una moltitudine di malati in cerca di salute. Ci sono ciechi, storpi, rattrappiti... Ma perché non vanno al tempio del Dio d'Israele   
«il Signore vicino a chi ha il cuore affranto»,

«il Signore che consola e ridona la gioia»,
che «cura e guarisce» (Sal 34,19; 94,19; E34,16).
(...)
i ciechi, gli storpi, i rattrappiti, ecc... appartenevano alla vasta sfera dell'impurità cultuale.
Non era loro permesso avvicinarsi a Dio (Lv 21,18-19; 2 Sam 5,6): erano solo tollerati nel cortile dove c'erano i mercanti (vedi Mt 21,15), oppure all'ingresso del tempio (vedi At 3,1-10). Molti di loro, però, preferivano sostare presso la piscina di Betzatà, che forse era un luogo pagano, tollerato (...)
Qui entra Gesù, 
in un ambiente che agli immediati lettori di Giovanni, sparsi nel mondo greco-romano, ricordava le piscine degli dèi guaritori, nelle cui acque gli ammalati cervano la guarigione o il sollievo alle loro sofferenze.
    Gesù entra in un simile luogo, come il Signore della vita, e si avvicina a colui che più degli altri era senza speranza.
Appare così come il Signore degli ultimi. 
Ma quell'ammalato non lo conosce, e quando Gesù gli parla, egli vede in lui solo un possibile aiutante. Per lui la vita è nell'acqua della piscina. Ma per Gesù anche quell'acqua, come già quella del pozzo di Giacobbe, non può dare la vita, perché egli solo è la Vita. Perciò, rivolto all'ammalato, dice:
«Alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina!».
     Quell'uomo, come l'ufficiale regio (4,50), ubbidì alla parola di Gesù è immediatamente guarì. Gesù salva con la sua parola.
    Gesù è più potente di tutti gli dèi guaritori. 

tratto da: - Mario Galizzi, Vangelo secondo Giovanni commento esegetico-spirituale
Editrice Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1997, 78-79,  edizioni successive.
 










BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
Maurizio ABBÀ

Là dove i diritti diventano dei favori eventualmente concessi è una sconfitta. 
Là dove non si riesce a giungere in tempo, ad afferrare una mano di aiuto, il che accade
anche (soprattutto?) in ambito religioso per cui se arrivi primo bene e se no... ti arrangi anche questa è una sconfitta. Perché se arrivi secondo sei nessuno, il secondo è il primo dei perdenti: questa è la docenza del pensiero corrente e anche della religione, di tutte le religioni: della finanza, della politica, dello scientismo, anch'esse possono diventare ideologie religiose con i loro fondamentalismi non molto gradevoli.
Ci sono delle barriere ed alcuni non riescono a superarle ed allora la vita diventa una corsa ad ostacoli, ne sanno qualcosa le persone che si muovono "sulle ruote" di una sedia a rotelle per le strade delle città; persone che con tenacia non desistono e c'insegnano che le barriere, tutte le barriere, non hanno per forza sempre l'ultima parola. 
C'è speranza e questa speranza si chiama Gesù Cristo che ti chiama ad alzarti e a ri-prendere il cammino della vita, della tua vita, una vita comunque e sempre speciale.


L'angolo della Preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

nel racconto del IV Evangelo (Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,1-9),
là c'era un uomo che non sa, almeno subito, chi è Gesù, pensa forse che Gesù sia un aiutante, un possibile aiutante là dove l'aiuto, una qualsiasi forma di aiuto pareva impossibile. 
- Per tutti coloro che pensano che Gesù sia "solo" un aiutante nella vita quotidiana, è già molto, ricordiamocelo anche noi che confessiamo la fede nel Signore Gesù Cristo, Gesù è l'aiutante.
Riuscire poi, nell'ASCOLTO, ad accogliere la parola di Gesù che porge energia, vitalità, desiderio di vita, di relazione per gustare l'alba di giorni che non tramontano mai nella Signoria di Gesù Cristo.
- E noi cosa possiamo fare? E noi cosa possiamo ricevere?
Risulta sempre valido l'insegnamento di Luigi Pintor:
"Non c'è in un'intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi",
(Luigi Pintor, Servabo Memoria di fine secolo, (Variantine), Bollati Boringhieri editore, Torino, 85, 1991, ristampa 2005, il carattere grassetto l'ho inserito io).

Maurizio Abbà