foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 10 aprile 2016
- 3a DI PASQUA -MISERICORDIAS DOMINI
La terra è piena della benevolenza del Signore - Salmi 33,5
La terra è piena della benevolenza del Signore - Salmi 33,5
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,13-35
EMMAUS
deriva, come ci rammentano i biblisti, dall'ebraico e significa:
In questo testo la fede è come dire, alle terme.
Fede che ha bisogno di ristoro,
- una Fede ristoratrice ossia confortante e consolante.
Conforto e consolazione sono da evidenziare perché sono importanti davvero;
- di più la Fede ha bisogno di animazione, d'innovazione anche audace, nuova, radicata in profondità nell'antico;
- di più ancora: la Fede ha bisogno di ri-animazione, quando è cristallizzata in irrigidimenti che non portano da nessuna parte purtroppo diventa ottusità, purtroppo diventa incapacità di poter vedere con la Fede quello che accade al nostro fianco!
- Di più la Fede ha bisogno di... Risurrezione. Nel senso del Nuovo Testamento Risurrezione vuol dire: essere svegli, essere in cammino.
Fede che ri-conosce il suo Maestro.
Ci vogliono gli occhi della Fede.
Per questo occorre porgere ospitalità e, a sua volta, saperla ricevere.
Una Fede che ritrova così la speranza quando tutto pareva ormai perduto.
Un Maestro che si rende invisibile, (invisibile ai suoi!) quindi non è afferrabile, non può essere fatto prigioniero, questa è garanzia di una fede autentica che poggia esclusivamente sul dono di Dio.
Emmaus non è stata localizzata con precisione, ci sono diverse ipotesi di localizzazione,
per i dati archeologici e storici speriamo che si trovi un giorno l'esatta ubicazione del villaggio citato nel testo biblico, ma quello che conta per la Fede è che Emmaus e il cammino per raggiungerla è dove ci troviamo già adesso e dove ci troveremo anche domani,
Emmaus: è la nostra ricerca di fede, una ricerca che dura una vita, che, dopo un cammino che impara a lasciarsi sorprendere, sa in chi crede
perché è una Fede che diventa pane che alimenta, che diventa pane che nutre il significato del senso della vita,
una Fede da condividere e questo lo impariamo, questo anzi lo sappiamo già, ma dobbiamo, appunto, impararlo ogni giorno di nuovo: se si con-divide non si è mai isolati nella Fede, come non si è mai isolati nell'Amicizia, come non si è mai isolati nell'Amore.
Le risorse cui attingere ci sono, ricordiamoci il conforto e la consolazione.
Una Fede che cammina e che dialoga è una Fede, nel suo piccolo, risorta, in quanto è una Fede che sa che il Signore è veramente risorto.
Una Fede che riconosce e che trasforma:
- riconosce con gli occhi del cuore
- trasforma alla luce della Pasqua di Risurrezione la nostra esistenza.
Evangelo: Buona Notizia da porgere e poi da ricevere. Grazie
13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; 14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. 16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. 17 Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. 18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» 19 Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. 22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon'ora al sepolcro, 23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo.
24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto». 25 Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! 26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» 27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. 32 Ed essi dissero l'uno all'altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr'egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» 33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».
35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.
Theologica I.
Paolo RICCA
" Poi Gesù comincia ad apparire: appare a Maria Maddalena, che subito non lo riconosce; ai due di Emmaus che pure non lo riconoscono se non quando spezza il pane in loro presenza.
Questo grido pasquale non arriva subito.
Potremmo dire: non è subito Pasqua.
tratto da: - François BOVON Luca
Traduzione italiana di Marco Bertagna Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz
Volume 3 Commento a 19,28-24,53
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.3), Paideia Editrice, Brescia, 2013, 572.
(...)
Ciò che questi due uomini si lasciano dietro, voltando le spalle a Gerusalemme e mettendosi in cammino verso Emmaus, è una terra bruciata di tutte le aspettative. Entro le mura delle città santa è stato distrutto tutto quello in cui avevano riposto le loro speranze.
Con la persona di Gesù essi non avevano associato una cosa qualunque, ma la salvezza d'Israele, l'adempimento di tutte le promesse.
Vicino a lui essi avevano creduto di poterla toccare con mano, questa salvezza, solo per sperimentare che essa viene distrutta e non da un qualcosa pur che sia, non da un caso disgraziato, ma per una sentenza pronunciata da un tribunale con tutti i crismi della legalità.
Arrivare a capire una cosa del genere è fuori della portata umana, e più i due si allontanano da Gerusalemme, più escono dal mondo in cui c'era stata la loro vita in cui avevano visto il futuro.
In questo senso Emmaus è un luogo da nessuna parte, non una meta, ma un niente, Gerusalemme sarà ovunque.
Eppure lì non è possibile vivere.
" Vedere. La risurrezione si può vedere? Quale visibilità ha la presenza di Cristo nella sua comunità? Con questa storia di due discepoli che hanno conosciuto Gesù durante il suo ministero e che non lo riconoscono risorto, il racconto di Emmaus cerca di dare delle risposte a questi interrogativi.
tratto da: - Yann Redalié
I vangeli Variazioni lungo il racconto Unità e diversità nel Nuovo Testamento
(Piccola biblioteca teologica 104), Editrice Claudiana, Torino, 2011, 163.
È già Pasqua per Gesù, non lo è ancora per i discepoli.
Cristo è già risorto, ma la fede dei discepoli, la fede nostra, non è ancora risorta.
Non è subito Pasqua per noi: bisogna vincere molte incertezze, molti dubbi, molte esitazioni, molte opposizioni; bisogna fare un lungo cammino, bisogna vincere molte resistenze perché sgorghi dal cuore dell'uomo questo grido nuovo, mai udito prima:
«Il Signore è veramente risuscitato!». "
tratto da: - Paolo Ricca, Alle radici della fede Meditazioni bibliche
edizione a cura di Eugenio Bernardini, Claudiana Editrice, Torino, 1987, 150.
Theologica II.
Lidia MAGGI
" Per il terzo evangelista il cammino è simbolo capace di dire l'intera vita di Gesù.
La sua storia è pensata come un viaggio verso Gerusalemme. O meglio, se stiamo al testo originario, come un esodo (Lc 9,31). Le risonanze antropologiche del simbolo esodico sono evidenti, a partire dai passaggi decisivi della nascita e della morte fino a comprendere tutti quei momenti di crisi e di svolta nei quali si impone un uscire ed un entrare.
Nascere alla speranza, rinascere alla fede: è questo che si propone di suscitare la storia di Emmaus: provocare nel lettore le doglie del parto per dare vita all'esistenza credente. "
tratto da: - Lidia Maggi, Vedere attraverso l'udito: il testo di Luca
in: Lidia Maggi e Dario Vivian,
Contemplando Emmaus In ascolto del racconto di Luca guidati dai mosaici di Monreale
(Intorno alla Bibbia), Prefazione di Serena Noceti
ISG Edizioni, Vicenza
Editrice ELLEDICI, Leumann (TO), 9-47, qui 11.
Theologica III.
François BOVON
" Ho esaminato la Paraphrasis e le Adnotationes di Erasmo, alcuni sermoni di Lutero, l'Harmonie évangélique di Calvino. Preferisco tuttavia i tentativi successivi di Rembrandt a tutti i commentari. Ai quadri a olio antepongo i disegni e le incisioni: l'artista tenta di rappresentarvi ciò che non potrebbe essere raffigurato, la risurrezione. Esita, abbozza qualcosa, poi si corregge oppure ritratta. Talvolta mostra il volto umano ma splendente nel risorto, talvolta preferisce vederlo sparire, altre volte ancora insiste sull'abbagliante traccia luminosa che lascia quando se ne va. Mai ho percepito in modo così vivo la verità di questa presenza-assenza, di questa presenza spirituale che sfugge. "tratto da: - François BOVON Luca
Traduzione italiana di Marco Bertagna Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz
Volume 3 Commento a 19,28-24,53
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.3), Paideia Editrice, Brescia, 2013, 572.
Theologica IV.
Eugen DREWERMANN
" Questo vangelo contiene senza dubbio il primissimo racconto pasquale della cristianità. Così, strada facendo e di passaggio, i discepoli si sono visti il Risorto davanti molto prima di essere in grado, successivamente, di trovare vuoto il sepolcro di Gesù. (...)
Ciò che questi due uomini si lasciano dietro, voltando le spalle a Gerusalemme e mettendosi in cammino verso Emmaus, è una terra bruciata di tutte le aspettative. Entro le mura delle città santa è stato distrutto tutto quello in cui avevano riposto le loro speranze.
Con la persona di Gesù essi non avevano associato una cosa qualunque, ma la salvezza d'Israele, l'adempimento di tutte le promesse.
Vicino a lui essi avevano creduto di poterla toccare con mano, questa salvezza, solo per sperimentare che essa viene distrutta e non da un qualcosa pur che sia, non da un caso disgraziato, ma per una sentenza pronunciata da un tribunale con tutti i crismi della legalità.
Arrivare a capire una cosa del genere è fuori della portata umana, e più i due si allontanano da Gerusalemme, più escono dal mondo in cui c'era stata la loro vita in cui avevano visto il futuro.
In questo senso Emmaus è un luogo da nessuna parte, non una meta, ma un niente, Gerusalemme sarà ovunque.
Eppure lì non è possibile vivere.
È questo che significa andarsene in questo villaggio, distante appena sessanta stadi; in realtà nel mezzo vi è l'abisso di tutto un mondo.
(...)
Anche il semplice fatto di continuare a discutere su quanto è incomprensibile è già molto e spesso è l'inizio della fede. "
tratto da: - Eugen Drewermann
Vita che nasce dalla morte Prediche per il tempo di Quaresima e di Pasqua
(Spiritualità 68), Editrice Queriniana, Brescia, 1998, 365.373.374.
Theologica V.
Vita che nasce dalla morte Prediche per il tempo di Quaresima e di Pasqua
(Spiritualità 68), Editrice Queriniana, Brescia, 1998, 365.373.374.
Theologica V.
Yann REDALIÉ
" Vedere. La risurrezione si può vedere? Quale visibilità ha la presenza di Cristo nella sua comunità? Con questa storia di due discepoli che hanno conosciuto Gesù durante il suo ministero e che non lo riconoscono risorto, il racconto di Emmaus cerca di dare delle risposte a questi interrogativi.
È un racconto pedagogico che si rivolge all'esperienza cristiana.
A modo suo ci dice che la risurrezione non è un'evidenza immediata, la presenza del vivente deve essere riconosciuta.
Il racconto di Emmaus risponde alla domanda, come incontrare il Signore Gesù risorto, oggi?
E invita alla partecipazione, alla gioia dei discepoli che ritrovano il Signore. "
Il racconto di Emmaus risponde alla domanda, come incontrare il Signore Gesù risorto, oggi?
E invita alla partecipazione, alla gioia dei discepoli che ritrovano il Signore. "
tratto da: - Yann Redalié
I vangeli Variazioni lungo il racconto Unità e diversità nel Nuovo Testamento
(Piccola biblioteca teologica 104), Editrice Claudiana, Torino, 2011, 163.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio ABBÀ
Riconoscimento e Trasformazione
EMMAUS
deriva, come ci rammentano i biblisti, dall'ebraico e significa:
«fonte», «fonte calda»,
«sorgenti calde».
Fede che ha bisogno di ristoro,
- una Fede ristoratrice ossia confortante e consolante.
Conforto e consolazione sono da evidenziare perché sono importanti davvero;
- di più la Fede ha bisogno di animazione, d'innovazione anche audace, nuova, radicata in profondità nell'antico;
- di più ancora: la Fede ha bisogno di ri-animazione, quando è cristallizzata in irrigidimenti che non portano da nessuna parte purtroppo diventa ottusità, purtroppo diventa incapacità di poter vedere con la Fede quello che accade al nostro fianco!
- Di più la Fede ha bisogno di... Risurrezione. Nel senso del Nuovo Testamento Risurrezione vuol dire: essere svegli, essere in cammino.
Fede che ri-conosce il suo Maestro.
Ci vogliono gli occhi della Fede.
Per questo occorre porgere ospitalità e, a sua volta, saperla ricevere.
Una Fede che ritrova così la speranza quando tutto pareva ormai perduto.
Un Maestro che si rende invisibile, (invisibile ai suoi!) quindi non è afferrabile, non può essere fatto prigioniero, questa è garanzia di una fede autentica che poggia esclusivamente sul dono di Dio.
Emmaus non è stata localizzata con precisione, ci sono diverse ipotesi di localizzazione,
per i dati archeologici e storici speriamo che si trovi un giorno l'esatta ubicazione del villaggio citato nel testo biblico, ma quello che conta per la Fede è che Emmaus e il cammino per raggiungerla è dove ci troviamo già adesso e dove ci troveremo anche domani,
Emmaus: è la nostra ricerca di fede, una ricerca che dura una vita, che, dopo un cammino che impara a lasciarsi sorprendere, sa in chi crede
perché è una Fede che diventa pane che alimenta, che diventa pane che nutre il significato del senso della vita,
una Fede da condividere e questo lo impariamo, questo anzi lo sappiamo già, ma dobbiamo, appunto, impararlo ogni giorno di nuovo: se si con-divide non si è mai isolati nella Fede, come non si è mai isolati nell'Amicizia, come non si è mai isolati nell'Amore.
Le risorse cui attingere ci sono, ricordiamoci il conforto e la consolazione.
Una Fede che cammina e che dialoga è una Fede, nel suo piccolo, risorta, in quanto è una Fede che sa che il Signore è veramente risorto.
Una Fede che riconosce e che trasforma:
- riconosce con gli occhi del cuore
- trasforma alla luce della Pasqua di Risurrezione la nostra esistenza.
Evangelo: Buona Notizia da porgere e poi da ricevere. Grazie
L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Bruno Chenu
Cristo Gesù, il cammino si presenta a noi tortuoso, incerto.
Dobbiamo però cedere al suo appello,
indipendentemente dal nostro stato d'animo.
Che abbiamo lasciato dietro a noi?
I nostri fervori, i nostri sogni, le nostre impotenze?
È difficile voltare pagina quando un evento ci ha scosso.
Vorremmo tanto far durare l'entusiasmo
e la mobilitazione di un momento.
Ma si deve imparare a elaborare il lutto e tornare in sé e su di sé.
Fortunati se non siamo soli nel nostro cammino
e possiamo discutere con un compagno di viaggio,
magari alzando un po' la voce di tanto in tanto.
La solitudine può rivelarsi una prova troppo dura da sopportare
al tempo dell'individuo-re.
La parola scambiata ci dà sollievo e rende il cammino più familiare.
Ci contiamo per due, mentre dobbiamo farlo per tre.
Tu infatti non manchi mai dai nostri incontri,
sei presente in ogni nostro dialogo per aprirlo alla realtà.
Tu sei la Parola all'origine di ogni parola.
Vieni, Signore Gesù, a inserirti nei nostri faccia a faccia,
vieni a obbligarci a discernere l'evento,
a scavare il senso di ciò che ci capita,
a dare slancio alle nostre vite.
Noi crediamo di aver capito tutto.
Ci manca la chiave della tua venuta e del tuo accompagnamento
per rimettere ordine nelle nostre memorie,
per interpretare la storia passata e presente
e lasciare che la Parola infiammi le nostre vite.
La tua Parola - dobbiamo ammetterlo -
non appare come assoluta novità.
È stata lavorata grazie a secoli di fede e di attesa
dal più piccolo dei popoli.
Essa s'inscrive in una successione di gesti profetici
sempre convinti della grandezza di Dio e della dignità dell'uomo.
Ma ecco, tu sei più di un profeta tra altri,
più di un messia che incarna la speranza di una nazione.
Tu vieni da Dio e ritorni a Dio
attraversando tutta la densità della condizione umana,
fino a essere condannato a una morte ignominiosa.
Eppure, questa morte non ha potuto trattenerti
tra le sue mani ghiacciate.
Nel profondo della nostra notte, la notizia della tua risurrezione
non finisce di abbagliarci:
tu sei vivente e ogni vita trova in te
la sua sorgente e il suo compimento, il suo senso e la sua fecondità.
Poiché hai tanto da fare sui cammini umani, tu passante importante,
accetta di condividere la nostra casa e la nostra tavola.
Noi abbiamo fame di parola e di pane, e più ancora del cielo sulla terra.
Ripeti per noi i gesti del dono e della comunione.
Insegnaci a diventare nutrienti per gli altri come tu lo sei per noi.
Facci capire che aderendo alla comunità dei discepoli
non dobbiamo più inquietarci della tua assenza
e che, aderendo alla comunità degli uomini,
siamo noi stessi responsabili della tua presenza.
Il cammino è tortuoso, incerto.
Ma è arricchito dai segni tenui ed efficaci
che ci rimettono al tuo seguito,
risvegliàti dai nostri torpori e liberàti da noi stessi.
Donaci il fiato per correre a portare la notizia ai nostri fratelli,
fino a quella Gerusalemme celeste che ci viene incontro
per riunire i pellegrini di tutti i popoli e di tutte le religioni.
tratto da: - Bruno Chenu I discepoli di Emmaus
Traduzione dal francese di Fausto Savoldi,
(Itinerari biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 123-124.
tratto da: - Bruno Chenu I discepoli di Emmaus
Traduzione dal francese di Fausto Savoldi,
(Itinerari biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 123-124.




