foglio biblico, teologico, liturgico
gratuito
DOMENICA 8 Settembre - 13a DOPO PENTECOSTE
Atti 3,1-10
1 Pietro e Giovanni salivano al
tempio per la preghiera dell'ora nona, 2 mentre si portava un uomo,
zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio
detta «Bella», per chiedere l'elemosina a quelli che entravano nel tempio. 3 Vedendo
Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, egli chiese loro l'elemosina.
4 Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse:
«Guardaci!» 5 Ed egli li guardava attentamente, aspettando di
ricevere qualcosa da loro. 6 Ma Pietro disse: «Dell'argento e
dell'oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il
Nazareno, cammina!» 7 Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in
quell'istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. 8 E
con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel
tempio camminando, saltando e lodando Dio. 9 Tutto il popolo lo
vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui
che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni
di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto.
Essere girasoli
I salici piangenti,
volenti o nolenti, non si possono sradicare dalla vita. Per tutti, presto o
tardi, il dolore bussa alla porta della propria casa: per alcuni ha il profilo
della sofferenza fisica o mentale, per altri il sapore amaro di ferite personali
mai rimarginate, per altri ancora si annuncia attraverso l’aridità dello
spirito e il vuoto di ideali.
In primo
luogo, la vita interpella ogni salice piangente a scavare nel profondo, per
trovare e risvegliare il proprio medico interiore.
All’ombra di ogni salice piangente veglia un girasole,
così come dietro ogni problema è nascosto un dono.
Nessun
volto è così pieno di lacrime da non avere spazio per un benefico sorriso,
nessuna tragedia è così grave da non lasciare qualche filo di speranza lungo il
percorso, e nessuna notte è così lunga da non essere seguita dal nuovo giorno.
Il lamento del salice piangente non annulla la
presenza del girasole, che abita nello stesso giardino. Solo chi è in contatto
con il proprio girasole sprigiona il canto della speranza.
In secondo luogo, il mondo
ha più bisogno di girasoli che non di salici piangenti.
Salici piangenti non sono solo i malati, ma anche
coloro che guardano alla realtà con gli occhi del pessimismo, criticano tutto
ciò che non corrisponde alle proprie aspettative, si sentono vittime dell’ingiustizia
della vita, non sono contenti se non sono scontenti.
Le immagini di afflizione e negatività reclamano la
presenza di girasoli che trasmettano sole, luce e risurrezione.
Girasoli
sono coloro che si accostano al dolore senza minimizzarlo o banalizzarlo, ma
versando l’olio della guarigione e alimentando la speranza nel cuore del sofferente.
Girasoli sono coloro che controbilanciano le giornate piovose con l’arcobaleno
della comprensione e i raggi della gentilezza e della bontà.
Il
girasole ha una sua storia da raccontare: non pretende di crescere da solo, ma
vive bene in comunione senza competere per spazio o per luce, perché per tutti
c’è abbastanza sole e nutrimento. Il girasole non è egoista o avaro, ma
accoglie tra le trame del suo viso api, farfalle e altri insetti che hanno
bisogno della sua linfa e dei suoi doni.
Il girasole non contempla la realtà dall’alto per
dominarla, ma per illuminarla con la sua luce e baciarla con il suo sorriso. Si
affida al sole per ricevere energia e vita, ma sa anche inchinarsi dinnanzi
alla notte per onorare l’altra dimensione dell’esistenza.
Nel mondo
della salute sono simboli di speranza tutti coloro che onorano la vita come il
girasole.
Il girasole non si illude che i doni che possiede,
i sorrisi che dona, la luce che offre, l’olio che sprigiona siano merito
personale: per questo è in costante adorazione di quel sole che lo nutre ed
alimenta.
Nel cuore
di ogni girasole c’è un inno di gioia a Dio, datore di ogni bene.
Arnaldo Pangrazzi
tratto da:
Arnaldo Pangrazzi
Sii un Girasole accanto ai Salici piangenti
Dialoghi con i malati
Edizioni Camilliane, Torino, 1999, Seconda edizione, 187-188.