sabato 31 ottobre 2015

la Lumière - Domenica 1 novembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 1 novembre 2015  - 23DOPO PENTECOSTE

BIBLICA    
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,21-35
21 Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» 22 E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23 Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. 25 E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. 26 Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". 27 Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!" 29 Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò". 30 Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. 31 I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l'accaduto. 32 Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; 33 non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" 34 E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. 35 Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».



BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE 
                                                        Maurizio Abbà                                           
 Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,21-35
Il dono più grande
È già lì Sia charo e sia detto fin dall'inizio: il perdono è un percorso lungo e difficile. Il perdono non è "a buon mercato", se è vero perdono.
Il perdono è già in Dio, ed è proprio da Dio che dobbiamo riceverlo e ricevere anche le forze e la sapienza e l'umiltà di poter perdonare, di ricevere il perdono ed anche di perdonare noi stessi. 

Le nostre ferite Le nostre ferite sono lacci che ci dominano, dobbiamo arrivare a signoreggiare su di esse; - di nuovo: il percorso è difficile e non ci sono facili scorciatoie.
Manicardi cita un'affermazione di una teologa: 
"Il perdono ha le sue radici nell'albero della vita non nell'albero della conoscenza del bene e del male", 
(il riferimento segnalatomi da Manicardi, che ringrazio, è il seguente: - Lytta Basset, Le Pardon originel. De l'abîme du mal au pouvoir de pardonner, Labor et Fides),
dunque: il PerDono ha le sue radici nell'albero della vita.
- Lo Spirito Santo sana le ferite, nell'ottica credente questo ci consola e ci può fortificare nell'umiltà.

- Perdono: che cos'è  è la possibilità di liberarci dai fantasmi e da incubi che ci attanagliano, Il perdono è la possibilità di Ri-Cominciare.

- Potenza/Debolezza Il perdono può fare molto, è l'unica Potenza che il credente può ricercare e richiedere in preghiera. Si tratta però di una potenza che ha una fragilità costitutiva, una potenza, quella del perdono, che non ha garanzie 'scientifiche' di successo. 
Solo nella scelta responsabile e nella libertà si aprono scintille di cambiamento.

- Generatore di futuro Il perdono genera futuro. Il futuro genera possibilità di futuro mentre la vendetta oscura il presente e non solo il futuro. 
"Il perdono sempre crea futuro e m'impedisce di restare prigioniero del passato", (L.Manicardi).


Quando il PerDono riesce a trovare casa, 
allora...
allora il PerDono è il dono più grande, 
è autentica primizia di Risurrezione qui ed ora.

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Nella Domenica della Riforma Protestante 
(memoria del 31 ottobre 1517 affissione delle 95 Tesi di Lutero),
facendo tesoro del passato con le sue luci splendide e purtroppo le sue ombre altrettanto oscure, si può scrivere pagine nuove, davvero nuove, ma non da soli e non lasciamo soli gli altri in questo compito.
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Ho trovato spunti davvero interessanti in:
- Luciano Manicardi, Il perdono, CDaudio, Monastero di Bose
(In questo CD è inciso il ritiro di Pentecoste predicato da fr. Luciano Manicardi a Bose l'11 giugno 2000).

Della teologa Basset si veda anche: 
- Lytta Basset, Il desiderio di voltare pagina "Perdonare" è cominciare ad accettare se stessi, traduzione di Eleonora Bellini, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2008. 






L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo


PERDONARE

Perdonare non vuol dire:
"Cancelliamo tutto,
come se nulla fosse stato".
Ma fare in modo che colui
o colei che fa il male,
non se sia più schiavo.
Vuol dire
aiutarlo a liberarsi
del male che fa,
e camminare sulla via
dell'amore autentico.
In ultima analisi,
vuol dire aprirlo alla speranza
di un qualcos'altro possibile,
di un futuro pieno di sole,
che libera dalla notte del peccato.


J.P. Cavalié

- tratto dalla raccolta di testi di fede, Quando è giorno?, Comitato Italiano per la CEVAA, stampato ma non pubblicato, Torre Pellice 1988, Trieste 1994, 51.




sabato 24 ottobre 2015

la Lumière - Domenica 25 ottobre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 25 ottobre 2015  - 22DOPO PENTECOSTE

BIBLICA    
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,46-52
46 Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. 47 Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» 48 E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 49 Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». 50 Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». 52 Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.



Theologica I. 

Eugen DREWERMANN
 Dopo duemila anni di tradizione evangelica, delle molte persone risanate del Nuovo Testamento l’unica che conosciamo per nome è il mendicante cieco Bartimeo. L’uomo che non aveva un nome suo ci è personalmente più vicino di ciascuno degli altri risanati e salvati. Con la sua persona egli garantisce il diritto di chiedere a Dio di far cadere nella nostra esistenza umbratile, avvolta dalla tristezza e dall’oscurità, il raggio luminoso della sua speranza, della sua gioia e del suo amore, e di aprire la nostra vita, che sembra un vicolo cieco, alla prospettiva dell’infinità.

tratto da: - Eugen Drewermann, E imponeva loro le mani. Prediche sui miracoli di Gesù 
a cura di Bernd Marz, traduzione di Annapaola Laldi, (Spiritualità 91), Editrice Queriniana, Brescia, 2000, 208-209.


In copertina: Nicolas Poussin, Guarigione del cieco (particolare), 
Louvre, Parigi.



Theologica II.

Camille FOCANT

Il mondo nel quale il vangelo di Marco introduce i suoi lettori è un mondo di conflitti e suspence, di enigmi e segreti, di domande e rovesciamenti delle evidenze, d'ironia e sorpresa. Il suo attore principale, Gesù, è estremamente sconcertante. Lo è, naturalmente, per le autorità religiose che si oppongono a lui. Ma lo è anche per i discepoli che scivolano dallo stupore alla contrapposizione e alla fuga, passando attraverso l'incomprensione. E per finire lo è anche per una folla ambivalente che finirà col reclamarne la morte. Vi si affrontano di continuo domande sul senso, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male. Ma non vengono trattate come se tra vizio e virtù ci fosse una semplice contrapposizione. Il lettore le coglie attraverso la complessità di un racconto paradossale e ironico che continua a sorprenderlo allo scopo di trasformarlo.

Questo racconto è un sottile invito a scuotersi di dosso le evidenze immediate per entrare in un nuovo mondo, quello del regno di Dio che viene laddove i primi sono ultimi e dove chi vuole salvare la propria vita la perde.


tratto da: - Camille Focant, Il Vangelo secondo Marco
(Commenti e Studi Biblici sezione Commenti Biblici), presentazione di Roberto Vignolo, 
traduzione di Cristiana Santambrogio, Cittadella Editrice, Assisi, 2015, 41.








Theologica III.
Gustavo GUTIÉRREZ
Marco ci ha conservato il nome di questa persona, insignificante per i suoi contemporanei: Bartimeo (cfr. 10,46). Probabilmente sarà poi diventato un membro della comunità cristiana formata dai giudei della Palestina. Bartimeo, il mendicante, riconosce Gesù, il galileo, come il figlio di Davide (cfr. v. 47). Così questo povero uomo anticipa l'accoglienza entusiasta che il popolo di Gerusalemme riserverà al Messia (cfr. Mc 11,10). Questa accoglienza sarà una delle cause della cattura e dell'assassinio di Gesù. Il cieco vede ciò che gli altri non sono capaci di percepire. Il riconoscimento di Gesù come il Cristo viene dagli ultimi della società, da quelli che stanno al margine della strada, da quelli che alcuni cercano di zittire (cfr. v. 48).

Saper ascoltare
[...] 
Il cieco non sollecita un'elemosina, chiede la salute, la vita.


tratto da: - Gustavo Gutiérrez, Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive del ciclo A-B-C
traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi, (Strumenti 57), Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 328-329.

In copertina: REMBRANDT, La cena in Emmaus, 
Louvre, Parigi





BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE 
                                                                     Maurizio Abbà

 Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,46-52

                                                                                      

Incontro a Gesù
- una persona, un nome Bartimeo (composto dall'aramaico bar che vuol dire figlio e dal nome proprio greco Timeo: "figlio di Timeo") emarginato dalla malattia e anche dalle persone (v. 48), ma ha un nome, tra i miracolati degli Evangeli è l'unico che ha un nome, non è "il cieco" ma è Bartimeo; lui non è il suo handicap, lui è una persona, è un soggetto ed ha un nome, appunto: Bartimeo.

- via ansie e preoccupazioni che ci attanagliano il cuore, imparare (non è facile lo sappiamo), a dare spazio e fiato a ciò che conta senza farlo cadere nel solito cono d'ombra, lux lucet in tenebris la luce risplende nelle tenebre: è un programma d'attuare. 
Bartimeo getta via il mantello, ciò che gli era necessario, perché comprende che il necessario è l'incontro con Gesù, niente è più necessario di questo incontro decisivo per la sua vita che sarà finalmente illuminata.  


- la più bella domanda "Che cosa vuoi che ti faccia?" i discepoli erano più che altro presi dalla smània dei primi posti, la bramosia del potere, Marco 10,37, non comprendevano come questa sia una delle domande più belle che possiamo sentirci rivolgere, se poi è Gesù a rivolgercela allora...allora è la più bella domanda 
e Bartimeo lo sa, non chiede il Potere, chiede ciò che è davvero importante: la luce che rischiara. Essere consapevoli di questo: dobbiamo uscire dalle nostre oscurità invece di avvolgerci dentro con i nostri mantelli.


- la tua fede la fede è una volta ancora, una volta di più: risorsa, una risorsa preziosa, che per dispiegarsi ha bisogno di due ali: quella del coraggio che scaccia via la paura e quella della libertà che scaccia via la costrizione. Paura e costrizione oscurano. La fede invece è antidoto al veleno delle paure, una fede a volte, forse il più delle volte è sussurrata a volte come con Bartimeo è, inevitabilmente, gridata.


- nessun obbligo Bartimeo è divenuto poi un discepolo di Gesù, è divenuto un "membro di chiesa"? Questo può essere possibile notiamo però al riguardo come: "Effettivamente, non c'è una chiamata rivolta a Bartimeo perché diventi discepolo di Gesù. Gesù del resto non chiama mai il beneficiario di una guarigione a diventare suo discepolo" (Camille Focant, Marco, Cittadella Editrice, 436). La fede non richiede obbligo, non vuole obblighi sarebbe una fede soffocata. La Fede autentica è libertà con la L maiuscola, è libertà autentica. 
La certezza della fede, pur nella sua fragilità, richiede l'itineranza di un percorso d'incontro: direzione Gesù.

"Siamo dei mendicanti. È proprio vero" 



(Martin Lutero nelle righe finali del suo ultimo sermone datato: 15 febbraio 1546).





L’angolo della preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo


Signore Gesù, vorrei avere anch'io
la fede di quel cieco Bartimeo,
e gridarti come lui: "Figlio di Davide,
Gesù, abbi pietà di me!".
Sì, perché in quel grido
potrei esprimere il mio desiderio
di vedere la luce,
di essere guarito,
di venir trasformato
e strappato all'oscurità.

Signore Gesù, vorrei anch'io
come Bartimeo, il cieco di Gerico,
avere il coraggio di sbarazzarmi
del mantello e di tutto ciò
che costituisce un intralcio
davanti alla tua chiamata.

Sì, perché quando tu passi
non posso lasciarmi imprigionare
dalle mille cose che assediano
il mio cuore e la mia esistenza.
Se voglio incontrarti devo correre 
verso di te, verso la tua voce.

Signore Gesù, vorrei anch'io
vederci finalmente come quel cieco
al quale hai ridonato la vista,
uscire dalle tenebre e dalle nebbie
in cui sono immerso
e distinguere nettamente
il tuo volto e la tua strada.

Sì, perché solo allora potrò
scrollarmi di dosso ogni legame
e mettermi a seguirti lungo la via
che porta alla croce e alla risurrezione.


tratto da: La Preghiera, di Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B,  Editrice Queriniana, 84.