foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 11 ottobre 2015 - 20a DOPO
PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo
Marco 10,17-31
Mentre
Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli
domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù
gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.
Tu sai i comandamenti: "Non uccidere; non commettere
adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora
tuo padre e tua madre"». Ed egli rispose: «Maestro,
tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù,
guardatolo, l'amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va', vendi tutto ciò che hai
e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma
egli, rattristato da quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti
beni. Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto
difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!» I
discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli,
quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile per un
cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel
regno di Dio». Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro:
«Chi dunque può essere salvato?» Gesù fissò lo sguardo su di
loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è
possibile a Dio».
Pietro
gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito». Gesù
rispose: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o
fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per
amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva
cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a
persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli
ultimi i primi».
Theologica I.
Maurilio CARRUCOLA
L'incontro con il ricco non è solo un «dialogo dottrinale», è anche un «racconto di vocazione»: nei Vangeli è l'unica chiamata di Gesù alla sequela che non ha trovato adesione. Ciò che fa riflettere è che dal racconto non appare altro motivo di rifiuto se non la ricchezza stessa.
[...]
Gesù si guarda intorno e, rendendosi conto della situazione, approfondisce con i discepoli il problema della ricchezza, in questo caso in ordine alla salvezza escatologica (non alla sequela), rifacendosi alla conclusione dell'episodio precedente e alla domanda iniziale del ricco: «Coloro che hanno ricchezze» (10,23) corrisponde a «aveva molti beni» (10,22), ed «entrare nel regno di Dio» (10,23) a «ereditare la vita eterna» (10,17).
La reazione dei discepoli assomiglia a quella del ricco: «Rimangono spaventati a motivo delle sue parole» (v. 24a). L'affermazione di Gesù in effetti era inaudita, dal momento che la ricchezza era considerata come una benedizione divina; invece sulla bocca di Gesù diventa un ostacolo alla salvezza.
Gesù replica, insiste, non fa sconti, non ritira una delle sue parole; però usa un tono accorato, pieno di premura e incoraggiamento, si rivolge loro con tenerezza
tratto da: - Maurilio Carrucola, Sequela di Cristo e beni terreni (Mc 10,17-31), in: Il Vangelo di Marco, A cura di Rita Pellegrini, (Parole di vita 1), Edizioni Messaggero Padova, Padova, 2008, 155-164, qui 157.160.
Theologica II.
Giacomo PEREGO
Già Teofilatto,
interprete cristiano del secolo XI, vede nella «cruna dell’ago» l’immagine di
una delle porte di Gerusalemme, dove un cammello carico di beni difficilmente
riusciva ad entrare; allo stesso modo, emendamenti molto più antichi al testo,
sostituiscono «cammello» con «fune» modificando una sola vocale del sostantivo
greco usato dall’evangelista… dimenticando che l’immagine usata da Gesù è
volutamente paradossale, avendo come obiettivo quello di mettere in evidenza
che una sequela radicale è impossibile per l’uomo e per le sue sole forze.
tratto da: - Vangelo secondo Marco,
Introduzione, traduzione e commento
(Nuova Versione della
Bibbia dai Testi Antichi 38), Edizioni San Paolo,
Cinisello Balsamo (Milano), 2011, 214.
Theologica III.
Gianfranco RAVASI
[…]
1. La Parola è sempre provocazione, è spada, è pioggia fecondatrice, è rivelazione. La misura della nostra autentica comprensione ed accettazione della Parola è visibile soprattutto nella forza di provocazione che essa ha nella nostra vita. Significativo è il motto delle Società Bibliche Internazionali: «Non basta possedere la Bibbia, bisogna leggerla, non basta leggere la Bibbia bisogna crederla, non basta credere la Bibbia, bisogna viverla».
2. La forza di provocazione della Parola si verifica soprattutto in quel campo tragico per l'uomo che sono le ricchezze, le cose, i beni, l'autosufficienza. Cristo su questo punto è stato radicale ed esigente e su questo punto il fedele deve sistematicamente convertirsi perché il fascino di questo idolo è potente e lacerante. La scelta tra il Dio vivente e le ricchezze morte (Mt 6,24) è una delle decisioni supreme e spesso si risolve in tradimento, in abbandono o in compromesso ipocrita («Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo», Lc 14,33). La vittoria sul fascino morto delle cose e dell'«avere» è «impossibile per gli uomini», dev'essere perciò invocata come un dono personale a Dio a cui «nulla è impossibile».
3. Il distacco dalle cose non è sufficiente se non è creativo
[…]
tratto da: - Gianfranco Ravasi, Celebrare e Vivere la Parola, Commento al lezionario festivo Anni A-B-C, Àncora Editrice, Milano, 1997, 476-477.
1. La Parola è sempre provocazione, è spada, è pioggia fecondatrice, è rivelazione. La misura della nostra autentica comprensione ed accettazione della Parola è visibile soprattutto nella forza di provocazione che essa ha nella nostra vita. Significativo è il motto delle Società Bibliche Internazionali: «Non basta possedere la Bibbia, bisogna leggerla, non basta leggere la Bibbia bisogna crederla, non basta credere la Bibbia, bisogna viverla».
2. La forza di provocazione della Parola si verifica soprattutto in quel campo tragico per l'uomo che sono le ricchezze, le cose, i beni, l'autosufficienza. Cristo su questo punto è stato radicale ed esigente e su questo punto il fedele deve sistematicamente convertirsi perché il fascino di questo idolo è potente e lacerante. La scelta tra il Dio vivente e le ricchezze morte (Mt 6,24) è una delle decisioni supreme e spesso si risolve in tradimento, in abbandono o in compromesso ipocrita («Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo», Lc 14,33). La vittoria sul fascino morto delle cose e dell'«avere» è «impossibile per gli uomini», dev'essere perciò invocata come un dono personale a Dio a cui «nulla è impossibile».
3. Il distacco dalle cose non è sufficiente se non è creativo
[…]
tratto da: - Gianfranco Ravasi, Celebrare e Vivere la Parola, Commento al lezionario festivo Anni A-B-C, Àncora Editrice, Milano, 1997, 476-477.
Theologica IV.
Lamar Williamson jr.
[…]
Questo insegnamento di Gesù sulle ricchezze è stato interpretato in una molteplicità di modi, classificabili in tre gruppi principali.
Primo, l'interpretazione letterale o escatologica del testo fu senz'altro prevalente nella chiesa primitiva. Era probabilmente l'interpretazione dell'evangelista stesso e dei primi lettori di questo Vangelo, che si aspettavano che Gesù sarebbe tornato come Figlio dell'uomo nella gloria per incontrarli in Galilea (14,28; 16,7), in un momento ignoto (13,32) ma imminente (9,1; 13,30). Anche quando questa attesa escatologica si fece meno urgente, come nella descrizione della chiesa di Gerusalemme negli Atti, l'ordine impartito al ricco di vendere tutto ciò che possedeva e darlo ai poveri si applicava a tutti i discepoli (At. 4,32.35).
[…]
Secondo, […] dal momento che la vita andava avanti e ci si doveva mantenere […] In questo contesto il brano veniva ancora letto letteralmente, ma veniva applicato solo ad alcuni individui della comunità, non a tutti i suoi discepoli. Questa intepretazione del testo ha assunto forma istituzionale nei voti di povertà degli ordini religiosi nella tradizione cattolica.
[…]
Terzo, un'interpretazione simbolica o generalizzata del testo, più consueta fra i protestanti, applica questo insegnamento a tutti i discepoli, ma senza più intenderlo letteralmente. Secondo questa interpretazione, l'ordine di Gesù di vendere tutto si applicava a quel particolare uomo perché l'amore delle ricchezze e la dipendenza da esse era il suo specifico impedimento al discepolato. Per tutti i suoi discepoli, invece, il suo significato spirituale è che dobbiamo eliminare dalle nostre vite qualunque cosa possa ostacolare la nostra sequela di Gesù: la concupiscenza, per esempio, o l'orgoglio, o l'egoismo, insieme a qualunque oggetto o pratica che possano esservi connessi.
Le innumerevoli varianti di queste due ultime interpretazioni testimoniano della tensione, in questo testo, tra l'ideale e il possibile. Nei nostri sforzi di prendere sul serio l'insegnamento di Gesù, noi istituzionalizziamo, generalizziamo o spiritualizziamo il messaggio di Marco 10,17-31, e in questo processo diciamo molte cose vere e utili. E tuttavia la tensione di questo testo radicale oppone resistenza a interpretazioni che rimuovano la pressione che esso esercita su tutti i discepoli relativamente ai beni materiali. Dopo che abbiamo fatto del nostro meglio per far dire a questo testo qualcosa di meno turbativo per il nostro sistema di valori, Gesù ci guarda intensamente e continua quietamente a sostenere che la vita, la vera vita, si ottiene non accumulando cose, ma sbarazzandosene. Contrariamente alle voci dominanti nella nostra cultura, ma coerentemente all'intera sezione sul discepolato di Marco, questo testo proclama la buona novella che il modo di essere davvero ricchi è liberarsi dalle ricchezze.
Se questo messaggio non ci lascia senza fiato, se non siamo scioccati, sgomenti, rattristati o stupiti non l'abbiamo ancora udito, oppure l'abbiamo udito così spesso che in realtà non lo sentiamo più.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,17-31
Seguire Gesù
Uscire per la via starsene rinchiusi, blindati, arroccati, ecco cosa i cristiani NON devono fare!
I cristiani si muovono, sono quelli de La Via (Atti 9,2 ) una dottrina, un insegnamento dinamico non statico, fecondo non arido, la fede non può essere in pantofole, non deve farsi addomesticare.
Seguire Gesù e vita eterna per una vita qualitativamente diversa già adesso. Seguire Gesù per far questo occorre lasciar perdere tutto ciò che ci fa perdere la nostra esistenza, lasciar perdere tutto ciò che ci rinchiude e lasciar perdere tutto ciò che deprime la fede e la nostra vita. Vivi autenticamente, "non frodare nessuno" dice Gesù "a quel tale" in ricerca di senso e di autenticità.
Gesù non chiede di essere più pii di Dio, infatti, chiede di seguire le Parole ('i comandamenti') che riguardano le relazioni umane e in sintesi, appunto, di "non frodare", di "non frodare nessuno".
Per relazioni vere, non avvelenate, non finte, vere appunto.
Passaggio al Regno di Dio? Distacco e fragilità Il Regno di Dio non dev'essere confuso con costruzioni umane, non va confuso con ideologie (anche e soprattutto religiose!), il Regno di Dio è un dono che si riceve anche nelle piccole cose, anzi: lo riceviamo nei sentimenti buoni, nelle emozioni che ci fanno battere il cuore di gioia, nella riscoperta di saper ascoltare l'amicizia. Per far questo occorre distaccarsi da ciò che produce aggressività e violenza. Il 'materiale' produce aggressività anche un'errata concezione 'spiritualeggiante' può produrre aggressività e violenza (le Religioni purtroppo ogni giorno sono su questa linea, tutt'altro che spirituale). Distacco da ciò che ci sottrae la vita, la vita vera.
- Abbandono delle ricchezze? In un periodo in cui molti non hanno più nulla o rischiano di perdere anche il necessario paiono parole che suonano come una beffa oggi come allora. Ma, rettamente intese, queste parole di Gesù di lasciare ciò che è di ostacolo al seguirlo e di impedimento al cercare il regno di Dio, ci dicono che:
- una malintesa ed erronea teologia della ricchezza per la quale più saresti ricco più significa che saresti benedetto: questa sì è una presa in giro che risuona beffardamente.
- Quando ai tuoi cari diciamo: 'tesoro mio' (se ci ricordiamo di dirlo..), quelli sono i veri tesori da cui ripartire per una vita saporita dei sapori e colorata dei colori quotidiani che non sono più piatti e banali ma sono linfa vitale.
Distacco, ma anche fragilità. Perchè fragilità? Per tre ragioni:
- Le scelte controcorrente producono ironie facili, anche sarcasmi, bisogna saperlo prima, e non cedere ai primi ostacoli.
Essere considerati 'ultimi' in una società dove già chi arriva secondo è considerato un perdente, non è attraente. E invece risulta decisivo distaccarsi dall'andazzo corrente e cercare e ri-trovare ciò che conta davvero è andare controcorrente, bisogna esserne consapevoli, qui sta la vera trasgressione, nel non essere rinchiudibili in schemi prefissati dalle potenze di questo mondo.
Essere considerati 'ultimi' in una società dove già chi arriva secondo è considerato un perdente, non è attraente. E invece risulta decisivo distaccarsi dall'andazzo corrente e cercare e ri-trovare ciò che conta davvero è andare controcorrente, bisogna esserne consapevoli, qui sta la vera trasgressione, nel non essere rinchiudibili in schemi prefissati dalle potenze di questo mondo.
- Fragilità: perché rischiamo l'isolamento come individui e come gruppi (più o meno grandi questo non fa differenza), se restiamo attaccati a quello che è a prima vista pare affascinante ma è in realtà vuoto, ci sbricioliamo.
- Siamo ancora in ricerca non siamo arrivati, non dobbiamo relegarci in un angolino, (le chiese si rinchiudono facilmente, aprano le porte vadano sulla Via, sono chiamate a percorrere la Via!), il Regno di Dio è altra cosa, è stare all'aria aperta, aria libera. Per seguire il Maestro: Gesù Cristo.
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Liberami, allora, Signore,
da tutto ciò che rappresenta una ricchezza:
dai miei beni, da quello che ho accumulato,
dalle mie qualità, che considero
un tesoro con cui procurarmi vantaggi,
dalla voglia di imporre le mie idee,
di segnalare le mie competenze,
di essere riconosciuto ed apprezzato.
E donami di abbandonarmi a te
senza preclusioni, senza remore.
tratto da: La Preghiera, di Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 469 settembre/ottobre 2015, 30 agosto / 11 ottobre, Editrice Queriniana, Brescia, 193.