sabato 24 ottobre 2015

la Lumière - Domenica 25 ottobre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 25 ottobre 2015  - 22DOPO PENTECOSTE

BIBLICA    
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,46-52
46 Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. 47 Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» 48 E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 49 Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». 50 Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». 52 Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.



Theologica I. 

Eugen DREWERMANN
 Dopo duemila anni di tradizione evangelica, delle molte persone risanate del Nuovo Testamento l’unica che conosciamo per nome è il mendicante cieco Bartimeo. L’uomo che non aveva un nome suo ci è personalmente più vicino di ciascuno degli altri risanati e salvati. Con la sua persona egli garantisce il diritto di chiedere a Dio di far cadere nella nostra esistenza umbratile, avvolta dalla tristezza e dall’oscurità, il raggio luminoso della sua speranza, della sua gioia e del suo amore, e di aprire la nostra vita, che sembra un vicolo cieco, alla prospettiva dell’infinità.

tratto da: - Eugen Drewermann, E imponeva loro le mani. Prediche sui miracoli di Gesù 
a cura di Bernd Marz, traduzione di Annapaola Laldi, (Spiritualità 91), Editrice Queriniana, Brescia, 2000, 208-209.


In copertina: Nicolas Poussin, Guarigione del cieco (particolare), 
Louvre, Parigi.



Theologica II.

Camille FOCANT

Il mondo nel quale il vangelo di Marco introduce i suoi lettori è un mondo di conflitti e suspence, di enigmi e segreti, di domande e rovesciamenti delle evidenze, d'ironia e sorpresa. Il suo attore principale, Gesù, è estremamente sconcertante. Lo è, naturalmente, per le autorità religiose che si oppongono a lui. Ma lo è anche per i discepoli che scivolano dallo stupore alla contrapposizione e alla fuga, passando attraverso l'incomprensione. E per finire lo è anche per una folla ambivalente che finirà col reclamarne la morte. Vi si affrontano di continuo domande sul senso, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male. Ma non vengono trattate come se tra vizio e virtù ci fosse una semplice contrapposizione. Il lettore le coglie attraverso la complessità di un racconto paradossale e ironico che continua a sorprenderlo allo scopo di trasformarlo.

Questo racconto è un sottile invito a scuotersi di dosso le evidenze immediate per entrare in un nuovo mondo, quello del regno di Dio che viene laddove i primi sono ultimi e dove chi vuole salvare la propria vita la perde.


tratto da: - Camille Focant, Il Vangelo secondo Marco
(Commenti e Studi Biblici sezione Commenti Biblici), presentazione di Roberto Vignolo, 
traduzione di Cristiana Santambrogio, Cittadella Editrice, Assisi, 2015, 41.








Theologica III.
Gustavo GUTIÉRREZ
Marco ci ha conservato il nome di questa persona, insignificante per i suoi contemporanei: Bartimeo (cfr. 10,46). Probabilmente sarà poi diventato un membro della comunità cristiana formata dai giudei della Palestina. Bartimeo, il mendicante, riconosce Gesù, il galileo, come il figlio di Davide (cfr. v. 47). Così questo povero uomo anticipa l'accoglienza entusiasta che il popolo di Gerusalemme riserverà al Messia (cfr. Mc 11,10). Questa accoglienza sarà una delle cause della cattura e dell'assassinio di Gesù. Il cieco vede ciò che gli altri non sono capaci di percepire. Il riconoscimento di Gesù come il Cristo viene dagli ultimi della società, da quelli che stanno al margine della strada, da quelli che alcuni cercano di zittire (cfr. v. 48).

Saper ascoltare
[...] 
Il cieco non sollecita un'elemosina, chiede la salute, la vita.


tratto da: - Gustavo Gutiérrez, Condividere la Parola Commento alle letture domenicali e festive del ciclo A-B-C
traduzione dallo spagnolo di Mauro Nicolosi, (Strumenti 57), Editrice Queriniana, Brescia, 1996, 328-329.

In copertina: REMBRANDT, La cena in Emmaus, 
Louvre, Parigi





BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE 
                                                                     Maurizio Abbà

 Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,46-52

                                                                                      

Incontro a Gesù
- una persona, un nome Bartimeo (composto dall'aramaico bar che vuol dire figlio e dal nome proprio greco Timeo: "figlio di Timeo") emarginato dalla malattia e anche dalle persone (v. 48), ma ha un nome, tra i miracolati degli Evangeli è l'unico che ha un nome, non è "il cieco" ma è Bartimeo; lui non è il suo handicap, lui è una persona, è un soggetto ed ha un nome, appunto: Bartimeo.

- via ansie e preoccupazioni che ci attanagliano il cuore, imparare (non è facile lo sappiamo), a dare spazio e fiato a ciò che conta senza farlo cadere nel solito cono d'ombra, lux lucet in tenebris la luce risplende nelle tenebre: è un programma d'attuare. 
Bartimeo getta via il mantello, ciò che gli era necessario, perché comprende che il necessario è l'incontro con Gesù, niente è più necessario di questo incontro decisivo per la sua vita che sarà finalmente illuminata.  


- la più bella domanda "Che cosa vuoi che ti faccia?" i discepoli erano più che altro presi dalla smània dei primi posti, la bramosia del potere, Marco 10,37, non comprendevano come questa sia una delle domande più belle che possiamo sentirci rivolgere, se poi è Gesù a rivolgercela allora...allora è la più bella domanda 
e Bartimeo lo sa, non chiede il Potere, chiede ciò che è davvero importante: la luce che rischiara. Essere consapevoli di questo: dobbiamo uscire dalle nostre oscurità invece di avvolgerci dentro con i nostri mantelli.


- la tua fede la fede è una volta ancora, una volta di più: risorsa, una risorsa preziosa, che per dispiegarsi ha bisogno di due ali: quella del coraggio che scaccia via la paura e quella della libertà che scaccia via la costrizione. Paura e costrizione oscurano. La fede invece è antidoto al veleno delle paure, una fede a volte, forse il più delle volte è sussurrata a volte come con Bartimeo è, inevitabilmente, gridata.


- nessun obbligo Bartimeo è divenuto poi un discepolo di Gesù, è divenuto un "membro di chiesa"? Questo può essere possibile notiamo però al riguardo come: "Effettivamente, non c'è una chiamata rivolta a Bartimeo perché diventi discepolo di Gesù. Gesù del resto non chiama mai il beneficiario di una guarigione a diventare suo discepolo" (Camille Focant, Marco, Cittadella Editrice, 436). La fede non richiede obbligo, non vuole obblighi sarebbe una fede soffocata. La Fede autentica è libertà con la L maiuscola, è libertà autentica. 
La certezza della fede, pur nella sua fragilità, richiede l'itineranza di un percorso d'incontro: direzione Gesù.

"Siamo dei mendicanti. È proprio vero" 



(Martin Lutero nelle righe finali del suo ultimo sermone datato: 15 febbraio 1546).





L’angolo della preghiera

per non deporre la preghiera in un angolo


Signore Gesù, vorrei avere anch'io
la fede di quel cieco Bartimeo,
e gridarti come lui: "Figlio di Davide,
Gesù, abbi pietà di me!".
Sì, perché in quel grido
potrei esprimere il mio desiderio
di vedere la luce,
di essere guarito,
di venir trasformato
e strappato all'oscurità.

Signore Gesù, vorrei anch'io
come Bartimeo, il cieco di Gerico,
avere il coraggio di sbarazzarmi
del mantello e di tutto ciò
che costituisce un intralcio
davanti alla tua chiamata.

Sì, perché quando tu passi
non posso lasciarmi imprigionare
dalle mille cose che assediano
il mio cuore e la mia esistenza.
Se voglio incontrarti devo correre 
verso di te, verso la tua voce.

Signore Gesù, vorrei anch'io
vederci finalmente come quel cieco
al quale hai ridonato la vista,
uscire dalle tenebre e dalle nebbie
in cui sono immerso
e distinguere nettamente
il tuo volto e la tua strada.

Sì, perché solo allora potrò
scrollarmi di dosso ogni legame
e mettermi a seguirti lungo la via
che porta alla croce e alla risurrezione.


tratto da: La Preghiera, di Roberto Laurita, Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 471-472/2015, Ottobre-Novembre (18 ottobre / 22 novembre) Anno B,  Editrice Queriniana, 84.