UN PICCOLO SOGNO CHE FORSE SI REALIZZERÀ
Non sono sicuro che i prossimi decenni vedranno la comunione delle diverse chiese cristiane intorno alla mensa del Signore: il «no» di Roma e dell'Ortodossia non sembra, al momento, superabile. Trovando frustrante sognare quanto è irrealizzabile negli anni che forse mi restano da vivere, mi accontento di una visione più modesta ma per me affascinante.
Mi piace pensare a una cena del Signore celebrata nella chiesa evangelica in ogni culto domenicale, con semplicità ma non senza solennità e concentrazione, tenendo conto nella preghiera, nei gesti e nei canti della tradizione anche di altre chiese.
Mi piace pensare a una cena dalla quale nessuno sia escluso, a una cena dove incontrare chi - anche in chiese diverse - crede che il Figlio di Dio sia presente in persona, ma anche chi crede «soltanto» che il ricordo di quell'uomo buono, che guarì lebbrosi, ciechi, paralitici e alienati, che diede speranza a derelitti di vario genere e che salvò un'adultera dalle sassate con cui la religione intendeva ucciderla, sia una gran bella cosa che, vale la pena, condividere.
Mi piace pensare a una cena che, almeno qualche volta, sia proprio una cena, che prima o dopo le parole di Gesù, l'invocazione dello Spirito, lo spezzare del pane e la condivisione del calice comprenda anche primo, secondo, dolce e frutta, una cena in cui il vino sia più abbondante del sorsetto liturgico. Dopo i pasti consumati con Gesù, i suoi commensali non tornavano a casa a mangiare.
Mi piace pensare a una cena insieme ai bambini e alle bambine della comunità, con i quali cerco di condividere la storia di Gesù; e se la prendessero come un gioco, non mi scandalizzerei: vorrei saperla vivere io con la serietà con la quale essi vivono i loro giochi.
Infine e soprattutto, mi piace pensare a una cena in cui chi si sente sconfitto dalla vita e dalla propria mediocrità (dal proprio peccato, dice il linguaggio cristiano), si sente a casa, insieme a me, e in tal modo mi predichi l'evangelo, il quale afferma che anch'io, nella sconfitta del mio peccato, sono a casa (perdonato, dice il linguaggio cristiano) in forza della grazia di Dio manifestata in Cristo Gesù.
tratto da: - Fulvio Ferrario, Sacramenti? Battesimo e cena del Signore
(collana Cinquantapagine 28), Editrice Claudiana, Torino, 2002, 52-53.
