foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 30 agosto 2015 - 14a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Cantico dei Cantici 2,8-13
Ecco la voce del mio amico!
Eccolo che viene,
saltando per i monti,
balzando per i colli.
L'amico mio è simile a una gazzella, o a un cerbiatto.
Eccolo, egli sta dietro il nostro muro
e guarda per la finestra,
lancia occhiate attraverso le persiane.
Il mio amico parla e mi dice:
«Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni,
poiché, ecco, l'inverno è passato,
il tempo delle piogge è finito, se n'è andato;
i fiori spuntano sulla terra,
il tempo del canto è giunto,
e la voce della tortora si fa udire nella nostra campagna.
Il fico ha messo i suoi frutti,
le viti fiorite esalano il loro profumo.
Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni».
Eccolo che viene,
saltando per i monti,
balzando per i colli.
L'amico mio è simile a una gazzella, o a un cerbiatto.
Eccolo, egli sta dietro il nostro muro
e guarda per la finestra,
lancia occhiate attraverso le persiane.
Il mio amico parla e mi dice:
«Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni,
poiché, ecco, l'inverno è passato,
il tempo delle piogge è finito, se n'è andato;
i fiori spuntano sulla terra,
il tempo del canto è giunto,
e la voce della tortora si fa udire nella nostra campagna.
Il fico ha messo i suoi frutti,
le viti fiorite esalano il loro profumo.
Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni».
Theologica I.
La Bibbia per la Famiglia
Dopo le pagine aspre e
provocatorie di Qohelet, ecco apparire un poemetto colmo di luce, di colori, di
aromi, di passione, posto sullo sfondo di una primavera appena sbocciata.
Sono soltanto
1.250 parole ebraiche, intitolate con un’espressione superlativa, Shir hashshirim, «Cantico dei Cantici», cioè il “Cantico” per eccellenza, il Cantico
sublime e perfetto.
Al centro
della scena sono due innamorati, Lei e Lui, che intessono un dialogo,
curiosamente diretto dalla donna, che occupa una posizione di primato,
nonostante la società maschilista dell’Antico Vicino Oriente.
Gli otto
capitoli sono costellati di simboli affascinanti e si svolgono secondo una
serie libera di quadri, ma con una profonda unitarietà di sentimenti e di temi.
L’amore, nella sua donazione e nella reciproca appartenenza dei due innamorati
(2,16; 6,3), è il cuore del poema, un amore «insaziabile come la morte»
(8,6-7), capace di permanere al di là di ogni ostacolo, che tenta di
contrastarlo, e della stessa separazione che incombe in due stupende scene
notturne (3,1-4 e 5,2-16; 6,1-3).
L’amore
trasfigura anche l’eros e la corporeità che hanno una vigorosa presenza in
alcune descrizioni di forte passione, ma anche di grande purezza interiore
(capitoli 4, 5, 7). La tradizione giudaica e cristiana ha interpretato questa
storia d’amore in chiave esclusivamente spirituale, spogliandola di quella
concretezza che pure riverbera da ogni versetto. Il Cantico è divenuto, così la
celebrazione dell’amore tra JHWH e Israele, tra Cristo e la Chiesa e anche tra
Dio e l’anima o tra Cristo e Maria, come si legge nei commenti rabbinici e
patristici.
In realtà, in
quest’opera poetica in cui Dio parla il linguaggio degli innamorati, il punto
di partenza è terrestre e umano, è l’amore di una coppia giovane e felice che
incarna l’eterno sbocciare dell’amore tra ogni Adamo e ogni Eva, secondo il
racconto del capitolo 2 della Genesi. Ma questo amore puro e concreto è la
rappresentazione di ogni amore, rimanda di sua natura all’amore supremo tra Dio
e la sua creatura. Perciò, come scriveva nel secolo III un grande maestro
cristiano, Origene, «beato chi comprende e canta i cantici della Scrittura; ma
ben più beato chi comprende e canta il Cantico dei Cantici!»
tratto da: - La Bibbia per la Famiglia Famiglia Cristiana,
Commento Gianfranco Ravasi
Note Primo Gironi Serafino Parisi, Filippo Serafini
St Pauls International, Milano 1996, vol. 6, 105.
Theologica II.
Robert W. Jenson
La Bibbia termina come il Cantico.
L’elemento più antico conosciuto della Cena del Signore è la preghiera che la
chiesa rivolge al Signore risorto di tornare
– e presto – dalla sua sposa che attende in prossimità del pane e del vino.
Il suono di questo grido era così carico di potenza che, anche quando la
liturgia era in greco, in alcuni luoghi continuò a essere pronunciato nell’aramaico
dei primi discepoli di Gesù: maranatha,
«Vieni Signore Gesù!» (Apoc. 22,20): Giovanni, però, conosce il nome proprio
dell’amante, che il Cantico non pronuncia; eggli aggiunge un versetto (22,21)
in cui assicura ai lettori che il Signore si affretterà a rispondere al loro
grido. Ma con queste annotazioni, il finale della Bibbia non fa che mostrare
ulteriormente la sua identità con quello del Cantico.
tratto da: - Robert W. Jenson, Cantico dei Cantici
Traduzione Giuseppe Campoccia
Redazione Giuseppe Campoccia e Carla Malerba
(Strumenti 41 Commentari), Editrice Claudiana, Torino, 2008, 142.
Theologica III.
Helmut Gollwitzer
Questa è l'ampia
prospettiva a cui ci conduce il Cantico dei Cantici: in avanti verso la bramata
utopia di una cultura liberata e umana, in cui possano fiorire i doni della
creazione che ora vengono soffocati; all'interno, verso un nuovo sviluppo
erotico dei rapporti personali mediante la reciproca compenetrazione di eros e
di agàpe.
Tutto ciò l'abbiamo
imparato ancora troppo poco ed è questo un motivo sufficiente per giustificare
la presenza del Cantico dei Cantici nella Bibbia.
Ha quindi ragione
Karl Barth nel definirlo - assieme al secondo racconto della creazione in Gen.
2 - come una «Magna charta di…
umanità… Non bisogna volerlo estromettere dal canone. E non bisogna neppure
fare come se non fosse nel canone. Né bisogna spiritualizzarlo, come se ciò che
si trova nel canone potesse avere solo un significato spiritualistico… In
questo caso l’esegesi più intima e profonda non può essere altra che la più
naturale» (Kirch. Dogm. III/2, p. 354
s.).
tratto da: - Helmut Gollwitzer,
Il poema biblico dell'amore tra uomo e donna Cantico dei Cantici,
Introduzione nuova versione dall'ebraico e note di Daniele Garrone
Commento di Helmut Gollwitzer
Traduzione di Aldo Comba
(Piccola Collana Moderna Serie biblica n. 100)
Editrice Claudiana, Torino, Prima edizione: 1979, Seconda edizione: 2004,128
Prima ristampa della seconda edizione: 2011.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
A come Amore
Quando si dice 'Amore' si dice uno dei termini più utilizzati, in tutti i campi: dalla letteratura alla musica alla vita quotidiana.
Amore e le sue 'sorelle': Amicizia, Cordialità...
Quanto sono effettivamente praticati?
L'amore richiede pazienza ed entusiasmo.
L'amicizia è rara, va coltivata.
La cordialità sovente fa rima, purtroppo, con formalità.
Possono sembrare banalità: ma l'amore e le sue 'sorelle' quando sono autentiche non sono mai banali.
Dopo il testo biblico del Qoèlet (l'Ecclesiaste) ecco il: Cantico dei Cantici
piccolo libro biblico dell'Antico Testamento, aiuta a comprendere
l'amore nelle sue vette amorose più alte e le difficoltà di un percorso d'amore in salita e contrastato.
L'amore è forte come la morte (Cantico 8,6) in Gesù Cristo, il Crocifisso Risuscitato, l'amore è ancora più forte della morte.
Qoèlet (1,9) insegna che: "Non c'è nulla di nuovo sotto il sole", Vero. Proprio vero, ma a volte seppur solo a tratti, c'è "qualcosa di nuovo sopra il sole", un modo per dire che l'Amore prevale.
Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita
[…]
soltanto un mezzo sembra esista
per evitare il fallimento del proprio amore: esaminare le ragioni e studiare il
significato della parola «amore».
Il primo passo è di convincersi che l’amore è un’arte così come la vita è un’arte: se vogliamo sapere
come amare dobbiamo procedere allo stesso modo come se volessimo imparare
qualsiasi altra arte, come la musica, la pittura, oppure la medicina o l’ingegneria.
tratto da: - Erich Fromm, L’arte di amare
traduzione di Marilena Damiani
Arnoldo Mondadori Editore, Milano,
I edizione Oscar I Miti, Milano, 1995, 21.
la Balma
parole sporgenti per dare riparo
Israele non potrà mai avere una statua di Dio: qualsiasi simulacro è considerato un idolo, perché è qualcosa di freddo e di morto. E allora Dio non ha nessuna rappresentazione? Certo, nel Nuovo Testamento avrà la raffigurazione sua piena e completa nel Cristo; ma già nell'Antico Testamento si trova un'altra immagine del Dio dell'amore. Essa è descritta in Gen 1,27: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò».
[…]
Paolo,
[…]
punta tutto sul maschio per raffigurare l'immagine di Dio; ma nel pensiero biblico espresso dalla Genesi non è così: sono l'uomo e la donna insieme, uniti nella loro esperienza d'amore, che rappresentano la bellezza e la pienezza dell'amore divino, incarnandolo in maniera trasparente.
In conclusione possiamo veramente dire che esiste un'immagine, una «statua» in cui si mostra il Dio innamorato, e che questa rappresentazione è continuamente presente all'interno della storia ed è messa a nostra disposizione.
Tutti gli uomini e le donne della terra sono l'immagine di Dio quando vivono l'esperienza d'amore di cui sono capaci, di cui sono dotati. E questo è il segno vivo e lampante della loro somiglianza con Dio, la scintilla della divinità che c'è in loro.
tratto da: - Gianfranco Ravasi, Teologia dell'amore
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna, 2015, 26-27.
La prima edizione di questo volume è apparsa con il titolo «Come io vi ho amati» nella collana «Conversazioni bibliche» (EDB 22004). L'attuale edizione è stata rivista e adattata (citazione da p. 6).
…… Piccole Luci……
sperimentiamo sempre l'amore come transitivo: non ha senso affermare semplicemente che "amiamo"; dobbiamo sempre spiegare chi o che cosa amiamo.
L'amore ha bisogno dell'altro, non solo grammaticalmente.
tratto da: - Werner G. Jeanrond, Teologia dell'Amore
Traduzione dall'inglese di Marta Pescatori
(Biblioteca di Teologia Contemporanea 159), Editrice Queriniana, Brescia, 2012, 11.
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Ogni amante dica spesso all’amato:
«Affrettati a raggiungermi! Vieni da me!» e aggiunga anche qualche
approssimazione dell’amen come «La sua venuta è certa».
Così termina il cantico
degli amanti, il cantico del Signore e della sua sposa, e il cantico dell’amore
umano, incastonato nel cantico di Dio.
tratto da: - Robert W. Jenson, Cantico dei Cantici
Editrice Claudiana, 142.
Una parola per Te, proprio per Te
Il Cantico è una perla custodita
nella conchiglia della Scrittura. Un modo di parlare di Dio inaspettato e
spiazzante. Qui Dio abita totalmente il linguaggio umano. La parola del Cantico
è attribuita a Dio proprio in quanto totalmente umana. Fuoco ardente che
brucia, difficile da domare e da rinchiudere. Una parola che oggi torna a
parlare, svestita delle tante letture impoverenti usate, in passato, per
renderla presentabile in società. Per molti è solo un incidente nel canone
biblico, un testo irriverente e ribelle.
Il Cantico è un dono che ci permette di ascoltare la
lingua segreta di due giovani amanti. Assistiamo alla rappresentazione
dell’amore, ascoltiamo parole forti, sentiamo baci, vediamo carezze,
intravvediamo il desiderio e scopriamo che Eros abita nella terra di libertà.
Al lettore che si sottrae alla
banalizzazione non scatta il voyeurismo; piuttosto si sente incoraggiato a
percorrere quella medesima via
[...]
Con il Cantico la Scrittura, oltre al desiderio di
giustizia, ben raffigurato dall’Esodo e dal dono della Torà, accende la
passione dell’amore.
Ci fa scorgere quella terra
promessa, dove ognuno di noi è invitato ad entrare.
tratto da: - Lidia Maggi, Elogio dell’Amore imperfetto





