sabato 12 settembre 2015

la Lumière - Domenica 13 settembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 13 settembre 2015 - 16DOPO PENTECOSTE
BIBLICA    
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,27-38
27 Poi Gesù se ne andò, con i suoi discepoli, verso i villaggi di Cesarea di Filippo; strada facendo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?» 
28 Essi risposero: «Alcuni, Giovanni il battista; altri, Elia, e altri, uno dei profeti». 
29 Egli domandò loro: «E voi, chi dite che io sia?» E Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».

30 Ed egli ordinò loro di non parlare di lui a nessuno. 

31 Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell'uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi, e fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse. 32 Diceva queste cose apertamente. Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo. 
33 Ma Gesù si voltò e, guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: «Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».
34 Chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, disse loro: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 
35 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà. 
36 E che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde l'anima sua? 
37 Infatti, che darebbe l'uomo in cambio della sua anima? 
38 Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli».
                                                                                                                     Theologica I.

Rita PELLEGRINI
   La confessione di Pietro a Cesarea di Filippo (8,27-30) si trova al centro del Vangelo di Marco e forma una cesura che separa tra loro due parti ben distinte. La prima è caratterizzata dalla progressiva manifestazione che Gesù fa del regno di Dio attraverso la sua parola e i suoi gesti potenti (1,14-8,26); la seconda conduce alla rivelazione definitiva di Gesù Messia e del suo regno attraverso la passione morte e risurrezione (8,31-16,8). Essa assume un'importanza particolare perché per la prima volta l'identità di Gesù viene confessata e riconosciuta apertamente da Pietro a nome del gruppo dei discepoli: «Tu sei il Cristo» (Sù eî ho Christós). È il punto di arrivo di tutta la prima parte del Vangelo - dove finalmente gli enigmatici interrogativi sulla persona di Gesù trovano una risposta -, ma anche il punto di partenza della seconda parte che condurrà al riconoscimento di Gesù «Figlio di Dio» (Uiòs Theoû: Mc 15,39).


tratto da - Rita Pellegrini (a cura di), Il Vangelo di Marco
Edizioni Messaggero Padova, 2008, 124.




Theologica II.                                                                                                        
José Antonio PAGOLA
Una questione vitale

L'episodio occupa un posto centrale e decisivo nel vangelo di Marco. Già da tempo, i discepoli convivono con Gesù. È giunto il momento di pronunciarsi con chiarezza.
Chi stanno seguendo? Cosa scoprono in Gesù? Cosa colgono nella sua vita, nel suo messaggio e nel suo progetto?
Probabilmente, è da quando si sono uniti a lui che si stanno interrogando sulla sua identità. Quello che più li sorprende è l'autorità con cui parla, la forza con cui guarisce i malati e l'amore con cui offre il perdono di Dio ai peccatori. Chi è questo uomo, in cui sentono tanto presente e vicino Dio, Amico della vita e del perdono?
Tra la gente che non ha vissuto con lui corrono ogni tipo di voci, ma a Gesù interessa la posizione dei suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Non basta che tra loro vi siano opinioni differenti più o meno esatte. È necessario che coloro che si sono impegnati nella sua causa riconoscano il mistero che si racchiude in lui. Altrimenti, chi manterrà vivo il suo messaggio?
Che ne sarà del suo progetto del regno di Dio?
Che fine farà quel gruppo che lui sta cercando di avviare?
La questione è vitale per i suoi discepoli. Riveste per loro un interesse fondamentale.
Non è possibile seguire Gesù in modo incosciente e leggero.
Devono conoscerlo sempre più profondamente.
Pietro, raccogliendo le esperienze che fino a quel momento hanno vissuto vicino a lui, gli risponde a nome di tutti: «Tu sei il Cristo».
La confessione di Pietro è tuttavia limitata. I discepoli non conoscono ancora la crocifissione di Gesù per mano dei suoi avversari. Non possono neanche sospettare che verrà risuscitato dal Padre come Figlio amato. Non hanno ancora esperienze che permettano loro di cogliere meglio quello che si racchiude in Gesù. Solo seguendolo da vicino l'andranno scoprendo con fede crescente.
Per il cristiano è vitale riconoscere e confessare con sempre maggiore profondità il mistero di Gesù, il Cristo. Se ignora Cristo, la Chiesa vive ignorando se stessa. Se non lo conosce, non può conoscere la cosa più essenziale e decisiva del suo compito e missione. Ma, per conoscere e confessare Gesù Cristo, non basta riempirci la bocca di titoli cristologici meravigliosi. È necessario seguirlo da vicino e collaborare con lui giorno dopo giorno.
È questo il compito principale che dobbiamo promuovere nei gruppi e nelle comunità cristiane.

Chi è Gesù per noi? 

Secondo il racconto evangelico, la domanda fu rivolta da Gesù ai suoi discepoli mentre percorreva i villaggi di Cesarea di Filippo; ma, dopo venti secoli, continua a interpellare tutti noi che ci diciamo cristiani: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Chi è veramente Gesù per noi?

tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù. 2. Marco
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice, adattata alla versione della Bibbia CEI
Borla, 2012, 131-132.


Theologica III.
Paolo RICCA

Se il primo tratto costitutivo del discepolato è la ‘vocazione’, il secondo è ‘l’itineranza’. 
Il discepolo non è seduto ai piedi del Maestro, è in piedi e gli va dietro. Non è solo colui che impara, è anche colui che cammina. 
È un tratto caratteristico della Bibbia che egli fa muovere le persone, non le lascia dove sono. 
Abramo deve lasciare il suo paese e la casa di suo padre e partire per una terra lontana e sconosciuta: partire per l’Ignoto.
   Anche Israele, schiavo in Egitto, deve partire: il viaggio sarà lungo, travagliato; quelli che partono non arriveranno alla meta, non entreranno nella terra promessa; neppure Mosè potrà entrarci, pur contemplandola dall’alto del Monte Nebo prima di morire. 
È come se fosse più importante partire che arrivare. Il discepolo è uno che parte: non sa dove arriverà, né quando arriverà e neppure se arriverà, come Mosè, che non è arrivato. Anche Gesù, quando dice al discepolo: “tu, seguimi”, non precisa dove lo porterà, perché non si sa prima dove il viaggio ci porterà, e comunque il viaggio vale almeno quanto la meta. 
È molto significativo e, direi programmatico che Gesù abbia detto: “Io sono la via” e non “Io sono la meta”. Ed è altrettanto significativo che il primo nome della religione cristiana fu “la Via”. Il cristianesimo è una Via, non un traguardo. Il traguardo è Dio, Gesù è la via verso Dio e il discepolo percorre questa via.

tratto da: - Paolo Ricca, Chi sono i discepoli oggi? In: E subito lo seguirono: i discepoli di Gesù, Biblia Associazione Laica di Cultura Biblica, Atti del Seminario invernale, Vico Equense (Napoli) 26-29 gennaio 2006,  274-275. 



Theologica IV.
R. ALAN COLE
             Il concetto è chiaro a qualsiasi bambino che gioca a "follow-my-leader ", un gioco con una sola regola: nessun giocatore può fare a meno di andare in tutti i posti nei quali è andato prima il capofila. In definitiva, per il cristiano, questo seguire Gesù diventa la speranza del cielo, poiché il nostro capo vi è già andato (Ebr. 6:19-20), ma prima viene la croce. 
"Niente croce, niente corona" è un conciso elemento di teologia che deve essere stato sempre presente nella mente dei primi cristiani a Roma e in altri centri dove ci fu persecuzione.

tratto da: - R. Alan Cole, Il Vangelo secondo Marco Introduzione e Commentario
Traduzione di Mirella Comba Corsani,
Edizioni GBU, Roma, 1998, 257.



BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE  
                                                                                                                                     Maurizio Abbà
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,27-38
Per chi osa definirsi cristiano, la domanda: "chi è per me Gesù Cristo?" è la domanda delle domande. Una sana inquietudine può, deve percorrere e superare convinzioni che sono invece indurite ed arroccate fino a confondersi in consuetudini e stereotipi che non hanno a che fare con l'identità di Gesù Cristo e quindi non hanno a che fare neppure con l'identità della discepola di Gesù Cristo.
La fede cristiana ha bisogno di nutrirsi con alimenti i cui ingredienti devono essere tratti dal confronto con la vita quotidiana feriale e festiva. 
Questo significa che nello scorrere di un giorno dopo l'altro, il tempo con le sue ferite (purtroppo quasi certe) e le sue cicatrici (purtroppo solo probabili) non ha l'ultima inesorabile e triste parola. Nell'ottica della fede cristiana appunto, porsi domande, chiedere, interrogarsi, significa che siamo ancora vivi: per poter essere di aiuto agli altri e un po' anche a noi stessi. Ce lo meritiamo. Perché? Perché buttarsi sempre giù non è un segno di umiltà o di modestia. 
- Forza allora con le domande: ma quelle vere, autentiche, costruttive. 
Il discepolo di Gesù Cristo può riprendere con fierezza (senza arroganza!) il cammino di un fare che può e deve risuonare nitidamente nello sperare, nel credere e nell'amare.


Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita

Difendimi, o Dio, dalla stanchezza, dal disincanto, dalla noia.
Conserva in me l’alacrità giovine e intraprendente delle prime ore del mattino: 
che il sole non l’inaridisca, che il meriggio non l’appanni, che la sera non la spenga; 
ma che lo scorrere del tempo lasci intatta la gioia mattutina e il lavoro non mortifichi il fervore 
ma solamente lo maturi, lo renda più consapevole e più fermo; 
sì che, alla fine del giorno, sia ancora giovine; 
ma giovine come può esserlo un adulto: senza facilità, senza illusioni; 
e con la certezza che il tuo amore è più grande della mia attesa.

Adriana Zarri


tratto da: 

Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2016

Editrice Claudiana, Torino, 2015, 81.

*********************************************************************


la Balma

parole sporgenti per dare riparo 


Mi prendi per la mano, Signor Gesù; col tuo poter sovrano, mi guida Tu. Conduci i passi miei nel buon sentier: la vera luce sei, l'eterno Ver.

Nell'ansia e nel dolore io guardo a Te, e dal suo santo amore mi vien mercè. A Te m'affido solo, o Salvator, e trovo nel mio duolo sollievo ognor.

S'addensi la bufera sul mio cammin, sia pur la notte nera: Tu sei vicin. Con Te non ho timore: mi guidi Tu; avvinci questo core a Te Gesù!



tratto da: - Silcher - M. Deisenseer, Inno 272 in: Federazione delle chiese evangeliche in Italia, 
Innario Cristiano nuova edizione, Claudiana Editrice, Torino, 2000.




…… Piccole Luci……
Cristo, fratello mio, mi rivolgo a te nelle mie necessità. 
Stammi vicino. Aiutami a vedere la mano che tu mi tendi, affinché io possa rialzarmi.

tratto da: 
Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2016
Editrice Claudiana, Torino, 2015, 223.

                                                                                           


L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo

Anch'io come Pietro, Gesù,
ci metto poco a montarmi la testa.
Mi basta conoscere un poco il vangelo
per illudermi di aver capito tutto
e magari pretendere di insegnarti
la strada che dovresti percorrere
per condurci secondo il disegno di Dio.

Quante volte, Gesù, mi è capitato
di chiederti di intervenire a modo mio
per risolvere questa o quella soluzione,
senza domandarmi piuttosto
che cosa mi veniva chiesto in quel frangente,
per quale vie tu intendevi
mettere i miei passi,
cosa significasse concretamente per me
compiere la tua volontà.

Anch'io come Pietro, Gesù,
faccio fatica a seguirti
soprattutto quando imbocchi
il sentiero che porta al Calvario,
quando mi domandi di perdere la vita
per causa tua e del Vangelo,
quando abbatti brutalmente
i miei sogni di gloria tanto accarezzati
e mi porti sul percorso angusto
del servizio, del sacrificio
in cui morire al mio egoismo.

Anch'io come Pietro, Gesù,
ho tanta voglia di mettermi davanti,
di scegliere la direzione,
di prendere il tuo posto e quello di Dio
e non riesco ad adattarmi.
a fare il discepolo, a seguirti.

tratto da: - Roberto Laurita,  La  Preghiera 
in:  Servizio della Parola 
Editrice Queriniana, Brescia,  n. 469 Settembre/Ottobre 2015,  30 agosto/11 ottobre, 113.



Una parola per Te, proprio per Te

NIENTE DI STRANO

Niente di strano, dice Dio, se la nostra storia
è costellata di appuntamenti mancati.

Mi aspettate nell’onnipotenza,
ed Io vi aspetto nella fragilità delle nascite.

Mi cercate nelle stelle del cielo,
e vi incontro nei volti che popolano la terra.

Mi classificate negli archivi delle idee ricevute,
e vengo a voi nella freschezza del perdono.

Mi volete come risposta,
ed ecco io sono nel cuore delle vostre domande.

Culto Vitrolles

tratto da: a cura del Comitato Italiano per la  CEVAA - Comunità di Chiese in missione,
Spalanca la Finestra, raccolta di testi di fede a cura di Renato Coïsson, 58.