foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 27 settembre 2015 - 18a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,38-50
38 Giovanni gli disse: «Maestro,
noi abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo
vietato perché non ci seguiva». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo
vietate, perché non c'è nessuno che faccia qualche opera potente nel mio nome,
e subito dopo possa parlar male di me. 40 Chi non è contro di noi, è
per noi. 41 Chiunque vi avrà dato da bere un bicchier d'acqua nel
nome mio, perché siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà la sua
ricompensa. 42 «E chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli
che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da
mulino e fosse gettato in mare.
43 Se la tua mano ti fa cadere in
peccato, tagliala; meglio è per te entrare monco nella vita, che avere due mani
e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 [dove il
verme loro non muore e il fuoco non si spegne]. 45 Se il tuo
piede ti fa cadere in peccato, taglialo; meglio è per te entrare zoppo nella
vita, che avere due piedi ed essere gettato nella geenna, 46 [dove
il verme loro non muore e il fuoco non si spegne]. 47 Se
l'occhio tuo ti fa cadere in peccato, cavalo; meglio è per te entrare con un
occhio solo nel regno di Dio, che avere due occhi ed essere gettato nella
geenna, 48 dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne.
49 Poiché ognuno sarà salato con il fuoco. 50 Il sale è
buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? Abbiate del
sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri».
Theologica I.
Josè Antonio PAGOLA
Sono amici, non avversari
Nonostante gli sforzi di Gesù per insegnare loro a vivere come lui, al servizio del regno di Dio, rendendo la vita delle persone più umana, degna e felice, i discepoli non riescono a comprendere lo Spirito che lo anima, il suo grande amore per i più bisognosi e l'orientamento profondo della sua vita.
Il racconto di Marco è molto illuminante. I discepoli informano Gesù di un fatto che li ha infastiditi molto. Hanno visto uno sconosciuto che «scacciava i demòni». Sta agendo «in nome di Gesù» e sulla sua stessa linea: si dedica alla liberazione delle persone dal male che impedisce loro di vivere in modo umano e nella pace. Tuttavia, ai discepoli non piace la sua opera di liberazione. Non pensano alla gioia di quelli che sono guariti da quell'uomo. Il suo comportamento pare loro un'intrusione che bisogna far smettere.
Espongono a Gesù la loro reazione: «...volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Quell'estraneo non deve continuare a guarire perché non è un membro del gruppo.
Non sono preoccupati della salute della gente, ma del prestigio del gruppo.
Pretendono di monopolizzare l'azione di salvezza di Gesù: nessuno deve guarire nel suo nome se non aderisce al gruppo.
Gesù respinge l'atteggiamento dei suoi discepoli e si pone in una logica radicalmente diversa. Lui vede le cose in un altro modo. La prima e più importante delle cose non è la crescita del loro piccolo gruppo, ma che la salvezza di Dio giunga a ogni essere umano, anche per mezzo di persone non appartenenti al gruppo. «Chi non è contro di noi è per noi». Chi rende presente nel mondo la forza di guarigione e di liberazione di Gesù è per il suo gruppo, a suo favore.
Gesù respinge la posizione settaria ed esclusiva dei suoi discepoli, i quali pensano solo al loro prestigio e al loro aumento, e adotta un atteggiamento aperto e inclusivo, in cui la prima cosa è la liberazione dell'essere umano da ciò che lo schiavizza e distrugge. È questo lo Spirito che deve animare sempre i suoi veri seguaci.
Nel mondo, al di fuori della Chiesa cattolica, si trova una quantità innumerevole di uomini e donne che fanno il bene e vivono operando per un'umanità più degna, più giusta e più libera. In loro è vivo lo Spirito di Gesù. Dobbiamo sentirli amici e alleati, non avversari. Non sono contro di noi, poiché sono per l'essere umano, come lo era Gesù.
[...]
I Dodici vogliono esercitare un controllo sull'attività di chi non appartiene al loro gruppo, poiché vedono in lui un rivale. Gesù, che cerca solamente il bene dell'essere umano, vede in lui un alleato e un amico. «Chi non è contro di noi è per noi».
La crisi di cui soffre oggi la Chiesa è un'opportunità affinché noi seguaci di Gesù ricordiamo che il nostro primo compito non è quello di organizzare e sviluppare con successo la nostra religione, ma di essere fermento di un'umanità nuova.
Per questo non dobbiamo essere gelosi, condannando posizioni o iniziative che non coincidono con i nostri desideri o schemi religiosi. Non è molto proprio della Chiesa di Gesù vedere sempre nemici ovunque. Egli ci invita piuttosto a rallegrarci del fatto che persone e istituzioni estranee alla Chiesa stiano operando a favore di uno sviluppo più umano della vita. Sono dei nostri perché lottano per la nostra stessa causa: un essere umano più degno della sua condizione di figlio di Dio.
tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù 2 Marco
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice, Borla, Roma, 2012, 149-151.
Theologica II.
Gianfranco RAVASI
«Ma non era dei nostri» (Mc 9,38): la tentazione integralistica e settaria è una delle grandi malattie del Cristianesimo anche dei nostri giorni. La tentazione di monopolizzare Dio in un movimento, in una classe, in un gruppo [...] è una degenerazione della fede anche se si illude di conservarne la purezza.
In realtà essa fa morire la fede per asfissia.
tratto da: - Gianfranco Ravasi, Celebrare e Vivere la Parola, Commento al lezionario festivo Anni A-B-C, Àncora Editrice, Milano, 1997, 468.
Theologica III.
L'argomento in discussione è se si debba accogliere benevolmente un profeta carismatico che invoca il nome di Gesù ma non appartiene al gruppo apostolico. Questa situazione era piuttosto frequente nella chiesa primitiva
[…] Il problema, così come viene presentato qui, non è che l'uomo non stesse seguendo Gesù, ma che non stava seguendo i Dodici («non ci seguiva», cioè non seguiva la leadership ufficiale della chiesa). La risposta di Gesù è categorica: «Non glielo vietate». I primi due detti contenenti un «perché» (vv.39b-40) sollecitano misericordia e generosità da parte dei discepoli nei confronti degli estranei al gruppo che invocano il nome di Gesù. Il terzo (v. 41), introdotto da un solenne «In verità vi dico», pronuncia una benedizione su tutti coloro che forniscono aiuto e conforto concreto, come un bicchier d'acqua, a un evangelizzatore in viaggio o a qualunque persona bisognosa che appartenga a Cristo. Il dare e il ricevere che caratterizza i discepoli non devono essere limitati a un gruppo ristretto ed esclusivo, ma estesi a tutti quanti portano il nome di Gesù Cristo.
tratto da: - Lamar Williamson jr, Marco
Edizione italiana a cura di Teresa Franzosi,
(Strumenti 17 - Commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2004, 237-238.
Theologica IV.
Daniel MARGUERAT
[…]
Ma
prima di cassare l’esorcismo sulla base delle pratiche pre-scientifiche, vale
la pena di interrogarsi sull’origine di questa teoria esplicativa. Di dove
proviene, e per spiegare che cosa?
Di
fronte alla malattia, l’Antichità ha sviluppato due eziologie.
Da
un lato, la malattia è considerata come una disfunzione del corpo dovuta all’abbassamento
della sua energia vitale; la si chiamava astenia, dal greco asthenia, che significa «debolezza».
La
medicina ippocratica, dal nome del grande medico del V secolo a.C., ha
potentemente contribuito a questo modello esplicativo.
Contro
la malattia-astenia la terapia consiste nel ridare forza e vitalità al malato e
a sopprimere l’organo difettoso. La farmacopea popolare conteneva una quantità
di prodotti destinati a guarire.
A questa eziologia corrisponde il miracolo di
guarigione, in cui il guaritore carismatico sopprime nell’individuo la mancanza
che rovina la sua salute.
L’altra
eziologia della malattia si basa sulla credenza animista: demoni e angeli si
disputano la condotta del mondo, e gli umani sono presi in questi risucchi.
Il
malfunzionamento del corpo è allora inteso come il risultato della penetrazione
di uno spirito malvagio.
Colonizzato,
l’individuo è consegnato alla potenza che lo occupa, al punto che non è in lui.
La terapia adeguata è un atto attraverso il quale l’esorcista combatte questa
potenza occupante e la domina per espellerla dal malato. Gli esorcismi erano
praticati sia da personalità carismatiche, come Gesù, sia da maghi. Per questo
gli avversari di Gesù, non riconoscendo il suo carisma, lo tacciano di magia:
«Costui è posseduto da Beelzebùl» e «scaccia i
demoni per mezzo del capo dei demòni» (Mc
3,22). Notiamo di passaggio che gli scribi che parlano qui non contestano
il successo degli esorcismi di Gesù; essi mettono in dubbio l’origine del suo
potere, che attribuiscono al potere del Male.
Nella
malattia-possessione, a differenza della malattia-astenia, l’esorcista si trova
di fronte al Male radicale. Egli ha di fronte non solo un essere sofferente, ma
l’incarnazione stessa del Male che sfigura l’umanità. Ma circolava la credenza
che il demonio, che è una potenza spirituale, identificava anche lui gli esseri
spirituali. Per questo lo spirito malvagio del malato di Cafarnao grida: «Io so
chi tu sei: il santo di Dio!» (Mc 1,24).
Egli sa l’origine di Gesù, conosce l’origine del suo potere carismatico e si
adira di esservi sottomesso.
Noi
non possiamo, oggi, ratificare questa rappresentazione mitologica del mondo. In
compenso, i racconti di esorcismo ci lasciano due questioni, una antropologica,
l’altra teologica.
La questione antropologica: è vero che l’umano può vedere la
sua libertà alienata al punto di non essere più padrone consapevole dei propri
atti? È vero che può commettere azioni di cui più tardi dirà «non sapevo quello
che facevo»? Se questo quadro clinico è corretto, noi ci troviamo di fronte a
una patologia che gli Antichi avevano già colto e spiegato con l’aiuto di una
rappresentazione mitologica della
realtà – una patologia di cui ci rendiamo conto oggi con le categorie della
psichiatria -.
La
questione teologica: è vero che Cristo è in grado di rendere all’individuo una
libertà che egli aveva perduto?
È vero che, di fronte alla parola di Gesù, l’individuo può ritrovare la padronanza delle sue scelte e dei suoi valori?
È vero che, di fronte alla parola di Gesù, l’individuo può ritrovare la padronanza delle sue scelte e dei suoi valori?
tratto da: - Daniel Marguerat, Esorcismo la parte oscura dei vangeli, «Il mondo della Bibbia Rivista di Cultura Biblica », Rivista bimestrale internazionale, marzo-maggio 2014 n. 2 anno 25°, Editrice Elledici, Torino, 19-24.
Theologica V.
tratto da: - «Servizio della Parola», strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 469 settembre/ottobre 2015, 30 agosto / 11 ottobre,
Editrice Queriniana, Brescia, 126.
Theologica V.
Mariella BOMBARDIERI
Parole chiave del servizio
Proviamo ad individuare alcune parole chiave che possono aiutarci a connotare la parola "servizio".
1) Creare legami: il servizio è creare legami attraverso lo scambio, la condivisione, l'esperienza
della prossimità.
2) Generatività: Il servizio vero genera, crea novità dentro e fuori l'essere umano.
3) Restituzione del dono: Il servizio deve educare alla reciprocità.
Per chi riceve è bello poter ricambiare, con le proprie risorse e le proprie capacità.
4) Fiducia: Per mettersi al servizio ci deve essere un'apertura di credito verso l'altro; serve sapersi
mettere in gioco cogliendo il buono nella persona che si avvicina. Ciò permette la cooperazione.
5) Speranza: Il servizio vero apre alla speranza come attesa, come augurio, come promessa.
La speranza non nasce dal nulla, nasce dall'avere valori che guidano la persona, da relazioni che ti sostengono, da qualcuno che ascolta la tua storia e le dà dignità di parola.
6) Accoglienza: essa è rispetto e non assimilazione; è essere centrati sull'ospite,
sulle sue caratteristiche e sulle sue risorse. È non ridurre l'altro a cosa.
tratto da: - «Servizio della Parola», strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee, n. 469 settembre/ottobre 2015, 30 agosto / 11 ottobre,
Editrice Queriniana, Brescia, 126.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,38-50
Maurizio Abbà
Condanna dell'atteggiamento settario
imparare una fede per : cosa significa? Significa una fede che sa costruire e vuol essere solidale.
Offrire il servizio
il servizio autentico: una sensibilità che agisce nella concretezza e la concretezza è sensibilità
che si esprime in gesti molto semplici nella loro quotidianità
come offrire un bicchiere d'acqua.
Sale
dare sapore alla vita: quindi alla vita di fede, per una fede concreta e sensibile verso i 'piccoli' nella fede, qui i 'piccoli' sono coloro che hanno una fede più fragile del solito, una fede più vulnerabile del solito, a volte questa è anche la nostra fede.
Allora occorre porgere (saper porgere!) e ricevere (saper ricevere!) quei sapori che, nonostante tutto, colorano la vita: questo lo dobbiamo sapere.
Per trovare pace dentro di noi e con gli altri, la vita è relazione non settaria ma solidale.
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Ho sempre fretta, Gesù, una dannata fretta
quando si tratta di giudicare
comportamenti al di fuori
dei miei binari e della mia logica,
quando si tratta di escludere
chi non è dei miei
chi non porta il mio distintivo,
chi non si comporta a modo mio,
chi esce dai miei schemi etici o religiosi.
Ho sempre bisogno, Gesù, di assicurarmi
l'affermazione delle mie idee,
l'approvazione dei miei progetti,
il raggiungimento degli obiettivi da me prescelti,
a tutto detrimento dei pensieri,
delle opinioni, degli intendimenti degli altri.
E inevitabilmente mi trovo ad escludere
chi non sta dalla mia parte,
chi non approva il mio operato,
chi non parteggia per le mie decisioni.
Tavolta arrivo addirittura
a motivare ogni cosa
trovando dei puntelli nelle tue parole.
Tu mi chiedi determinazione, sì,
ma in un senso contrario:
mi domandi di mostrare fretta
nel togliere tutto ciò che in me
crea scandalo nei confronti degli altri,
nello sradicare quanto è contrario
al tuo Vangelo, al tuo progetto,
nel fare piazza pulita
di tanti miei atteggiamenti piccini,
di tanti miei sentimenti poco nobili.
La Preghiera, di Roberto Laurita,
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee,
n. 469 settembre/ottobre 2015, 30 agosto / 11 ottobre, Editrice Queriniana, Brescia, 152.



