mercoledì 4 novembre 2020

Contro la guerra

 

4 novembre  

GUERRA

La guerra non cambia niente. Non migliora, non redime, non cancella. 

Non fa miracoli. Non paga i debiti, non lava i peccati. 

A partire dall’oraziano Dulce et decorum est pro patria mori è immenso il fiume della retorica marziale e nazionalistica. 

Una sferzata a tale enfasi è inflitta dalle parole che abbiamo desunto dall’Esame di coscienza di un letterato, un testo pubblicato dal saggista e poeta Renato Serra nel 1915, l’anno della sua morte sul Podgora durante il primo conflitto mondiale (Serra era nato a Cesena nel 1884). 

La sua è, quindi, una confessione tutt’altro che retorica perché suggellata dal sangue. 

In verità, non ci sono mai state una buona guerra o una cattiva pace, e papa Giovanni XXIII osservava che «le madri e i padri detestano la guerra», capace com’è di sconvolgere l’ordine naturale della vita e della morte.

Sono quindi da meditare le parole dell’ancor giovane soldato Serra che, a trentuno anni, vede nella guerra un mostro che non compie nessuna catarsi, così come accade per ogni violenza o vendetta. 

Perciò, prima di esigere giustamente che i capi di Stato si pieghino alle ragioni della pace e della vita, dobbiamo partire da noi stessi, dal nostro piccolo orizzonte, irradiandolo di pace attraverso la solidarietà e la fraternità: 

«Il nostro unico obbligo morale è quello di dissodare vaste radure di pace in noi stessi e di estenderle a poco a poco finché questa pace non si diffonderà verso gli altri» scriveva la vittima dei nazisti Etty Hillesum, la cui voce già abbiamo ascoltato in passato. 

Gianfranco Ravasi

 

tratto da:  

Gianfranco Ravasi, Breviario dei nostri giorni (collana Orizzonti), Mondadori, Milano, 2018, 344.