4 novembre
GUERRA
La guerra non cambia niente. Non migliora, non redime, non cancella.
Non fa miracoli. Non paga i debiti, non lava i peccati.
A partire dall’oraziano Dulce et decorum est pro patria mori è immenso il fiume della retorica marziale e nazionalistica.
Una sferzata a tale enfasi è inflitta dalle parole che abbiamo desunto dall’Esame di coscienza di un letterato, un testo pubblicato dal saggista e poeta Renato Serra nel 1915, l’anno della sua morte sul Podgora durante il primo conflitto mondiale (Serra era nato a Cesena nel 1884).
La sua è, quindi, una confessione tutt’altro che retorica perché suggellata dal sangue.
In verità, non ci sono mai state una buona guerra o una cattiva pace, e papa Giovanni XXIII osservava che «le madri e i padri detestano la guerra», capace com’è di sconvolgere l’ordine naturale della vita e della morte.
Sono quindi da meditare le parole dell’ancor giovane soldato Serra che, a trentuno anni, vede nella guerra un mostro che non compie nessuna catarsi, così come accade per ogni violenza o vendetta.
Perciò, prima di esigere giustamente che i capi di Stato si pieghino alle ragioni della pace e della vita, dobbiamo partire da noi stessi, dal nostro piccolo orizzonte, irradiandolo di pace attraverso la solidarietà e la fraternità:
«Il nostro unico obbligo morale è quello di dissodare vaste radure di pace in noi stessi e di estenderle a poco a poco finché questa pace non si diffonderà verso gli altri» scriveva la vittima dei nazisti Etty Hillesum, la cui voce già abbiamo ascoltato in passato.
Gianfranco Ravasi
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