Nell'Italia dell'800
Con la fine del ghetto alpino
i valdesi si trovarono coinvolti nel processo risorgimentale e vi si
impegnarono attivamente, convinti di dover partecipare al rinnovamento
del paese non solo sotto l'aspetto politico e sociale ma anche
religioso.
Per esprimere questo loro impegno i valdesi, come gli
altri evangelici, usarono il termine "evangelizzazione". Parlando di
"evangelizzare" l'Italia essi non intendevano fondare una nuova
religione, ma, come Valdo, rendere attuale il messaggio dell'Evangelo:
diffondere la Bibbia, stimolando la riflessione teologica per un
rinnovamento della fede cristiana. Questa opera di testimonianza fu
effettuata a livello di predicazione con l'apertura di sale di
conferenze e di locali di culto, ma si espresse anche nel campo
dell'assistenza e con particolare impegno in quello dell'educazione.
Venne creata una diffusa rete di scuole elementari e si può dire che
ogni comunità evangelica ebbe una sede scolastica; il maestro insieme al
venditore di Bibbie fu il personaggio tipico dell'evangelismo italiano.
Ed accanto alle scuole, convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato,
altrettanto intenso fu l'impegno nel campo sanitario ed assistenziale
con fondazioni di ospedali, ricoveri per anziani, asili.
Dopo il
1848 i valdesi non furono però i soli evangelici presenti in Italia.
Gruppi di esuli politici che si erano rifugiati in Europa ed avevano
conosciuto il protestantesimo, tornando in patria, diedero vita ad una
chiesa libera italiana.
Giunsero però anche dal mondo anglosassone
esponenti di chiese evangeliche, in particolare metodiste che diedero
vita con la loro predicazione a comunità in molte parti del paese.
Nel ghetto
Per tutto il XVIII secolo però i valdesi vissero nei limiti
territoriali fissati nel Cinquecento, emarginati e oggetto di una
legislazione discriminatoria che ne faceva dei cittadini di seconda
categoria come gli ebrei nei ghetti cittadini.Riuscirono però a mantenere un livello di istruzione molto alto grazie all'aiuto dei paesi protestanti, in particolare l'Inghilterra e i Paesi Bassi e all'uso della lingua francese.
Dovettero attendere il 17 febbraio 1848 per vedere riconosciuti i loro diritti civili e politici dalle Lettere Patenti di Carlo Alberto.
Per quanto riguarda invece la libertà di coscienza, era negata per il
fatto che la religione cattolica restava religione dello Stato. Il
principio moderno di una separazione della Chiesa dallo Stato e della
libertà religiosa non venne attuato; né la chiesa cattolica né la
società italiana erano pronte ad accoglierlo.
Le lettere patenti
CARLO ALBERTO
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.
principe di Piemonte, ecc. ecc.
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.
principe di Piemonte, ecc. ecc.
Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle
popolazioni Valdesi, i Reali Nostri Predecessori hanno gradatamente e
con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che
anticamente restringevano le loro capacità civili. E Noi stessi,
seguendone le traccie, abbiamo concedute a que' Nostri sudditi sempre
più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla
osservanza delle leggi medesime. Ora poi che, cessati i motivi da cui
quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a
loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado
risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le
massime generali della nostra legislazione.
Epperciò per le seguenti,
di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro
Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:
I Valdesi sono
ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de' Nostri
sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a
conseguire i gradi accademici.
Nulla è però innovato quanto all'esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.
Date
in Torino, addì diciassette del mese di febbraio, l'anno del Signore
mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.
tratto da:
www.chiesavaldese.org
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www.chiesavaldese.org