P R E G H I E R A
ispirata dal testo di Marco 1,40-45
" Credevamo che la paura del contagio
fosse un retaggio dei tempi antichi, Gesù,
di popoli privi di mezzi di igiene,
incapaci di organizzare un cordone sanitario. Ma poi il coronavirus ci ha messi in ginocchio e
abbiamo sperimentato sulla nostra pelle
il bisogno di tenere a debita distanza qualsiasi persona infetta,
protetti da guanti e mascherine.
È quello che accadeva alla tua epoca quando uno contraeva la lebbra.
Lo si allontanava dal villaggio,
lo si condannava a vivere in luoghi solitari e a dichiarare da lontano la sua presenza a qualche
ignaro viandante che passava. Così l’isolamento accresceva
la sofferenza provocata da una malattia che intaccava i tessuti
e deformava il corpo e le sembianze.
Tu sei pronto a condividere
le tribolazioni di quell’uomo,
che si butta in ginocchio e invoca la guarigione delle sue membra
e con essa la possibilità
di essere finalmente reintegrato nella comunità civile e religiosa.
La tua compassione si traduce
nel tendere la tua mano
e nel realizzare un contatto rischioso per la tua incolumità.
Ma l’amore che provi per noi
non può manifestarsi che così, disarmato e senza reti di protezione. "
Roberto Laurita
tratta da:
laPreghiera di Roberto Laurita, in:
- Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee,
524/2021, Editrice Queriniana Brescia, 2020, 200.