sabato 14 novembre 2015

la Lumière - Domenica 15 novembre 2015


foglio liturgico e di cultura biblica-teologica 
gratuito

Domenica 15 novembre 2015  - 25DOPO PENTECOSTE

BIBLICA  
I Samuele 2,1-10 
1 Allora Anna pregò e disse:
«Il mio cuore esulta nel SIGNORE,
il SIGNORE ha innalzato la mia potenza,
la mia bocca si apre contro i miei nemici
perché gioisco nella tua salvezza.
2 Nessuno è santo come il SIGNORE,
poiché non c'è altro Dio all'infuori di te;
e non c'è rocca pari al nostro Dio.
3 Non parlate più con tanto orgoglio;
non esca più l'arroganza dalla vostra bocca;
poiché il SIGNORE è un Dio che sa tutto
e da lui sono pesate le azioni dell'uomo.
4 L'arco dei potenti è spezzato,
ma quelli che vacillano sono rivestiti di forza.
5 Quelli che una volta erano sazi si offrono a giornata per il pane,
e quanti erano affamati ora hanno riposo.
La sterile partorisce sette volte,
ma la donna che aveva molti figli diventa fiacca.
6 Il SIGNORE fa morire e fa vivere;
fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire.
7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire,
egli abbassa e innalza.
8 Alza il misero dalla polvere
e innalza il povero dal letame,
per farli sedere con i nobili,
per farli eredi di un trono di gloria;
poiché le colonne della terra sono del SIGNORE
e su queste ha poggiato il mondo.
9 Egli veglierà sui passi dei suoi fedeli,
ma gli empi periranno nelle tenebre;
infatti l'uomo non trionferà per la sua forza.
10 Gli avversari del SIGNORE saranno frantumati;
egli tuonerà contro di essi dal cielo;
il SIGNORE giudicherà l'estremità della terra
e darà forza al suo re;
innalzerà la potenza del suo unto».





Theologica I.
   Jo Ann HACKETT

   I libri di Samuele iniziano con il racconto della nascita di un figlio a una donna che non aveva ancora potuto averne. Secondo la narrazione, Anna, la sposa favorita di Elcana, non aveva figli perché YHWH «l'aveva fatta sterile». Anna non è l'unica moglie di Elcana. L'altra, Peninna, aveva parecchi figli e mortificava Anna del continuo a causa di tale differenza nelle loro famiglie.
    Questa situazione si ritrova altre volte nel racconto biblico: una vicenda simile è narrata a proposito delle sorelle Rachele e Lea, entrambe mogli di Giacobbe, in Genesi 29-30. 
(...)
I Samuele 1, (...), si spinge oltre e suggerisce in effetti che, dal punto di vista di un uomo, una donna il cui matrimonio è felice non deve essere turbata dal fatto di non avere figli. 
La situazione di Anna rende lei molto infelice (...)
La reazione di Elcana è degna di nota: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perchè il tuo cuore è triste? Per te io non valgo forse più di dieci figli?» (1,8). Questa non sembra proprio la risposta di un patriarca che riesce a stimare le donne solo in quanto procreatrici di figli e lascia intravvedere la possibilità di un rapporto in cui l'amore sia più importante della gravidanza. Bisognerebbe osservare, tuttavia, che Elcana stesso non era privo di figli. La società in cui viveva gli dava la possibilità di avere una moglie da amare e una moglie per procreare figli, ed egli era evidentemente in grado di permetterselo. Poiché aveva già soddisfatto la sua necessità di una famiglia che lo ricordasse e lo onorasse (unico tipo di «immortalità» noto a queste narrazioni), la sua mancanza di comprensione nei riguardi dell'infelicità di Anna comincia a sembrare meno sentimentale e più ingenua, o persino priva di sensibilità.
    Anna da parte sua, anche se poteva amare suo marito, aveva pur sempre bisogno di figli, e non soltanto per la sua personale realizzazione emotiva. Nella sua società il prestigio di una donna si basava, almeno in parte, sulla sua dimostrata capacità di procreare. È in questa situazione che Peninna poteva mortificarla.



tratto da: - Jo Ann Hackett, I e II Samuele 
in: La Bibbia delle donne Un commentario volume primo: da Genesi a Neemia 
(a cura di Carol A. Newsom e Sharon H. Ringe), 
traduzione (della sezione da Rut a Neemia) Fernanda Comba
Claudiana Editrice, Torino, 1996, 171-189.



Theologica II.

Walter BRUEGGEMANN
La nascita del figlio di una donna sterile non è mai un episodio di routine, certamente non nell'antico Israele. La nascita è prima di tutto l'occasione di una straordinaria festa
(...)
Il valore di Anna, la sua dignità e il suo giusto posto accanto al marito sono stati ristabiliti. Anna deve cantare! In secondo luogo, tuttavia, questa sorprendente nascita viene percepita come qualcosa di più di un evento personale, familiare; è una conferma che riguarda la comunità intera. È un'affermazione che la vita e il futuro di Israele (come il grembo di Anna) sono di nuovo dischiusi. Anna e la comunità di Anna non sono dominate dalla fatalità. Se nella sterilità viene concesso un figlio, chissà che cosa ancora potrà essere dato, forse persino il benessere, a questa comunità afflitta! La nascita non è un prodigio privato, bensì il dono di una possibilità per tutto Israele. Israele deve cantare con Anna!
   Questa nascita non è prodotta da una manipolazione biologica e non è manovrata da oscuri segreti religiosi. È un puro dono, elaborato in un intenso colloquio tra lamento e risposta, tra promessa e fedeltà, tra bisogno e adempimento.
(...)
Il cantico di Anna (...)
Questo cantico diventa il cantico di Maria e il cantico della chiesa (Lc. 1,46-55), quando la comunità fedele trova in Gesù lo strumento mediante il quale YHWH trasformerà il mondo e gli renderà giustizia. Il «Cantico di Maria», derivazione di quello di Anna, diventa nella sua radicalità l'origine del ritratto di Gesù che troviamo in Luca. Questo cantico diventa fonte di profonda e pericolosa speranza per il mondo, dovunque vengono meno le prospettive e le possibilità dei sistemi umani. Quando la gente non può più credere alle promesse dei dominatori di questo secolo, quando i doni del benessere non vengono più trasmessi attraverso i canali stabiliti, questo cantico dà voce a un'alternativa alla quale si aggrappa il fedele disperato.
I Samuele 2,1-10 comincia con una sterilità redenta; la sterilità è tuttavia l'umiliazione penultima. La minaccia estrema è la morte e il dono migliore, più straordinario, è la vita di risurrezione. Anna e Israele cantano colui che «porta la vita», che spezza il potere della morte.  Non importa se quel potere viene sperimentato come sterilità, come disperazione, come oppressione. Anna getta lietamente il suo inno in faccia al potere della morte. Il suo atto è un audace atto di speranza, radicato in un dono concreto, che si aspetta di ricevere altra vita. Ora, la nostra responsabilità interpretativa sta nel vedere chi tra di noi può unirsi a questo pericoloso e audace inno, rivolto a quel Dio che ha il potere di trasformare e la volontà di intervenire. Quel potere e quella volontà sono la fonte dell'unica consolazione di Israele (Lc 2,25) e la forza dinamica che sospinge la narrazione di Samuele verso le straordinarie possibilità aperte dall'era davidica.


tratto da: - Walter Brueggemann, I e II Samuele
Edizione italiana a cura di Maria Sbaffi Girardet
(Strumenti 22 Commentari), Claudiana, Torino, 2005, 28-29.33-34.






Theologica III.

Cettina MILITELLO
     Sterilità, annuncio prodigioso di un concepimento, indicazioni relative al destino del nascituro, alla sua consacrazione a Dio, non rappresentano una novità nell'AT. Il luogo più prossimo è Gdc 13: l'annuncio della nascita di Sansone. Ma a considerare i due brani emerge tutt'altra soggettualità. Solo del padre di Sansone conosciamo il nome, non della madre sterile come Anna. Né si disegna una sua qualche partecipazione attiva agli eventi, di cui piuttosto è spettatrice. Né è sua la scelta di consacrare il figlio al Signore. 

    (...) L'attenzione prestata ad Anna come figura femminile, ci riconduce, dunque, a un ulteriore paradigma. Ella, sotto questo riguardo, è del tutto sintonica alla matriarche. All'interno della Torah è impossibile non prestare attenzione all'azione delle donne e al loro significato. Non solo in senso "complementare", ma propriamente soggettuale. Senza Eva non è compiuto il disegno del Creatore; senza la mutualità a Sara non ha spessore la fede di Abramo; senza Myriam l'Israele che traversa il Mar Rosso non ha voce. È la figura angelica, nel notificarle il concepimento, a precisare che il figlio che partorirà sarà sacro al Signore sin dal seno della madre. Sansone sarà un "nazireo": sulla sua testa non passerà il rasoio. Nel tramite della sua forza, Dio salverà Israele.

     Il destino di Samuele è, invece, interamente determinato da Anna:

       Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava
         e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava
         un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio
         non passerà sul suo capo.  

La concezione di Samuele non ha nulla di "anormale". È unendosi a Elqana che Anna concepisce. Ma indubbiamente la soggettualità del marito è in quest'evento del tutto secondaria. Non è lui a dargli il nome, anzi accetta che sia Anna ad assegnargli un nome che ne significa la totale appartenenza a Dio. Elqana consente anche che, divezzato, venga portato per rimanervi presso il Santuario. Samuele insomma appartiene a Dio e ad Anna, e a Dio ella ha promesso di renderlo.


tratto da: - Cettina Militello, Il Cantico di Anna e il Magnificat
in: Samuele tra politica e fede Atti del Seminario invernale, 
Sorrento 17-20 febbraio 1994, Biblia, stampato, gennaio 1995, 31-69.





Theologica IV.
                                                                                 Lidia MAGGI
    (...) 
    Così si apre il libro di Samuele, narrandoci il dolore e la gioia di una donna. Così inizia il ciclo sulla monarchia, affidando le redini di quanto sta per avvenire al caparbio desiderio di una donna che ha osato sollecitare Dio perché si ricordasse di lei e del suo popolo.
   La straordinaria nascita di Samuele, colui che sarà chiamato a ungere il primo re d'Israele e a ristabilire la giustizia nel Tempio, non sembra frutto dell'autonomo agire di Dio. Egli sembra piuttosto inciampare in un sogno di donna che, dopo averlo coinvolto in quella strana nascita, pretende per quel figlio un destino speciale. Anna vuole un figlio. L'intuizione del marito, che ci possa essere un matrimonio felice pur senza procreazione, scivola sul suo dolore, anche se segna una tappa importante nella riflessione sul matrimonio, estremamente moderna per la sensibilità patriarcale del tempo.
(...)
Anna canta perché ha sperimentato nella sua carne che, quando la disperazione sembra avere l'ultima parola, può riaccendersi la speranza e germogliare la vita. E per lei questo è davvero più che una metafora.
    Molti credenti accettano fedelmente la volontà di Dio; alcuni, invece, lo sollecitano a forzare i tempi. La fede di Anna sarà ricordata come quella di una donna il cui desiderio di maternità fu così forte da fecondare il ventre stesso di Dio.

tratto da: - Lidia Maggi, Anna, il desiderio di una madre I Samuele 1-2
in: Lidia Maggi, Le donne di Dio Pagine bibliche al femminile
(Piccola biblioteca teologica 97), Claudiana, Torino, 2009, 83.85.





BRICIOLE DI FEDE

PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE 
                                                                     Maurizio Abbà
I Samuele 2,1-10
Il dono della maternità
- Sterilità 
Per una madre chiedere di portare una vita in grembo nella gravidanza (possiamo anche dire adottare una vita, figli biologici o adottati: sempre sono figli) è una bella esperienza, è una scelta libera e consapevole, il cantico di Anna è di lode perché ha chiesto, ha quasi forzato (così pare) il volere di Dio, per questo figlio che nascerà: Samuele. 
- Superare la sterilità per essere fecondi in ogni campo della vita. 
Fecondare le speranze, farle crescere, farle maturare.

- Preghiera/Potenza di Dio 
La preghiera è una risorsa cui attingere, rivolta direttamente a Dio è una forza potente se preghiera per, non preghiera contro. 
Preghiera individuale ma non individualistica. Preghiera insieme. Preghiera: dialogo e non monologo. 

- Poiché questo poiché (v. 8) unisce la speranza di Israele e la potenza di Dio, 
(come nota W. Brueggemann, I e II Samuele, 32). Qui siamo nella certezza della fede. 

 Dono
La maternità richiesta da Anna è anche speranza di non rassegnarsi, 
è speranza controcorrente, è speranza
- C'è da imparare, c'è da sperare.
Proprio in tempi che paiono disperati il credente in Cristo deve donare speranza, sembra folle? Sì, ma è l'unico modo per non far vincere la vera follia: la follia della violenza.