Ma tu che hai scelto l'abbandono della vita e la via dell'assassinio - poiché di assassinio si tratta - forse non ti sei mai chiesto se la violenza possa essere una risposta alla violenza, se possa mettere fine alla violenza.
So bene che la tua scelta procede da una lettura dei nostri testi: ma si tratta di una lettura letterale e decontestualizzata di quei versetti che sembrano legittimare la violenza in nome della giustizia, dunque di una lettura erronea perché promette agli shahīd di conquistare attraverso la violenza le vie dell'assoluto per ottenere un posto nel giardino eterno. Ma questo posto può essere conquistato sulle ceneri degli uccisi, sul dolore dei vivi?
Può quel sangue versato rappresentare l'acqua del tuo paradiso?
Quei cadaveri innocenti - umiliazione della storia - possono rappresentare i fiori all'ombra della tua pace eterna?
tratto da: - Khaled Fouad Allam, Lettera a un kamikaze
(collana Piccoli Saggi), Rizzoli, Milano, 2004, 20-21.
* shahīd in arabo vuol dire testimone (della fede) sovente in italiano è tradotto con 'martire'.
(fonte: Wikipedia).