“Spostare la spesa pubblica dalle armi alla scuola e alla sanità”
La
Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia appoggia la richiesta di moratoria sugli acquisti
militari e la riallocazione dei fondi per interventi di
riorganizzazione
scolastica post Covid-19 e acquisto di strumentazione medica
Roma (NEV), 27 aprile 2020 – “Una moratoria di un anno per il 2021 su
tutti gli acquisti di natura militare per nuovi sistemi d’arma. Se non è
forse ipotizzabile fermare i programmi che sono già stati finanziati e
decisi con la Legge di Bilancio votata a fine 2019 è invece sicuramente
possibile intervenire sulle prossime decisioni di budget dello Stato.
Quello che si chiede è dunque concretamente realizzabile: azzerare
completamente per un anno i fondi per nuove armi allocati sia presso il
Ministero della Difesa che presso il Ministero dello Sviluppo economico e
non dare avvio alla cosiddetta ‘Legge Terrestre’ richiesta
dall’Esercito. Complessivamente si tratterebbe di più di 6 miliardi di
euro risparmiati che potrebbero essere immediatamente riconvertiti e
investiti per gli interventi di riorganizzazione scolastica post
Covid-19 e per acquisto di strumentazione medica al fine di aumentare i
posti letto, soprattutto quelli di terapia intensiva. Una scelta
semplice e in un certo senso anche naturale, con fondi già previsti e
per i quali ci sarebbe solo un cambio di destinazione da investimento
negativo e non utile a investimenti fondamentali per il futuro
dell’Italia”. Questo è quanto chiedono Rete della Pace, Sbilanciamoci e
Rete Italiana per il Disarmo di cui fa parte la Commissione
Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI).
“Chiederemo a tutte le forze politiche, al Governo, al Parlamento di
avere per una volta il coraggio di mettere le necessità reali dei
cittadini italiani davanti agli interessi militari e dell’industria
delle armi” hanno detto gli estensori della richiesta che si inserisce
nel contesto delle “Giornate Globali di azione sulle spese militari”
coordinate dalla Global Campaign on Military Spending (GCOMS), promossa
dall’International Peace Bureau (IPB) e rilanciata in Italia da Rete
della Pace, Sbilanciamoci e Rete Italiana per il disarmo.
La campagna intende ribadire quanto sia urgente spostare i fondi dai
bilanci militari verso altri obiettivi, quali la lotta contro il
Covid-19 e il rimedio ad altre crisi sociali e ambientali.
In questi tempi di pandemia, con il Covid-19 che rischia di
travolgere i sistemi sanitari di tutto il mondo, l’Istituto
Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma SIPRI ha reso
pubblici i dati aggiornati sulle spese militari riferiti al 2019
registrando un aumento del 3,6% rispetto al 2018 con una cifra record di
1.917 miliardi di dollari, e cioè 259 dollari per ogni abitante del
pianeta (vedi scheda allegata per ulteriori dettagli).
Ciò è indice dell’enorme potere delle industrie del settore difesa,
in particolare in Europa, in America del nord, in Asia e Oceania. Il
solo bilancio militare della NATO arriva a 1.035 miliardi di dollari,
cioè il 54% della spesa militare globale.
La situazione è del tutto simile anche in Italia, con una stima
(elaborata dall’Osservatorio Mil€x, in allegato scheda con i dettagli)
complessiva di spesa militare prevista per il 2020 in circa 26,3
miliardi di euro con crescita di oltre il 6% (quasi un miliardo e mezzo
in più) rispetto al comparabile bilancio preventivo 2019. “E questi sono
solo i numeri delle previsioni di partenza – sottolinea Francesco Vignarca,
coordinatore di Rete Disarmo – perché nei bilanci consuntivi si
verifica una spesa effettiva decisamente superiore. Va sottolineato poi
che nella previsione per il 2020 quasi 5,9 miliardi di euro sono
destinati all’acquisto di nuovi sistemi d’arma”. Questi dati e
considerazioni spingono Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e
Rete della Pace ad una presa di posizione congiunta, con l’obiettivo di
recuperare fondi utili per la fase di uscita dalla crisi provocata dalla
pandemia di Covid-19 e per iniziare un vero processo di spostamento di
risorse dalle spese militari a settori più utili per la società.