lunedì 13 dicembre 2021

Il ritmo e il respiro dell'Avvento

 


Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. 

Il Signore è vicino.

                               Lettera dell'apostolo Paolo ai Filippesi 4,4-5 


Rallegrarsi, rallegrarsi? Facile a dirsi ma... a realizzarsi, con tutto quello che accade...

Eppure l'apostolo Paolo lo affermava con energia più volte, e vale ancora oggi.


Nella paolina Lettera ai Romani capitolo 12 versetto 12:

"siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera".

Evidentemente non è un rallegrarsi superficiale, spensierato.


Si tratta di un rallegrarsi per attraversare le difficoltà,

per non scoraggiarsi.


Si parla molto ai nostri tempi, giustamente, di resilienza anche nella vita quotidiana, 

cioè la capacità di rialzarsi dopo momenti duri, anche tremendi.


Ebbene il rallegrarsi, rettamente inteso è parte della resilienza;

è una metodologia di vita per poter inquadrare

l'esistenza sotto una lente diversa, che è anche quella dell'ironia, compresa, 

ed è fondamentale! la lente dell'autoironia. 

Di solito usiamo lenti d'ingrandimento

per ingigantirci o per ingigantire quelli che riteniamo torti subiti, 

invece

l'arte del rallegrarsi (perché di vera e propria arte si tratta) aiuta a sentirsi meglio,

a vivere meglio, il che vuol dire anche dare spazio ad una sensibilità diversa,

che sa vedere le cose in maniera diversa dal solito cui siamo e ci siamo abituati.


Potersi rallegrare, è importante; 

rallegrarsi di cosa? Di come possiamo sperare e amare.

Si può fare,

perciò rallegrarsi è cosa buona e giusta,

bisogna ribadirlo.


Poter sorridere invece che deridere, 

voler accompagnare e non abbandonare,

sapere che ogni giorno può essere un dono,

ecco il ritmo dell'avvento.


Avvento: l'attesa caparbia e tenace che sa cogliere i bei momenti che pure ci sono 

e che si nascondono negli angoli della vita.


Tutto questo è da farsi non con ruvida saccenteria, 

ma come dice il testo della neotestamentaria Lettera ai Filippesi 

con mansuetudine.

La mansuetudine, com'è noto, è composta da:

- mitezza,

- dolcezza,

- docilità.


Il che non vuol dire passiva rassegnazione,

tutt'altro, significa intanto non inasprire la vita più di quanto si presenti già così aspra di suo, 

e poi, con energia, 

con grande energia addolcire ogni momento dei nostri giorni e delle nostre notti, 

della nostra vita insomma

che è quella che siamo chiamati a vivere, ora.

 - Addolcire per gli altri, addolcire per noi stessi.

Speranza, pazienza, perseveranza, come l'apostolo Paolo 

nella Lettera ai Romani ci ricorda, 

possono e devono accompagnarci nei momenti lieti e quindi sereni, 

e nei momenti tristi e quindi travagliati.

Allora i momenti lieti e quindi sereni quelli sì li possiamo ingigantire

anche come antidoto ossia come rimedio al veleno dell'amarezza e della tristezza.


Una mansuetudine che è da rendere nota,

semplicemente manifestandola, 

non servono gesti eclatanti, 

a volte bastano sussurri di dolce autenticità,

anche questo è un segno che il Signore nostro Dio

ci è vicino, 

la dolcezza della sua vicinanza

che ci accompagna e non ci lascia soli,

nonostante tutto, 

un sorriso ci accompagnerà.

La Buona Notizia del messaggio evangelico

questo è il respiro dell'Avvento.