martedì 21 dicembre 2021

Inverno, resurrezioni da attendere

 

D'inverno

meditazione di Adriana Zarri proposta da Gigi Ranzani 
a commento di 

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. [Giovanni 10,22-23]


Dopo la pienezza densa dell'autunno ecco l'intima domesticità dell'inverno. 
I rapporti sociali si interiorizzano. Sospese le manifestazioni più estroverse (vacanze, scampagnate) 
il tutto si raccoglie e si aggomitola per farsi più intimo e fecondo; come l'incontro della coppia che, 
dopo l'affiatamento tra gli amici e nei riti comunitari, 
è nella solitudine che ha la consumazione piena. 

Prosegue il clima della gestazione, avviata con le semine d'autunno che fanno concepire la terra 
(anche l'infanzia non è la gestazione della maturità?). 

Prosegue il tema del grembo fecondato, che ha il suo primo esaudimento nel Natale: 
esaudimento raccolto e silenzioso, come sempre all'inizio della vita, che si svolge all'interno della casa, 
tra la culla, il seno materno, le ginocchia paterne. 

E prosegue l'accordo profondo con la terra, che nasconde i suoi primi germogli sotto la coltre della neve, 
e l'intimo senso della casa che resta il più caldo rifugio dell'essere umano. 

La preghiera assume i suoi toni più domestici, intimi, mormorati, nascosti; 
e il clima contemplativo è particolarmente solcato. 

Se il linguaggio della preghiera deve essere semplice e quotidiano, 
questo è il tempo in cui essa sa particolarmente di casa, di madia, di pane, di fuoco, di lampada, di notte. 


L'inverno è la grande stagione contemplativa domestica e notturna. 
Come l'autunno è una dolcissima sera e ha nel tramonto l'ora più significativa, 
l'inverno ha il suo più tipico momento nella notte. 

Le vecchie cartoline natalizie, piene di stelle, di neve, di campanili, di finestre accese, nel loro candore oleografico, erano di una disarmante tenerezza. 

L'inverno è la grande stagione contemplativa in bianco e nero, tra la neve e la notte. Giornate brevi e notti lunghissime, consolate, all'esterno, dalle finestre accese, riscaldate, all'interno, dal crepitare del fuoco. 

Dovremmo riscoprire il profondo linguaggio della legna, ciascuna col suo scoppiettio e la sua fragranza: forte e schioccante l'acacia, mormorante e sommesso il rovere, il salice odoroso d'incenso; 
e il fumo aromatico esce fragrante dal camino a odorare il gelido cielo. 

Poi il sonno: l'abbandonarsi a un sopore che è simile alla morte ma che, come la morte, ha un suo risveglio. 
Ci ridestiamo che è ancora buio. Lo chiamiamo mattino ma, in realtà, è ancora notte: 
ancora il buio silenzio di Dio, ovattato di nebbia, lucente di stelle, luminoso di luna... 

Anche la notte è un utero gravido di luci, di giorni, di mattini, di vite da vivere, di morti da morire, di resurrezioni da attendere.