domenica 26 luglio 2020

Un commento di Eugen Drewermann



Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-46

44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
45 «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 
46 e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata.





Le parabole del tesoro ritrovato e della perla di gran valore

«Narrare di tesori nascosti e di perle preziose è il linguaggio delle fiabe. Quando Gesù, in questa parabola, fa echeggiare il mondo delle fiabe, evidentemente è perché desidera invitarci a vedere la nostra vita in modo diverso da quello dettato dalla logica del quotidiano, che ci è tanto familiare. 

Di solito viviamo in un mondo in cui due più due fa quattro, un mondo che è ferreo e inamovibile, nel quale sono vigenti le leggi dell’intelletto e della ragione, un mondo in cui dobbiamo sapere cosa vogliamo, come avere successo, come riuscire ad ottenere qualcosa. 
È come se ci fosse stato inculcato un odio inestinguibile contro l’emisfero destro del cervello e vivessimo sempre con la parte sinistra, gestendo il mondo secondo idee razionali e utilitaristiche. 

Abbiamo paura di tutto quello che si trova immagazzinato nella parte destra: i sogni, la fantasia, la gioia, la felicità. 
Tutte queste cose ci appaiono quasi pericolose. Esse distruggono, sembra, le virtù borghesi, ci seducono attirandoci in perigliose vie traverse e sono difficili da usarsi nella vita di tutti i giorni. 

Ma che cosa pensare se Gesù, riprendendo il linguaggio delle fiabe, ci volesse dire proprio di guardare per una volta la vita in maniera diversa, così come fanno i nostri sogni, come se la realtà esterna, che raggiungiamo con i sensi – e quasi soltanto per distruggerla -, non fosse che il lato esteriore di una verità più profonda, che potremmo attingere nella fantasia e nel sogno, quando, esprimendosi l’anima liberamente il tempo e lo spazio si dissolvono e noi siamo prossimi all’infinità? 

Può ben darsi che normalmente ci ritroviamo condannati a un esilio in cui l’unica cosa che conta è sapere come si fa ad aumentare il prodotto interno lordo, come fare ad avere successo e a moltiplicare i soldi che già abbiamo. 

Ma per quale motivo dobbiamo incrementare il prodotto interno lordo, accrescere il nostro capitale e le nostre proprietà, e che senso può avere tutto ciò? Questo, quasi non lo sappiamo più. 

Come fare, dunque, ad esprimere il mistero del regno di Dio in un mondo dominato da una mentalità rivolta esclusivamente all’esterno?»


tratto da: - Eugen Drewermann, Quando il Cielo tocca la Terra. Prediche sulle Parabole di Gesù, a cura di Bernd Marz. Traduzione dal tedesco di Annapaola Laldi, (Spiritualità 82), Editrice Queriniana, Brescia, 1999, 55-71, qui 55-57.