Paolo Ricca 17 febbraio oggi. In cerca di quale libertà?
Mensile di religioni - politica - società
7 febbraio 2019
di Paolo Ricca.
Teologo, pastore e docente emerito di Storia della Chiesa alla Facoltà valdese di teologia di Roma.
Libertà – parola magica e potente, che ammalia i cuori, avvince le
coscienze e solleva i popoli; parola rivoluzionaria per eccellenza:
tutte le grandi rivoluzioni della storia umana sono avvenute nel suo
nome; parola amata come poche altre: molti l’hanno amata più della loro
stessa vita («libertà va cercando ch’è sì cara» – dice Virgilio a Marco
Porcio Catone all’ingresso del Purgatorio, parlando di Dante – «come sa
chi per lei vita rifiuta»); parola temuta come poche altre: il padrone
teme la libertà del servo, l’uomo teme la libertà della donna, il marito
teme la libertà della moglie, i genitori temono la libertà dei figli, i
generali temono la libertà dei soldati, il vescovo teme la libertà del
prete, il prete teme la libertà dei laici, e il Governo teme la libertà
dell’Opposizione, e così via; è la libertà dell’altro che fa sempre un
po’ paura.
Parola magica, potente, amata e temuta, però anche parola misteriosa
come poche altre, perché da un lato è un’esigenza insopprimibile di cui
l’uomo in quanto tale, in ogni epoca della sua storia,qualunque sia
stata o sia la sua cultura, razza, posizione sociale, religione o
rifiuto di essa, non può e non vuole fare a meno, come se la libertà
fosse, in fin dei conti, la ragione stessa della sua vita, come dice il
poeta francese Paul Eluard (1895-1952) in uno splendido poema intitolato
appunto Liberté, che si conclude così: «Per il potere di una parola,
ricomincio la mia vita. Sono nato per conoscerti, per pronunciare il tuo
nome: Libertà».
È vero che «la libertà non si mangia», come mi disse (e il discorso finì
lì) una persona anziana, di umile condizione, alla quale mi sforzavo di
illustrare il valore incomparabile della libertà; aveva ragione lei: il
pane viene prima della libertà e nessuna libertà può sostituire il
pane. Anche nel Padre Nostro, la richiesta del pane («Dacci oggi il
nostro pane quotidiano») precede la richiesta della libertà («Liberaci
dal male» o «dal Maligno»). Ma è anche vero che «non di pane soltanto
vive l’uomo», e come nessuna libertà può sostituire il pane, così nessun
pane può sostituire la libertà: l’uno e l’altra sono necessari, anzi
indispensabili, perché entrambi vitali, esigenze umane insopprimibili.
Ma proprio qui si cela un mistero:
come mai la libertà, bisogno profondo come le radici stesse
dell’essere, condizione e ragione di vita, può così facilmente
degenerare e diventare licenza, arbitrio, prepotenza; oppure può essere
lasciata cadere, negata o rifiutata come un fardello troppo pesante,
perché libertà significa inevitabilmente responsabilità, ma non tutti ne
sopportano il peso, e c’è chi preferisce non essere libero per non
essere responsabile.
Così il nostro rapporto con la libertà è ambivalente: da un lato la
desideriamo intensamente, la invochiamo e siamo smaniosi di possederla;
dall’altro, quando l’abbiamo, facilmente ne abusiamo oppure vi
rinunciamo. La pratica della libertà è più difficile del sogno della
libertà. Non si è liberi una volta per sempre: esserlo è un esercizio da
imparare di nuovo ogni giorno.
Il 17 Febbraio 1848, quando i valdesi, sparuta minoranza evangelica
miracolosamente sopravvissuta a secoli di persecuzioni e angherie di
ogni tipo subite nel cattolicissimo Stato sabaudo, ottennero alcune
libertà civili (non ancora quella religiosa, riconosciuta solo un secolo
più tardi, con la Costituzione repubblicana del 1948), è solo una
tappa, importante per l’Italia, di una storia infinita, che continua
oggi e continuerà nel prossimo futuro.
Perciò, alla domanda «17 Febbraio oggi: in cerca di quale libertà?» risponderei semplicemente così:
in cerca di tutte le libertà negate, conculcate, calpestate, o anche
solo minacciate, o controllate, o ridotte in varia misura, o del tutto
soppresse, in tutti gli ambiti dell’esistenza umana, individuale e
collettiva, quello politico, sociale, culturale, religioso, non solo nei
regimi più o meno teocratici, o autoritari, o apertamente dittatoriali,
ma anche in quelli democratici, perché anche in questi ci sono libertà
in pericolo che devono essere difese, e libertà non ancora riconosciute
che devono essere sancite e istituite.
C’è poi tutto l’ampio capitolo delle libertà che nascono non dall’uomo,
ma da Dio, perché «il Signore è lo Spirito, e dove è lo Spirito, ivi è
libertà» (II Corinzi 3,17), la cui massima manifestazione è la libertà
di amare: non si è mai tanto liberi come quando si ama. «17 Febbraio
2019: in cerca di quale libertà?». Risposta: di tutte quelle che non ci
sono ancora.
la fonte del testo è il mensile interreligioso di Religioni, Politica, Società: Confronti.
Il testo è stato poi riportato sul blog: alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com
