THEOLOGICA ANTOLOGIA DI TESTI
1. Nell'Antico Testamento, l'immagine di Israele come vigna di Dio (Is. 5) e vite che Dio stesso ha piantato (Os. 10,1; Ger. 2,21; Sal. 80,9 ss.) è segnata dall'idea che il vino è uno dei più nobili frutti della terra che Dio ha dato al suo popolo dopo l'esodo (cf. Num. 13,23; Deut. 6, 11).
I profeti, tuttavia, hanno sempre lo sguardo rivolto in atteggiamento critico alla mancanza di frutto e al giudizio di Dio
[…]
L'immagine della vite può anche rappresentare la riammissione d'Israele (Is. 27,2-6) e il tempo salvifico finale sotto la signoria del messia (Bar. syr. 36,3; 39,7). Nella posteriore tradizione del l'insegnamento rabbinico si usa spesso soprattutto Sal. 80,9 ss. per mettere in evidenza la precedenza d'Israele, popolo eletto di Dio, sulle nazioni pagane.
Secondo Flavio Giuseppe, una grande vite d'oro adornava la porta principale del secondo tempio. Spesso su rilievi, monete, tombe e lampade giudaiche si trova il simbolo della vite.
tratto da:
- Ulrich Wilckens, Il vangelo secondo Giovanni
Traduzione di Franco Bassani Revisione di Monica Negri, Paideia Editrice, Brescia, 2002, p. 299.
2. L’“Io sono la via, la verità e la vita” per tutti, in modi di attrazione a lui solo noti (cf. 12,32), ai suoi domanda un rapporto singolare, condizione imprescindibile per portare il frutto dell’amore che fa esplodere la vita e la gioia. Questo racconta la metafora della vite e dei tralci (cf. 15,1-17), che affonda le sue radici nel retroterra biblico, Israele vigna di Dio (cf. Is 5,1-7; 27,2-5; Ger 2,21; Ez 15,1-6; 17,5-10; 19,10-14; Os 10,1; 14,8) con le sue infedeltà, i suoi sradicamenti, i suoi ritorni e le sue invocazioni: “Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato” (Sal 80,15-16).
In Giovanni la vite è Gesù (“Io sono la vite”: 15,1.5), il Padre è l’agricoltore (cf. v. 1), “voi i tralci” (v. 5), voi, quelli di Gesù, la sua comunità, i suoi amici di ieri, di oggi e di domani (cf. vv. 14-15).
La metafora è forte, nel senso che vite e tralci sono un’unica pianta, stessa linfa, stesso frutto, stesso agricoltore, seppure distinti. Sono “due” chiamati all’“uno” pur rimanendo “due”, un’unità distinta cadenzata dal verbo “rimanere”, caro a Giovanni nel suo evocare la dimora, la casa: “Rimanete in me e io in voi” (v. 4); “Rimanete in me e le mie parole rimangano in voi” (cf. vv. 7.12.14-15); “Rimanete nel mio amore” (v. 9). Formule di immanenza reciproca che fanno della comunità di Gesù, e di ciascuno in essa, la compagnia degli aderenti a Gesù, degli amati da Gesù e degli illuminati dalla sua parola in maniera personalissima. Un ambito in cui i discepoli si trovano a proprio agio, a casa loro, appunto come il tralcio nella vite, ricevendo
dal proprio Signore la linfa della parola e dell’amore, la linfa della parola dell’amore. C’è posto per i discepoli nel cuore del Signore e c’è posto per il Signore, la sua parola e il suo amore nel cuore dei discepoli. A ben vedere un rapporto di alleanza e di amicizia che è per i tralci un purissimo dono e al contempo un impegno: il volerlo. Rapporto che diventa effettivo se veramente i discepoli nulla antepongono alla compagnia del Cristo e all’ascolto del suo messaggio, perché nulla amano più di questo. Ciascuno dimora là ove il suo cuore ha casa.
Un “essere in” in vista del portare frutto (cf. v. 16), molto frutto (cf. v. 8), il frutto dell’amore
tratto da:
- Giancarlo Bruni, In Compagnia di Giovanni Meditazioni sul quarto vangelo
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2021, pp. 100-101.
3. All'inizio del v. 4 c'è l'esortazione fondamentale di tutto il brano: «Rimanete in me»». Si tratta di un imperativo dal carattere indicativo, visto che esso esorta a rimanere presso ciò che dà vita e fa crescere il frutto. Non si tratta di un tenere ma di un lasciarsi tenere.
Riferita alla situazione della comunità che legge e ascolta il vangelo tale esortazione è pensabile in maniera elementare e concreta: si tratta semplicemente di non perdersi d'animo, di perseverare nella comunione della comunità malgrado le tribolazioni, di continuare ad essere così «affidabili e fedeli e di dame prova.
A questa permanenza Gesù promette la propria permanenza.
L'affidabilità e la fedeltà sono da parte sua garantite: «E io (rimango) in voi».
tratto da:
- Klaus Wengst, Il Vangelo di Giovanni
Traduzione dal tedesco di Carlo Danna Edizione italiana a cura di Gastone Boscolo,
Editrice Queriniana, Brescia, 2005, p. 579.