foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
venerdì 25 dicembre 2015
- NATALE -
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,1-20
1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. 8 In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"».
13 E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!»
15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». 16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. 18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. 20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato.
Theologica I.
Theologica II.
Daniel ATTINGER
"vv. 1-3 La narrazione inizia con un inquadramento storico abbastanza solenne: "Avvenne in quei giorni un decreto emanato da Cesare Augusto affinché si facesse il censimento di tutta la terra. Quel primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria (vv. 1-2).
(...)
il censimento non intende servire a fissare nella cronistoria la data di nascita di Gesù; è piuttosto l'espressione della volontà di Luca di situare Gesù non tanto rispetto alla Palestina di allora, centrata sul suo tempio (come ha fatto per Giovanni), quanto rispetto all'impero romano, a "a tutta la [terra] abitata" (oikouméne). Questa notizia introduttiva vuole aprire il racconto della nascita di Gesù alle dimensioni dell'universo. Luca mette così "faccia a faccia" (o quasi) Gesù e Cesare Augusto, (...) suscitare lo stupore del credente davanti all'infinito abbassamento al quale Dio si sottomette: in Gesù, il Dio immensamente grande ed eterno finirà come un semplice numero dell'anagrafe romana.
(...)
v. 7. Luca si sofferma allora sul paradosso di questa nascita regale; "Lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia perché non c'era posto per loro nella sala degli ospiti" (2,7). "Lo fasciò" mette in evidenza la nascita del tutto ordinaria di Gesù; nessun privilegio particolare per il Figlio di Dio.
(...)
Ma se la nascita è ordinaria, la frase assume un'altra dimensione alla luce di un testo che troviamo alla fine dell'evangelo: "Calato [Gesù dalla croce, Giuseppe di Arimatea] lo avvolse in un lenzuolo e lo pose in una tomba scavata nella roccia dove nessuno era ancora stato coricato" (23,53). Certo, i verbi impiegati in 2,7 e 23,53 sono diversi: "fasciare/avvolgere", "deporre"/"coricare" (Luca utilizzerà invece lo stesso verbo "coricare" in 2,12.16 e 23,53), ma il racconto sembra indicare che avvenne a Gesù appena nato ciò che gli capiterà alla morte e l'iconografia ortodossa non sbaglia quando, scrivendo l'icona di Natale, dipinge Gesù bambino giacente, come morto, in un oggetto che assomiglia più a una bara che a una mangiatoia. Il mistero di Natale non è solo la nascita di un bambino, è la nascita del Figlio di Dio nella sua totalità, dalla preesistenza alla croce e resurrezione. Fu una caratteristica dell'antica liturgia gerosolimitana di non distinguere i vari misteri, come avverrà in seguito con la scansione dei singoli momenti (tipica al riguardo la progressiva costituzione del calendario liturgico ritmato dalle feste, o la spartizione del rosario latino in quindici misteri, ora venti), ma di celebrare invece ogni volta la totalità della storia di salvezza e l'insieme degli eventi salvifici della vita di Cristo.
Gesù dunque è stato deposto in una mangiatoia "perché non c'era posto per loro nella sala degli ospiti" (v. 7). non si tratta di un "albergo", termine che Luca conosce utilizzando un'altra parola greca per designarlo (cf. 10,34). Il termine qui adoperato riappare in 22,11; qualifica la "stanza" in cui Gesù celebrerà l'ultima cena."
tratto da:
- Daniel Attinger, Evangelo secondo Luca il cammino della benedizione
- Daniel Attinger, Evangelo secondo Luca il cammino della benedizione
Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (BI), 2015, 66-69.
Theologica II.
Eugen DREWERMANN
"Dov'è Betlemme, e dov'è il luogo in cui Dio può nascere?
Betlemme non è la città venti chilometri a sud di Gerusalemme, poiché il vangelo della nascita di Gesù non narra l'inizio della vita di Gesù, bensì narra in realtà l'inizio della nostra vita resa umana, la storia del nostro divenire uomini. Perciò Betlemme e ovunque gli uomini sanno soffrire della disumanità e sono affamati e assetati della giustizia di Dio. Solo al loro cuore Dio è tanto vicino da poter vivere in esso.
(...)
Era notte a Betlemme. Sapete che cos'è la notte? Quando gli uomini vedono senza alcuna prospettiva, i loro sogni sono morti, il vuoto si allarga all'infinito, il mondo è un abisso spalancato, le mani cercano un sostegno e non lo trovano, e ogni mattino non comincia con il sorgere del sole, ma con il suo oscurarsi?
A questi uomini della notte Gesù è apparso come luce che risplende nelle tenebre. Essa brillerà luminosa e grande opera sopra coloro che non conoscevano Dio.
(...)
Solitudine ed esclusione regnavano in quel momento a Betlemme. E sapete com'è, quando gli uomini vengono al mondo in un luogo dove non vi è una casa, ma soltanto un infinito ricercare e struggersi fuori dalle porte degli uomini, non figli di genitori, bensì discendenti della madre Eva, l'esiliata, la reietta, con il terreno che brucia sempre sotto i piedi, sempre in corsa, in fuga dalla angoscia, abbandonati e senza patria, senza diritti, senza dimora, senza un rifugio?
Agli uomini della solitudine Cristo dirà: «Gli uccelli hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Ma venite a me, voi afflitti, oppressi, tormentati, io vi libererò e vi prenderò con me nella casa del Padre mio»."
tratto da: - Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale
a cura di Bernd Marz. Traduzione dal tedesco di Claudia Murara,
Theologica III.
José Antonio PAGOLA
"È nato per noi il Salvatore
Poco a poco ci stiamo riuscendo. Siamo già arrivati al punto di celebrare delle feste tanto care senza conoscere esattamente la loro ragione di essere. Ci scambiamo gli auguri a vicenda, ma non ne sappiamo il perché. Si annuncia il Natale e se ne occulta il motivo. Molti ormai non ricordano più dove si trovi il cuore di queste feste. Perché non ascoltare il «primo annuncio» del Natale? Lo compose l'evangelista Luca verso l'anno Ottanta dopo Cristo.
Secondo il racconto è notte fonda.
All'improvviso, una «luce» col suo splendore avvolge dei pastori.
L'evangelista dice che è la «gloria del Signore».
L'immagine è grandiosa: la notte viene illuminata.
Tuttavia, i pastori «sono presi da timore».
Non hanno paura delle tenebre, ma della luce. Per questo l'annuncio comincia con queste parole: «Non temete».
All'improvviso, una «luce» col suo splendore avvolge dei pastori.
L'evangelista dice che è la «gloria del Signore».
L'immagine è grandiosa: la notte viene illuminata.
Tuttavia, i pastori «sono presi da timore».
Non hanno paura delle tenebre, ma della luce. Per questo l'annuncio comincia con queste parole: «Non temete».
Non dobbiamo stupirci. Preferiamo vivere nelle tenebre. Ci fa paura la luce di Dio. Non vogliamo vivere nella verità.
Chi in questi giorni non mette più luce e verità nella sua vita non celebrerà il Natale.
(...)
Gesù Cristo è la speranza che l'ingiustizia, che oggi avvolge tutto non prevarrà per sempre.
Senza questa speranza non c'è Natale. Desteremo i nostri migliori sentimenti, ci godremmo la famiglia e l'amicizia, ci regaleremo momenti di felicità. Tutto questo è una cosa buona. Molto buona.
Ma non è ancora il Natale.
(...)
ma il cuore di questa scena grandiosa è occupato da un bambino in una mangiatoia.
L'evangelista narra la nascita del Messia con una sobrietà sorprendente. Per Maria «si compirono i giorni del parto e diede alla luce il suo figlio». Non una parola di più.
(...)
Il lettore non può continuare nel racconto senza esprimere la sua prima sorpresa: Dio si incarna in questo bambino? Non ce lo saremmo mai immaginato così. Pensavamo a un Dio maestoso e onnipotente, ed egli si presenta a noi nella fragilità di un bambino debole e indifeso. Lo immaginavamo grande e lontano, ed egli si offre a noi nella tenerezza di un bambino appena nato.
(...)
Il racconto offre una chiave per accostarci al mistero di questo Dio. Luca insiste addirittura tre volte sull'importanza della «mangiatoia». (...) Maria lo depone in una mangiatoia. Ai pastori non viene dato altro segno: lo troveranno in una mangiatoia. Ed effettivamente, lo troveranno nella mangiatoia arrivando a Betlemme. La mangiatoia è il primo posto della terra dove riposa questo Dio fatto bambino. Questa mangiatoia e il segno per riconoscerlo, il luogo dove lo si deve trovare. Che cosa si nasconde dietro questo enigma?
Luca sta alludendo ad alcune parole del profeta Isaia in cui Dio si lamenta così:
«Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende» (Isaia 1,3). Dio non va cercato in ciò che è mirabile e meraviglioso, ma in ciò che è ordinario e quotidiano. Non lo si deve ricercare in ciò che è grande, ma esaminando attentamente ciò che è piccolo.
I pastori ci indicano in quale direzione cercare il mistero del Natale:
«Andiamo a Betlemme». Cambiare la nostra idea di Dio. Operiamo una rilettura del nostro cristianesimo. Ritorniamo all'inizio, scoprendo un Dio vicino e povero. Accogliamo la sua tenerezza. Per il cristiano, celebrare il Natale significa «ritornare a Betlemme»."
tratto da: - José Antonio Pagola, La via aperta da Gesù
Traduzione dallo spagnolo di Fabrizio Iodice
Edizioni Borla, Roma, 2012, 29-31.
Theologica IV.
Fred B. CRADDOCK
"Lo scopo primario di Luca è quello di collocare Gesù a Betlemme e in continuità diretta con la casa reale di Davide. Tuttavia, sorprendentemente, egli non cita la profezia messianica relativa a Betlemme (Mich. 5,2), come invece fa Matteo (Mt. 2,5-6). Al di là di qualsiasi argomento, per quanto si riferisce alle fonti storiche di Luca, c'è la fondamentale convinzione che imperatori, governi e leggi servano il disegno di Dio, spesso senza esserne consapevoli. In questo, Luca è d'accordo con Is. 45,1.
Cesare Augusto è più di una data per la narrazione; egli è uno strumento della volontà di Dio.
Non c'è bisogno, quindi, di un miracolo o di un avvenimento insolito perché Dio sia all'opera.
Dio opera miracoli in Luca, è vero, ma Dio opera anche senza di essi.
Nel corso del soggiorno di Maria e Giuseppe a Betlemme, nasce Gesù e, come tutti i nuovi nati, è avvolto in fasce di panno per tenere il corpo composto e assicurare una crescita corretta.
(...) Luca ha mantenuto il racconto spoglio da ogni elemento decorativo che lo avrebbe allontanato dagli umili, dai poveri e dagli emarginati della terra. Nella storia della chiesa sono stati in molti così poveri e abbandonati da potersi identificare con questa scena.
In altre situazioni, invece, la chiesa non ha resistito alla tentazione di avvicinarsi a Matteo e prendere in prestito i suoi regali visitatori con il loro oro, incenso e mirra (Mt 2,1-2), porre una luce diffusa nella paglia della mangiatoia, e riempire l'aria con angeli. Anche Luca parla di un bagliore luminoso nel suo racconto, ma risplende altrove, nel campo dei pastori."
tratto da: - Fred B. Craddock, Luca
(Strumenti 10 Commentari), Edizione italiana a cura di Domenico Tomasetto
Theologica V
François BOVON
"(...) Per la storia delle tradizioni infatti il racconto della natività, quale si trova qui, non è il seguito di quello dell'annunciazione. Maria ci viene presentata al v. 5 come se non la conoscessimo.
Nonostante le parole dell'angelo in 1,26-38, non comprende la portata dell'evento che dopo l'arrivo dei pastori. Non una parola sulla nascita verginale né sul concepimento dello Spirito santo. Giuseppe e Maria compaiono qui, una coppia come tante altre. Anche dal punto di vista cristologico, l'accento è spostato: 1,26-38 sviluppa il tema della regalità davidica, 2,1-20 la funzione soteriologica di Gesù (2,11).
(...)
Il lettore moderno non percepisce più l'importanza per il potere di un censimento: il sovrano voleva conoscere il numero dei propri sudditi per sottometterli alle sue esigenze militari e fiscali. La Bibbia sa, a partire dall'esempio di Davide, quale tentazione e quale pericolo possa costituire un censimento*: il popolo appartiene solo a Dio; anche il re divinamente eletto deve astenersi da ogni censimento e contare solamente sulla forza di Dio. Dio soltanto ha il diritto di contare il suo popolo (Num. 1,26). Luca conosce forse il Sal. 86 (87) in un'interpretazione messianica, secondo la quale la nascita del messia deve avvenire nel corso di un censimento universale? In ogni caso l'ostilità a ogni censimento aveva raggiunto il suo culmine in Israele. Venire a compromessi con l'occupazione romana non era forse rinnegare l'unico padrone e Signore il Dio d'Israele? Questo problema aveva infiammato gli animi e diviso il popolo."
* Cf. 2 Sam. (2 Re LXX) 24 e 1 Cron. 21.
tratto da: - François Bovon, Luca
Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz Volume 1 Introduzione Commento a 1,1-9,50
Traduzione italiana di Paolo Pellizzari
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.1), Paideia, Brescia, 2005, 138.141.
Theologica VI.
Martin LUTERO
"È un insegnamento giusto e buono quello che ci danno i pastori. Dopo essere stati illuminati ed aver riconosciuto il vero Cristo, infatti, continuano la loro attività servendo il prossimo. La fede autentica non spinge questa gente ad abbandonare la vita nel mondo per cominciarne una nuova
(...)
Il vero cambiamento per il quale Cristo è venuto, deve avvenire nel profondo del cuore. Così ho adesso un cuore, un animo e uno spirito diversi da quelli che avevo prima che l'amato Vangelo venisse alla luce. Allora credevo che Dio non si curasse di me, non pensavo neppure di servire Dio attendendo al mio lavoro e adempiendo al mio ufficio. In sintesi: non conoscevo Dio, non sapevo come vincere il peccato e la morte, come salire e conquistare la beatitudine eterna. Pensavo di dover conseguire tutto questo con le mie opere.Ma ora l'importante è che il cuore venga illuminato e, come è stato detto sopra, che riceva il nuovo sigillo sì che possa dire: "So che Dio si prende cura di me e che costantemente pensa a me; egli ha inviato infatti suo Figlio fatto uomo perché io, grazie a lui, sconfigga il peccato e la morte, e ottenga la vita eterna".
Questo è dunque il vero mutamento. Il mio cuore infatti non aveva creduto né saputo queste cose prima. Ma ora le sa e vi crede, ed è quindi disposto in modo completamente diverso rispetto al passato. Cristo, il nostro amato Signore, fa in modo che il cuore e l'anima acquistino una nuova e rinnovata sensibilità, volontà, gioia e amore."
tratto da: - Dr. Martin Luther, Sermoni
Traduzione dal tedesco di Federica Masiero, (Il Viandante 1), Ariele, Milano, 1999, 41.
Questa predica: «È stata tenuta in casa nel 1533», 323.
Martin Lutero (1483-1546).
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio ABBÀ
- C'è chi ha paura del Natale il Potere all'epoca (ed anche in altri periodi) si serviva dello strumento del censimento per controllare i sudditi, capillarmente. Gesù nascerà in un contesto dove sarà un "semplice numero dell'anagrafe romana" (D. Attinger). Il Potere non si accorge che il vero Dio, non il Cesare Augusto, è lì in quel bambino, lo registra come un dato statistico! Eppure, Matteo 2, ci dice che il Potere ha paura anche di un bambino, una paura generalizzata: "il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui." Matteo 2,3b.
- Ancora oggi il Natale desta paura nel Potere, in alcuni paesi è proibito. Vorrebbe essere una festa per proclamare pace e misericordia. Forse per questo suscita paure, si preferiscono, purtroppo, guerre e vendette.
- Ancora oggi il Natale desta paura nel Potere, in alcuni paesi è proibito. Vorrebbe essere una festa per proclamare pace e misericordia. Forse per questo suscita paure, si preferiscono, purtroppo, guerre e vendette.
- Proprio come non è subito Pasqua, non è ancora Natale
No, non è subito Pasqua come sappiamo, la sera di Pasqua risuonano le parole dubbiose ed incredule di Tommaso, detto Didimo, "se non vedo ... io non crederò", Giovanni 20,24,
così non è stato subito Natale: la fede ha bisogno di tempo per maturare, per risorgere.
No, non è subito Pasqua come sappiamo, la sera di Pasqua risuonano le parole dubbiose ed incredule di Tommaso, detto Didimo, "se non vedo ... io non crederò", Giovanni 20,24,
così non è stato subito Natale: la fede ha bisogno di tempo per maturare, per risorgere.
- Un sorprendente luogo di 'accoglienza': la mangiatoia. Gesù nasce in una "stanza" come quella dove si svolgerà l'Ultima Cena? Questo porge una riflessione, fra le tante che si possono fare, alla tavola della mensa delle Chiese Gesù Cristo deve potersi trovare a casa, sempre, dobbiamo impararlo. "Cristo è forse diviso?" I Corinzi 1,13a.
- Natale: solo una parentesi? nei giorni vicini al Natale 1914: fraternizzazione nella prima guerra mondiale, un 'cessate il fuoco' informale ma reale, soldati tedeschi e britannici (e dei francesi) sul fronte occidentale s'incontrarono scambiandosi auguri, doni, organizzarono persino qualche partita di calcio, erano nemici ma la forza del Natale per qualche giorno fu più forte. Ad ogni Natale e non solo a Natale occorre ricordare questo evento incredibile ma, appunto, reale. Si è svolto davvero; ma, al solito, al Potere questo non piaceva per nulla. La guerra, quella guerra, era solo all'inizio, durerà diversi anni. L'Italia, com'è noto, entrerà in guerra pochi mesi dopo, precisamente il 24 maggio 1915, cinque mesi dopo quel Natale.
La forza evangelica del Natale non può essere solo una parentesi transitoria. Ma luce che risplende nelle tenebre: tanto per cominciare e tanto per... proseguire.
- Necessità di una visione 'olistica' una visione completa, è sempre necessaria. Lo sperimentiamo quando siamo malati: è necessario essere considerati come un tutto, non come dei 'pezzi' staccati. Siamo distinti nelle nostre parti del corpo ma siamo unità, siamo una persona.
- Vale anche in teologia, non a pezzi staccati tra loro: la preesistenza del Cristo, nascita di Gesù, Croce, Risurrezione, ma tutto insieme bisogna considerare.
C'è molto su cui meditare.Buon Vero Natale!
L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Lui chi è?
Si dice:
era uno di noi,
alla ricerca,
pieno di dubbi e domande.
E si dice pure che egli è la via,
la verità e la vita.
Lui chi è?
Parlano
di paura e d'impotenza,
di tortura e di morte.
E riferiscono
di un amore,
che guarisce le ferite
e vince la morte.
Lui chi è?
Il Bimbo del presepio?
L'Uomo in croce?
L'amore, la speranza, il futuro?
Lui mi si cela
eppure in certi momenti
l'incontro.
tratto da: - Notker Wolf Corinna Mühlstedt
Dio nasce nella nostra vita 24 suggerimenti per il tempo di Natale
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna, 2011, 10.
(Gli autori: Wolf è abate benedettino, Mühlstedt è teologa evangelica).
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Anche a noi come ai pastori,
viene offerta una grande gioia.
È destinata a tutti, a ogni donna e a ogni uomo:
non solo a chi ti attende,
a chi ha messo la sua vita nelle tue mani,
non solo a chi ti considera
un punto di riferimento sicuro,
ma proprio per tutti quelli
disposti ad accoglierli,
a lasciarsi guidare della tua luce,
a lasciarsi guarire dalla tua misericordia,
a lasciarsi dissetare dal tuo amore.
C'è posto per tutti nel tuo cuore, Gesù:
basta che avvertano la nostalgia,
il desiderio profondo di Qualcuno
a cui dare fiducia, a cui fare posto
nella loro casa ingombra
di troppe cose e di troppi affanni.
Nessuno si consideri, dunque, tagliato fuori
da questa bella notizia
che ha squarciato quella notte,
ma continua ad essere proclamata
lungo la nostra storia
perché tu non ti rimangi le tue promesse
e continui a fare grazia,
continui ad attenderci
con le nostre stanchezze ed i nostri disorientamenti,
con le nostre ferite e le nostre fragilità.
Sgorghino, allora, dalle profondità dell'anima
le nostre parole di gratitudine
e la tua pace abiti questo giorno
e dia ad ognuno di noi la certezza
di essere raggiunto dalla tua bontà.
tratto da: - Roberto Laurita, La Preghiera per la Messa della notte
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
n. 473 anno XLVII, Dicembre 2015 29 novembre 2015 / 1 gennaio 2016,
Editrice Queriniana, Brescia, 183.
Editrice Queriniana, Brescia, 183.





