foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 13 dicembre 2015
- TERZA NELL'AVVENTO -
BIBLICA
Evangelo
di Gesù Cristo secondo Luca 3,7-18
7 Giovanni dunque
diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere,
chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? 8 Fate dunque dei
frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi
abbiamo Abraamo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre
far sorgere dei figli ad Abraamo. 9 Ormai la scure è posta alla
radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e
gettato nel fuoco».
10 E la folla lo interrogava, dicendo: «Allora,
che dobbiamo fare?» 11 Egli rispondeva loro: «Chi ha due tuniche,
ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
12 Vennero
anche dei pubblicani per essere battezzati e gli dissero: «Maestro, che
dobbiamo fare?» 13 Ed egli rispose loro: «Non riscotete nulla di
più di quello che vi è ordinato».
14 Lo interrogarono pure dei
soldati, dicendo: «E noi, che dobbiamo fare?» Ed egli a loro: «Non fate
estorsioni, non opprimete nessuno con false denuncie, e contentatevi della
vostra paga».
15 Ora il popolo era in attesa e tutti si domandavano
in cuor loro se Giovanni fosse il Cristo. 16 Giovanni rispose,
dicendo a tutti: «Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che è più forte di
me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi
battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17 Egli ha in mano il suo
ventilabro per ripulire interamente la sua aia e raccogliere il grano nel suo
granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».
18 Così, con molte e varie esortazioni evangelizzava il popolo;
18 Così, con molte e varie esortazioni evangelizzava il popolo;
Theologica I
Theologica II.
Bruno MAGGIONI
"Luca annota con precisione che « l'inizio della salvezza » (così era vista appunto la predicazione del Battista nell'antica tradizione cristiana) si colloca nel quindicesimo anno del regno dell'imperatore Tiberio, che va dal 14 al 37 d.C.: siamo dunque nell'anno 28-29 della nostra era. In quell'epoca procuratore romano della Giudea era Ponzio Pilato; Erode Antipa era tetrarca della Galilea: suo fratello Filippo era tetrarca della Iturea e della Traconitide (due regioni che si estendevano a nord e a est del lago di Tiberiade); Lisania governava Abilene, nel Libano.
I dati di Luca sono scrupolosamente esatti, come risulta da diverse iscrizioni e dalla testimonianza degli storici antichi. Ma lo scopo di Luca non è solo di dare un quadro cronologico. Per questo sarebbe bastata la prima annotazione. Luca vuole mettere in luce l'ambiente: una Palestina divisa e dominata dallo straniero. Inoltre Luca, con il suo accurato sincronismo storico (indubbiamente un tratto di eleganza che imita gli storiografi greci), intende rivelarci il suo modo di valutare la vicenda che sta per raccontare. La vicenda di Gesù è al centro della storia e ha un significato non solo per gli ebrei, ma per tutti i popoli."
tratto da: - Bruno Maggioni, Evangelo secondo Luca
a cura di Giorgio Girardet, Franco Ronchi, Bruno Maggioni, (Gli Oscar), Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1973, 88-89.
Theologica II.
Fred B. CRADDOCK
"Il resoconto di Luca sulla predicazione di Giovanni è molto più esteso di quelli di Marco e di Matteo: i vv. 7-9 presentano l'esigenza generale del ravvedimento avanzata da Giovanni; nei vv. 10-14, Luca sintetizza il messaggio sociale di Giovanni; e la predicazione giovannea sul messia si trova nei vv. 15-18.
Per quanto si riferisce alla chiamata generale al ravvedimento e a una vita rinnovata, Luca si collega con Matteo (Mt. 3,7-10) nel contenuto, ma si differenzia per il pubblico in ascolto del Battista. Giovanni, secondo Luca, rivolge le sue parole di accusa non soltanto a farisei e sadducei, ma a tutto il popolo. Come serpenti che scappano prima che il fuoco avvampi, gli uditori di Giovanni sono raffigurati come persone in fuga che tentano di evitare «l'ira futura » (Rom. 5,9; I Tess. 1,10).
Il messaggio di Giovanni determina un momento di verità: tutti gli stratagemmi per mantenere un'illusione di innocenza devono essere abbandonati. «Noi abbiamo Abraamo nostro padre» non costituisce né una valida base per chiamarsi fuori, né una scusa accettabile per il rifiuto. Soltanto la vita e i comportamenti di ciascuno metteranno in grado di evitare la fine riservata agli alberi infruttiferi.
La chiesa si è trovata d'accordo su questo testo: le letture evangeliche relative a Giovanni nel periodo di Avvento ci ricordano non solo che il ravvedimento è lo spirito appropriato a questa stagione dell'anno, ma anche che la via che porta a Cristo passa attraverso il deserto dove c'è Giovanni che predica.
La seconda parte dell'insegnamento (vv. 10-14) è specifico di Luca.
Tre gruppi di persone si presentano a Giovanni per informarsi su che cosa significhi portare buoni frutti, e Giovanni formula una risposta appropriata alle particolari tentazioni specifiche di ciascuno.
Giovanni non sta soltanto urlando rimproveri, cercando di ridurre la folla a un insieme uniforme di colpe e di paure; egli propone un messaggio di responsabilità sociale.
Una persona religiosa vuota di fervore etico e morale è esattamente questo: vuota.
«Che cosa dobbiamo fare?», chiedono quelli in ricerca.
Luca ci dirà più avanti che la prima predicazione della chiesa spinse molti a chiedere: «fratelli, che cosa dobbiamo fare?» (At. 2,37). Le risposte di Giovanni che hanno a che fare con le ingiustizie e le iniquità di questa società, sono in continuità con le convinzioni di Luca relative alle implicazioni sociali dell'evangelo, di cui abbiamo visto i primi accenni nel Magnificat. Queste esigenze sociali ed economiche faranno parte degli aspetti presenti nell'agenda della vita comunitaria della chiesa delle origini (At. 2,43-47; 4,32-35).
Cibo e vestiti devono essere condivisi con persone che non ne hanno; le tasse non devono essere calcolate in base all'avidità delle persone che sono al potere (si prenda un po' di tempo per leggere 19,1-10); e i soldati devono smetterla di far violenza verso la povera gente del paese occupato con minacce, intimidazioni e ricatti continui. I contadini della regione non esistono per fornire risorse supplementari alla paga dei soldati."
tratto da: - Fred B. Craddock, Luca
Edizione italiana a cura di Domenico Tomasetto
(Strumenti 10 Commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 67-68.
Theologica III.
Daniel ATTINGER
"Ora ogni carne - non solo gli ebrei - vedrà la salvezza di Dio. Per questo Giovanni sta sul Giordano, sul confine tra Israele e le genti.
vv. 7-9. L'evento è tale da suscitare un vasto movimento di folle che accorrono da ogni dove e si pressano per ricevere quel battesimo, nel pensiero che troveranno là una facile garanzia per la loro salvezza, come lascia presumere il vigoroso richiamo del Battista. No, non basta ricevere il "sacramento" per essere a posto davanti a Dio! Sarebbe ingannarsi sul significato dell'atto che Giovanni vuole suscitare, sarebbe agire come il serpente antico all'inizio della storia umana: "Razza di vipere". Il sacramento non è garanzia, dev'essere invece sigillo di un atteggiamento, la "conversione", di cui si devono vedere i frutti. Non basta neanche la paternità abramitica, della quale possono avvalersi non solo gli ebrei, ma anche gli edomiti (della discendenza di Esaù) e tutti gli ismaeliti... e persino, come proclama Giovanni, le pietre. Questa provocazione del Battista nasce probabilmente dal possibile gioco di parole aramaiche tra "figli" (benei) e "pietre" ('aḇenei), ma evoca pure la predicazione di Ezechiele 36,26: "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne".
Ritrovare il cuore di carne, ecco il lavoro da fare, lavoro urgente come sottolinea Giovanni, con la piccola parabola della scure e dell'albero: già l'ascia sta ai piedi degli alberi sterili e il boscaiolo, che sta arrivando, dovrà solo compiere il suo lavoro. Più che l'abbattimento dell'albero e il suo essere gettato nel fuoco, la parabola sottolinea l'urgenza della conversione ancora possibile, ma solo per pochissimo tempo."
tratto da: - Daniel Attinger,
Evangelo secondo Luca Il cammino della benedizione
Evangelo secondo Luca Il cammino della benedizione
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI), 2015, 116-117.

Theologica IV.
Eduard SCHWEIZER
"il vangelo, salvezza di Dio, viene spesso presentato nella forma di nuovi compiti che conferiscono responsabilità e quindi significato alla vita."
tratto da: - Eduard Schweizer, Il vangelo secondo Luca
Traduzione italiana di Paola Florioli Revisione di Monica Negri
Paideia Editrice, Brescia, 2000, 80.
Theologica V.
Marialaura MINO
"L'evangelista, a differenza di Matteo e Marco, sottolinea la dimensione sociale della predicazione del Battista. Alla domanda: «Cosa dobbiamo fare?», suscitata dall'annuncio profetico di Giovanni riguardo alla conversione, nello stile dei profeti dell'AT (Geremia e Amos, in particolare), egli risponde, anziché con l'enunciare un principio generale, esemplificando il comportamento concreto che ognuno è chiamato a tenere. L'esigenza di conversione, può essere riassunta come esigenza di carità ed esprime la vera natura della Legge veterotestamentaria. A coloro che si sono messi in cammino, e che ora formano una folla radunata lungo le rive desertiche del Giordano, è chiesta attenzione a chi è più bisognoso, condividendo i rifornimenti di cibo e di vestiario, che vanno oltre il necessario: la seconda tunica (poteva servire di notte per ripararsi dal freddo) e le provviste alimentari per il viaggio. In questo modo, nella semplice ma preziosa solidarietà tra pellegrini, si sperimenta la fraternità."
tratto da: - Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
Editrice Queriniana n. 473 Dicembre 2015 29 novembre 2015/1 gennaio 2016, Anno XLVII, 120.
Theologica VI.
François BOVON
"Al v. 7 Luca ritorna sulla predicazione del Battista. Diversamente da Marco in questo aspetto, si interessa più a Giovanni come predicatore che come battezzatore
(...)
Luca non trasmette semplicemente discorsi storici conservati dalla tradizione, ma li attualizza per la sua comunità"
tratto da: - François Bovon, Luca 1 Volume 1 Introduzione Commento a 1,1-9,50
Edizione italiana a cura di Oscar Ianovitz
Traduzione italiana di Paolo Pellizzari Revisione di Oscar Ianovitz
(Commentario Paideia Nuovo Testamento 3.1),
Paideia Editrice, Brescia, 2005, 203.204.
Theologica VII.
Eugen DREWERMANN
"Questo è il problema del cuore umano: come imparare a ricongiungerci con i sogni eterni della nostra anima. Le tradizioni popolari nei loro racconti narrano sempre di figli di re che apprendono l'amore in terra straniera, lontani dal regno che è loro familiare, e solo così ritrovano la strada di casa.
Nel cuore di ogni uomo sono sopite simili visioni di libertà, felicità e amore. Ognuno porta in sé sopra ogni altra cosa il dovere di vivere nel modo più ampio, grande e intenso che gli è possibile. Questo dovere, anzi questo diritto, non discende da norme e regole imposte e prescritte. Non dipende dall'approvazione di chi ci circonda.
Bisogna avere il coraggio di viverlo in prima persona.
Questo è in realtà il problema dell'Avvento.
(...)
Dobbiamo osare e trovare il coraggio di vivere noi stessi.
Smettete di chiedere «Che cosa si deve fare?».
Sostituite la domanda con un'altra:
«Chi ci è permesso essere? Chi siamo? Che cosa è sopito in noi in attesa di vivere?».
Non vergogniamoci del fatto che ciò che si agita in noi appare spesso incompiuto, ingenuo, non collaudato, appena agli inizi.
Questo è il Natale: una speranza sul nascere, qualcosa di molto piccolo, un Dio in divenire, un uomo che vorrebbe farsi.
Chi lo trova troppo insignificante non verrà mai a Betlemme, non lascerà mai Gerusalemme. Là risiedono gli uomini fatti, i re, i potenti, adorni di oro e argento.
tratto da:
- Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale
a cura di Bernd Marz Traduzione dal tedesco di Claudia Murara
(Spiritualità 63), Editrice Queriniana, Brescia, 1997, 116-117.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
Maestro,
"che cosa dobbiamo fare?"
o
chi dobbiamo essere?
"che cosa dobbiamo fare?"
o
chi dobbiamo essere?
- Il significato della paternità spirituale: in realtà vi sono diversi significati. Un significato importante è quello di essere parte di una Com-Unità, vuol dire che: non siamo soli e possiamo sostenerci reciprocamente in quanto parte, appunto, di una comunità più ampia.
Comunità vuol dire anche una dimensione che va oltre il nostro piccolo ego (che a volte vuol diventare troppo grande... da solo e a discapito degli altri).
Un altro significato rilevante è che possiamo sentirci parte di un progetto comune anche se non siamo appartenenti per legami di sangue ma per appartenenza spirituale, infatti, oltre il legame biologico c'è un legame di condivisione e discepolato in una comunità. - Marco 3,31-35 - .
Un altro significato, altresì molto rilevante, è che sentirsi parte di una comunità più ampia significa saper accogliere chi arriva per poter essere capaci di sapere a nostra volta, accogliere ed essere a nostra volta accolti.
La paternità spirituale ha poi come suo grande significato: l'essere un vero antidoto al veleno del fanatismo e della chiusura verso l'altro; bisogna non chiudersi verso il diverso (dimenticando che anche noi siamo 'altro' e 'diversi', questo al contempo costituisce il bello, riconosciamolo, ed il problematico, non sottovalutiamolo, di un confronto autentico).
Ognuna di noi, ciascuno di noi può fare la sua parte senza considerarsi indispensabile.
Non essendo indispensabili possiamo essere sostituiti, allora comprendiamo, serenamente, di essere necessari in questo progetto comune per fare iniziative condivise.
- I figli: il 'mestiere' di padre è difficile ed impegnativo, ma le difficoltà e l'impegno possono essere affrontate sapendo che ci possono essere senza sottovalutarle e collocando in primo piano la gioia di essere padri per poter sentire risuonare la gioia di essere figli, per questo è importante che padri e madri facciano la loro parte; parte che a volte ci si scambia vicendevolmente, non ci sono per forza ruoli preconfezionati, o così non dovrebbe essere, essere padri, e madri, vuol dire reinventarsi ogni volta cioè ogni giorno riuscire, nel contempo, a dare, con elasticità, punti fermi di orientamento ai figli.
- Le pietre: ai figli si porgono pani non pietre - Luca 11,11a -. Lasciare un pianeta senza guerre e senza le basi per nuovi conflitti sarebbe un buon pane da porgere alle nuove generazioni, quando riusciremo a sfornare un pane di pace?
- Cosa fare? Classica domanda che muove e mira alla concretezza, è la domanda anche dell'agire politico che s'interroga su ciò che può essere utile al bene comune. Domanda (può diventare tremenda) quando la pone un soldato, in tutte le epoche risulta tremenda purtroppo, ogni epoca ha le sue guerre, è uno dei pochi dati costanti, che fare?
- La domanda adesso è: chi dobbiamo essere?: come indica il teologo Eugen Drewermann, si passa dal "Che cosa dobbiamo fare?" a "Chi siamo?", si passa dalla prospettiva di Giovanni il Battista alla prospettiva di Gesù nel Sermone sul monte:
"Allora nell'umanità non occorrerà più separare la pula dal grano, e scopriremo quanto siamo profondamente intrecciati l'uno con l'altro e come il tutto, il bene e il male, sia riunito nel nostro cuore. Allora cominceremo a sperare che Dio ci accetti interamente così come siamo, affinché diventiamo capaci di accettarci anche l'un l'altro nella comprensione e nella bontà. Così avremmo fatto un bel pezzo di strada verso il regno di Dio."
(- Eugen Drewermann, Il Cielo Aperto Prediche per l'Avvento e il Natale, Queriniana, 126.)- Esortare ed Evangelizzare innanzitutto non rassegnarsi ed attrezzarsi a non avere paura, già è facile a dirsi, bisogna equipaggiarsi al riguardo, e, ancora una volta, non possiamo farlo da soli.
Esortare vuol dire spronare, è una Buona Notizia.
L'esortare è un contenuto importante, è un ingrediente genuino di quel pane nutriente che è il pane dell'Evangelo di Gesù Cristo.
L'angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Siamo sempre pronti, Gesù,
a chiederti di percorrere
strade che noi abbiamo tracciato,
a legarti a doppio filo
con i nostri limitati progetti
di felicità e di benessere,
di salute e di prosperità.
E ci dimentichiamo di chiederti
che cosa vuoi che facciamo,
dove dobbiamo investire
le nostre risorse e il nostro tempo.
Le folle che vanno dal Battista
danno voce a questo interrogativo:
«Maestro, che cosa dobbiamo fare?».
E la risposta è ancora
tremendamente attuale.
No, nessuno ci chiede
atti di eroismo e scelte impossibili.
Attraverso il profeta tu, Gesù,
ci additi una via a portata di mano.
È il percorso della fraternità
che ci rende solidali
con quelli che mancano del necessario,
un tetto, cibo e vestiti.
È il sentiero di giustizia
che passa attraverso il rispetto
delle leggi che regolano la convivenza civile
e ci tiene lontani
dai compromessi e dalla corruzione
che sporcano la nostra società.
È l'itinerario che prevede
la rinuncia ad ogni sopraffazione,
ad approfittare del potere e del proprio ruolo.
tratto da: - la Preghiera di Roberto Laurita,
Servizio della Parola strumento di lavoro per la comunicazione di fede nelle assemblee
Editrice Queriniana n. 473 Dicembre 2015 29 novembre 2015/1 gennaio 2016, Anno XLVII, 130.
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Preghiera
In questo Avvento di attesa attiraci insieme in unità,
che la nostra lode e adorazione possano risuonare in queste mura
e attraverso la nostra vita.
In questo Avvento di attesa raccoglici insieme nella missione,
che la speranza che portiamo dentro possa essere la canzone che cantiamo
e la melodia della nostra vita.
In questo Avvento di attesa raccoglici insieme nel servizio,
che il percorso che seguiamo possa condurci da una stalla
ad un assaggio di eternità.
che la nostra lode e adorazione possano risuonare in queste mura
e attraverso la nostra vita.
In questo Avvento di attesa raccoglici insieme nella missione,
che la speranza che portiamo dentro possa essere la canzone che cantiamo
e la melodia della nostra vita.
In questo Avvento di attesa raccoglici insieme nel servizio,
che il percorso che seguiamo possa condurci da una stalla
ad un assaggio di eternità.
preghiera tratta dal settimanale Riforma n° 47 dell'11 Dicembre 2015, 2.
