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Porrajmos. Per non dimenticare i Rom e i sinti
di Redazione
27 gennaio 2020
Il
Movimento Kethane nel Giorno delle Memoria lancia un appello
per il riconoscimento della minoranza rom e sinta:
per non dimenticarne il sacrificio e promuoverne la dignità
per il riconoscimento della minoranza rom e sinta:
per non dimenticarne il sacrificio e promuoverne la dignità
ll 27 Gennaio 1945 quando l’Armata
Rossa ruppe i cancelli di Auschwitz tra i circa 7000 sopravvissuti
trovò solo 4 «zingari»; gli altri erano stati eliminati con la
liquidazione dello «Zigeunerlager», il «Lager degli zingari», nella
notte tra il 2 e il 3 Agosto del 1944.
«Memoria del crimine più inumano che l’essere umano abbia mai
perpetrato nella sua storia: annientare l’altro perché di una “razza”
diversa e perciò inferiore. Lager nazisti e campi d’internamento
fascisti unirono quindi il popolo ebreo e il popolo romanì nello stesso
destino: il genocidio che doveva portare alla purificazione della “razza
superiore” eliminando le “razze” impure, l’ebrea e la “zingara”»,
ricorda un appello dell’Associazione Kethane - Insieme. Rom e sinti per l’Italia lanciato
oggi giorno che ricorda il Porrajmos (parola in lingua romanì che
indica lo sterminio di circa 500.000 rom e sinti nei lager
nazi-fascisti).
Kethane, è un movimento, ricorda la portavoce Dijana Pavlovic, «che
unisce i rom e i sinti d’Italia che sentono il bisogno di alzare la
testa, di non sentirsi il capro espiatorio di nessuno, che sentono
giusto rivendicare il proprio posto nella società con l’ambizione di
migliorare la propria condizione, e con essa il nostro Paese, portando
il contributo positivo di valori della propria cultura, della propria
visione del mondo. Sentiamo - prosegue Pavlovic - anche di poter dire
che in questo momento il nostro Paese ha bisogno della voce di cittadini
come noi e spesso considerati gli ultimi. Affermiamo ciò perché siamo
convinti che, nel rispetto della nostra Costituzione, la società sarà
compiutamente democratica, solo se non ci saranno ultimi ai quali venga
negata la voce. A noi la voce è spesso negata, e con la voce anche il
diritto a una vita normale. Noi sappiamo che senza questa voce prevarrà
solo la legge del più forte, la legge della prevaricazione».
Oggi però, afferma ancora il movimento Kethane «nel Giorno della
Memoria, nella legge che lo istituisce, nelle iniziative che devono
mantenere viva la memoria di quello che non deve più accadere, non si
ricorda lo sterminio di oltre 500.000 rom e sinti. Sterminio che,
nonostante la maggior sensibilità di una parte della politica e delle
iniziative civili, non fa parte della coscienza e del rimorso
collettivi. Chiusa la breve parentesi del 27 Gennaio i rom e i sinti
tornano a essere la minoranza discriminata e emarginata, buona solo per
gli “imprenditori della paura” e del razzismo».
Oggi il mondo è cambiato, si legge ancora «fenomeni migratori
inarrestabili; reazioni difensive della società e della politica,
antisemitismo e anti-ziganismo, hanno ripreso forza in Italia e in
Europa con forme di aperta intolleranza. I due destini sembrano così
ricongiungersi e trovare le ragioni di condividere un comune impegno di
fronte all’attuale catena di pregiudizio che colpisce la comunità
ebraica e relega rom e sinti ai margini sociali e civili della società».
Oggi, denuncia il movimento Kethane, «ricordare il Porrajmos non è sufficiente se non si riconosce la condizione di minoranza storico-linguistica di rom e sinti. I
150.000 rom e sinti italiani, rappresentano la più grande minoranza
nazionale presente in Italia sin dal 1400, ma sono esclusi dalla legge
che nel 1999 ha riconosciuto le minoranze linguistiche presenti sul
territorio italiano.
La nostra Costituzione indica nel riconoscimento delle minoranze
(art. 6) e nel diritto all’eguaglianza senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali (art. 3) il fondamento di una società compiutamente
democratica e giusta. Il riconoscimento dello sterminio e il
riconoscimento della minoranza storico-culturale rom e sinta sono quindi
condizione necessaria per l’inclusione a pieno titolo di diritti e
doveri della comunità rom e sinta nella società; per contrastare antichi
pregiudizi e recenti strumentalizzazioni che in quel mancato
riconoscimento trovano se non alimento una giustificazione; per porre
fine a una discriminazione patita quotidianamente con l’esclusione dalla
vita sociale e civile e, oggi, anche con atti di intolleranza
violenta».
«Riconosciamo la minoranza rom e sinta; riconosciamo il suo sacrificio, riconosciamo la dignità della sua storia, della sua cultura, riconosciamo il suo diritto a far parte da pari a pari della società, in una convivenza pacifica che porti riconciliazione e chiuda le ferite di una storia dolorosa».
Per firmare l’appello clicca qui.
Il Porrajmos, ora è riconosciuto dalla storia e dalle istituzioni;
negli anni sono stati inaugurati e messi a dimora alcuni monumenti a
memoria di ciò che è stato. Nel 2012 in Germania la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente Joachim Gauck inaugurarono
a Berlino il monumento dedicato ai 500 mila rom e sinti uccisi dal
nazifascismo nei giardini del Tiergarten, non lontano dal monumento
dedicato alle vittime della shoah, inaugurato nel 2005, e a quello
dedicato alle vittime omosessuali, inaugurato nel 2008. Il memoriale
disegnato nel 1992 dall’artista israeliano Dani Karavan
è costituito da uno specchio d’acqua rotondo circondato da pietre
rotte. Al centro galleggia una piattaforma triangolare su cui ogni
giorno viene poggiato un fiore fresco. L’iscrizione sul monumento è
tratta dalla poesia Auschwitz, scritta dal professore, artista e poeta italiano di origini rom, Santino Spinelli.
Nel 2018 anche in Italia nel Parco della Memoria della città
abruzzese di Lanciano è stato scoperto (il 5 ottobre alla presenza di
autorità, giornalisti, intellettuali) il monumento che ritrae una donna
con il braccio il suo bambino che libera la gonna dal filo spinato e
guarda al futuro, con al fianco una ruota, simbolo del viaggio e del
cammino di un popolo, realizzato dallo scultore Tonino Santeusanio.