Romano Penna
La lettera di Paolo ai Romani Guida alla Lettura
(Collana BIBLICA)
EDB Edizioni Dehoniane Bologna, 2018.
Il volume è frutto delle conferenze tenute dall'autore al convegno
di Parola, Spirito e Vita di Camaldoli, trascritte da Giuliano Stenico
www.dehoniane.it
Romano Penna dalla Prefazione, 5-6:
" La Lettera ai Romani è stata definita lo scritto più influente e insieme il più controverso nella storia del cristianesimo.
Il fatto è che, come per ogni testo, interpretare non è cosa facile.
Secondo Umberto Eco, l’interpretazione ha dei limiti e questi coincidono con i diritti del testo stesso, che va rispettato nella sua alterità.
Ma poi si dà il fatto che questi diritti si incontrano, e a volte si scontrano, con quelli del lettore, dopo che hanno già avuto a che fare, di volta in volta, non solo con i primi destinatari, ma pure con le molteplici interpretazioni date nel corso del tempo.
Si può infatti leggere come infinitamente interpretabile un testo che il suo autore ha invece concepito come assolutamente univoco: e questa sarebbe una lettura delirante.
Viceversa qualcuno può leggere come univoco un testo che il suo autore ha ideato come infinitamente interpretabile: e questo sarebbe fondamentalismo.
Eco riporta il parere di Jacques Derrida, secondo cui la lettura deve avvalersi di tutti gli strumenti della critica tradizionale, anche se questi funzionano solo come un necessario guard-rail dell’interpretazione, che proteggono la lettura ma non la aprono.
Si distingue perciò tra un lettore ingenuo, che si accontenta di una valutazione affrettata, e un lettore critico, che scandaglia il testo aprendosi a orizzonti che oltrepassano le comuni pre-comprensioni.
Se poi parliamo delle lettere di Paolo, e in specie della sua Lettera ai Romani, le cose si complicano, nel senso che ci si imbatte in uno scrittore appassionato, che induce paradossalmente a «esultare con apprensione» (come confessava Agostino) perché esprime una «radiosità esplosiva» appropriata a uomini adulti (così Mario Luzi).
E in effetti la storia della sua interpretazione dimostra che il testo è sempre superiore al suo lettore, ma proprio per questo lo scuote e lo stimola, proponendogli, come in questo caso, la liberazione da se stesso, se non anche l’aprirsi delle porte del Paradiso secondo l’espe- rienza di Lutero.
Al minimo, la lettera porta a contestare la mentalità possessiva di chi intende Dio come un bene da gestire in proprio, e inverte salutarmente il rapporto di un rovinoso cortocircuito aprendo alla ricezione di una grazia immeritata e insieme generosa.
Dunque, come concludeva Karl Barth la Prefazione alla prima edizione del 1918 del suo epocale commento, «l’Epistola ai Romani aspetta».
È come un tesoro che, benché nascosto, non vuole sottrarsi alla scoperta, ma resta sempre in attesa di essere finalmente individuato, raccolto e usufruito."
Romano Penna
