Rimanere nell’amore di Dio Padre che è l’amore del Cristo.
Irradiare gioia ecco qualcosa che ci è, per tanti motivi, obiettivamente difficile,
eppure questo è possibile,
quella gioia che non è sentimento superficiale ma che può diventare, nonostante tutto, parte costitutiva del nostro essere, fare, sperare, e, perché no? poetare!
Amore (v.12) e Amicizia (v.14) come comandamento, tutto ciò pare una contraddizione,
amore e amicizia, infatti, se autentici non si possono comandare,
amore e amicizia sono liberi proprio quando vivono di libertà a gonfie vele;
al v.15 Gesù non chiama i suoi discepoli ‘schiavi’, ma ‘amici’, è una trasformazione esistenziale, una liberazione che inizia e si approfondisce a partire da un semplice cambiamento linguistico, ora i suoi passano da una condizione ad un’altra che è una vocazione.
In questa Domenica denominata Rogate, l’accentuazione della preghiera diventa supplica e ne è la caratteristica saliente.
Anticamente l’intensa preghiera era anche per chiedere il buon raccolto, oggi il ‘raccolto’ può assumere tratti diversi, in cui percepiamo, una volta di più, la fragilità ancor prima del possibile raccolto, già nella fase della semina...
Gesù non propone una relazione d’amicizia superficiale,
ma una relazione duratura fondante una Com-Unità,
si rammentino le parole tra Pietro e Gesù:
Pietro gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito».
Gesù rispose:
In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna.
Marco 10,28-30
Come si può notare è una comunità senza padri e soprattutto ed innanzitutto di fratelli e sorelle, con madri e figli, una comunità intergenerazionale dove vi è un solo Padre, il padre celeste che suscita amore per e tra le sue creature terrestri.
Il senso della vittoria sulla morte è l’amore che oggi s’irradia nell’amicizia ed un giorno sarà frutto da raccogliere nella vita eterna.
Non per nulla sapere che Dio ti ama è il balsamo curativo per le nostre ferite.
Uno dei possibili significati che stanno alla base della parola amore è nel latino a-mors dove la vocale ‘a’ svolge una funzione privativa con il significato di senza, potremmo dire meravigliosamente privativa: senza la morte,
l’amore si esprime in tutta la sua forza ed allora la morte non ci sarà più, Apocalisse 21,4.
Il ‘cento volte tanto’ non vale per la morte,
ma per l’amore,
questa è la vitalità della Buona Notizia Evangelica!