venerdì 21 aprile 2023

Teologia di Emmaus e dintorni

 

Theologica I

                                                                                                             Bruno CHENU


   Il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus è un vero gioiello. Ad attestarlo è tutta la tradizione cristiana, che lo ha celebrato nella sua liturgia, interpretato nelle omelie e nei commentari, rappresentato nell’arte e – si spera – vissuto nella sua ricerca quotidiana di Cristo. 

In realtà questo testo dice l’essenziale della fede tramite una pedagogia veramente singolare e una freschezza confortante. 

Se occorre resistere alla tentazione di compilare uan specie di hit parade delle pericopi del Nuovo Testamento, l’episodio di Emmaus occupa comunque un posto rilevante nel cuore dei credenti. 

Molti sottoscriverebbero volentieri il giudizio di Jean Guitton: «Se fosse necessario rinunciare a tutto il vangelo per una sola scena in cui esso sia interamente riassunto, certo  non esiterei, indicherei quella dei discepoli di Emmaus».  


tratto da: 

- Bruno CHENU

I discepoli di Emmaus, (collana Itinerari biblici), Queriniana, Brescia, 2005, p. 7. 

La citazione di J. Guitton è tratta da: J. GUITTON, Gesù, Marietti, Torino, 1963.                                                                              



Theologica II

                                                                                                                   Yann REDALIÉ

   Vedere. La risurrezione si può vedere? Quale visibilità ha la presenza di Cristo nella sua comunità? Con questa storia di due discepoli che hanno conosciuto Gesù durante il suo ministero e che non lo riconoscono risorto, il racconto di Emmaus cerca di dare delle risposte a questi interrogativi.  

È un racconto pedagogico che si rivolge all’esperienza cristiana. A modo suo ci dice che la risurrezione non è un’evidenza immediata, la presenza del vivente deve essere riconosciuta. 

Il racconto di Emmaus risponde alla domanda: 

come incontrare il Signore Gesù risorto, oggi? E invita alla partecipazione, alla gioia dei discepoli che ritrovano il Signore.



tratto da: 

- Yann REDALIÉ, 

I Vangeli Variazioni lungo il racconto Unità e diversità nel Nuovo Testamento

(collana Piccola biblioteca teologica 104), Claudiana Editrice, Torino, 2011, p. 163.



Theologica III

                                                                                                            Fred B. CRADDOCK


Cristo è riconosciuto per rivelazione. Luca dice dei due discepoli: «Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano» (v. 16), e al v. 31: «Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero».

La fede non è coartata o imposta per rivelazione ai non preparati. Si noti che, nei Vangeli, il Cristo risorto appare ai discepoli, non agli increduli nelle strade o nelle sinagoghe per costringerli a una fede sottomessa. Dopo l’istruzione sulla Scrittura e la Cena del Signore, i due discepoli riconoscono Gesù. […] qui, Luca ci parla del Cristo vivente che è, nello stesso tempo la chiave per comprendere le Scritture e il Signore molto presente che si rivela a noi nel rompere il pane. 

La sua presenza alla mensa rende tutti i credenti cristiani della prima generazione e ogni luogo di incontro una Emmaus.


tratto da: 

- Fred B. CRADDOCK

Luca

(collana Strumenti 10 commentari), Claudiana Editrice, Torino, 2002, 

pp. 366-368.