DOMENICA 10 MARZO - 4a DEL TEMPO DI PASSIONE
- LAETARE Gioite con Gerusalemme! Isaia 66,10
Versione Biblica Nuova Riveduta
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,14-21
14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie.
20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».
la Lumière
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
La verità della luce, luce della verità
Meditazione di Maurizio Abbà
Questa Domenica è liturgicamente denotata con il caldo e, al contempo, fresco invito:
Laetare – Gioite!
Motivi per gioire, in questo periodo, però non è che ve ne siano tanti, purtroppo.
La gioia non la cerchiamo. abbastanza, anche il ri-trovarsi a dialogare
è un motivo di gioia.
Quando non si può fare ci manca tanto,
lo abbiamo sperimentato anche in tempi recenti, purtroppo.
Nicodemo, personaggio importante della comunità ebraica, incontra, di notte, l'ebreo Gesù.
Incontrarsi di notte può avere diversi significati: semplicemente per essere più tranquilli
senza il frastuono del turbinìo diurno;
oppure per essere lontani da occhi indiscreti;
o, ancora, perché, prudentemente, si ha paura per la propria incolumità (e per quella altrui).
Il dialogo notturno (iniziato al capitolo 3 del IV Evangelo),
sfocia poi in un monologo da parte di Gesù (vero protagonista del racconto giovanneo).
Chi era Nicodemo?
Nicodemo era un fariseo (Gv 3,1) questo vuol dire che la solita etichetta stereotipata che si
affibbia ai farisei non funziona.
Gesù incontra e dialoga con un fariseo, e questo qualifica il fariseo come interlocutore
qualificato appunto di Gesù.
Quindi non fariseo come sinonimo d’ipocrita.
Qui Nicodemo è un cercatore di Dio e della sua verità.
Pare che Nicodemo proceda a tentoni e non riesca a cogliere il senso vero e profondo delle
parole di Gesù?
Sì, è possibile questo, e noi siamo un po’ come Nicodemo.
Come Nicodemo, infatti, aneliamo alla verità ma non riusciamo a coglierla appieno,
neppure quando ci sta davanti e parla con noi!
Ma come Nicodemo noi ci siamo, siamo lì, ad imparare,
nonostante tutto.
Nostro compito non è giudicare,
ma nel nostro piccolo portare una scintilla di luce
per far risplendere nel buio vere speranze,
che nella fede diventano luminose certezze nonostante il buio che ci avvolge
e di cui dobbiamo liberarci, non da soli, chiedendo aiuto,
a chi vuole davvero aiutarci.
Dove c’è ombra c’è luce, questo non dimentichiamolo.
Credenti/non credenti anche di questo ci parla lo scritto di Giovanni.
Filosoficamente e anche Teologicamente si direbbe che vi è una dialettica,
una tensione in ciascuna persona,
una vera lotta tra il credente ed il non credente.
Evangelicamente chi deve prevalere?
A chi la vittoria tra il credente ed il non credente?
La risposta sembrerebbe ovvia ...
ed invece ... sorpresa!
La sorpresa è che evangelicamente a prevalere dev’essere:
il non credere agl’idoli,
agl'idoli che ci fabbrichiamo da soli,
agl'idoli che riceviamo da mani tenebrose.
Dare un volto alla verità ed illuminarla di contenuti veri,
accogliendoli nella nostra tenera fragilità,
sprazzi di lietézza, di gioia a cui dare continuità
da portare alla luce, alla vita,
giorno dopo giorno, notte dopo notte.
Martin Lutero con parole straordinariamente pregnanti indicava l’agire:
«Resta nella fede, che ti dà Cristo: qui tu hai infinitamente più che abbastanza;
e nell’amore, che dà te al prossimo:
qui tu da fare ne troverai talmente da essere infinitamente troppo poco».
- M. Lutero, Evangelo dei Dieci Lebbrosi, [1521],
scritto per Giovanni di Sassonia, che aveva chiesto informazioni sul rapporto tra fede e opere,
(qui WA 8,366,22-25). Traduzione di Sergio Rostagno,
tratto da: Sergio ROSTAGNO, Doctor Martinus. Studi sulla Riforma
(Piccola biblioteca teologica 117), Editrice Claudiana, Torino, 2015, p. 9.
