venerdì 8 marzo 2024

La verità della luce, luce della verità

 

DOMENICA 10 MARZO - 4a DEL TEMPO DI PASSIONE 

- LAETARE  Gioite con Gerusalemme! Isaia 66,10


Versione Biblica Nuova Riveduta

Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,14-21

14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. 19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie. 

20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».


la Lumière

Crijn Hendricksz Volmarjin
Cristo conversa con Nicodemo di notte
(XVII sec.
olio su tavola   altezza 92,5x125 cm di larghezza


BRICIOLE DI FEDE

per una fede non in briciole

                    

La verità della luce, luce della verità

                              

                                               Meditazione di  Maurizio Abbà


Questa Domenica è liturgicamente denotata con il caldo e, al contempo, fresco invito: 

Laetare – Gioite

Motivi per gioire, in questo periodo, però non è che ve ne siano tanti, purtroppo.

La gioia non la cerchiamo. abbastanza, anche il ri-trovarsi a dialogare 

è un motivo di gioia. 

Quando non si può fare ci manca tanto, 

lo abbiamo sperimentato anche in tempi recenti, purtroppo.


Nicodemo, personaggio importante della comunità ebraica, incontra, di notte, l'ebreo Gesù.

Incontrarsi di notte può avere diversi significati: semplicemente per essere più tranquilli 

senza il frastuono del turbinìo diurno; 

oppure per essere lontani da occhi indiscreti; 

o, ancora, perché, prudentemente, si ha paura per la propria incolumità (e per quella altrui). 


Il dialogo notturno (iniziato al capitolo 3 del IV Evangelo), 

sfocia poi in un monologo da parte di Gesù (vero protagonista del racconto giovanneo).

Chi era Nicodemo?

Nicodemo era un fariseo (Gv 3,1) questo vuol dire che la solita etichetta stereotipata che si 

affibbia ai farisei non funziona. 

Gesù incontra e dialoga con un fariseo, e questo qualifica il fariseo come interlocutore 

qualificato appunto di Gesù. 

Quindi non fariseo come sinonimo d’ipocrita. 

Qui Nicodemo è un cercatore di Dio e della sua verità

Pare che Nicodemo proceda a tentoni e non riesca a cogliere il senso vero e profondo delle 

parole di Gesù? 

Sì, è possibile questo, e noi siamo un po’ come Nicodemo.

Come Nicodemo, infatti, aneliamo alla verità ma non riusciamo a coglierla appieno,

neppure quando ci sta davanti e parla con noi!


Ma come Nicodemo noi ci siamo, siamo lì, ad imparare, 

nonostante tutto.

Nostro compito non è giudicare, 

ma nel nostro piccolo portare una scintilla di luce 

per far risplendere nel buio vere speranze, 

che nella fede diventano luminose certezze nonostante il buio che ci avvolge

e di cui dobbiamo liberarci, non da soli, chiedendo aiuto, 

a chi vuole davvero aiutarci.

Dove c’è ombra c’è luce, questo non dimentichiamolo.


Credenti/non credenti anche di questo ci parla lo scritto di Giovanni

Filosoficamente e anche Teologicamente si direbbe che vi è una dialettica, 

una tensione in ciascuna persona, 

una vera lotta tra il credente ed il non credente. 

Evangelicamente chi deve prevalere? 

A chi la vittoria tra il credente ed il non credente?

La risposta sembrerebbe ovvia ...

ed invece ... sorpresa!

La sorpresa è che evangelicamente a prevalere dev’essere: 

il non credere agl’idoli, 

agl'idoli che ci fabbrichiamo da soli, 

agl'idoli che riceviamo da mani tenebrose.


Dare un volto alla verità ed illuminarla di contenuti veri, 

accogliendoli nella nostra tenera fragilità,

sprazzi di lietézza, di gioia a cui dare continuità

da portare alla luce, alla vita,

giorno dopo giorno, notte dopo notte.


Martin Lutero con parole straordinariamente pregnanti indicava l’agire:


«Resta nella fede, che ti dà Cristo: qui tu hai infinitamente più che abbastanza; 

e nell’amore, che dà te al prossimo: 

qui tu da fare ne troverai talmente da essere infinitamente troppo poco».


- M. Lutero, Evangelo dei Dieci Lebbrosi, [1521], 

scritto per Giovanni di Sassonia, che aveva chiesto informazioni sul rapporto tra fede e opere, 

(qui WA 8,366,22-25). Traduzione di Sergio Rostagno,

tratto da: Sergio ROSTAGNO, Doctor Martinus. Studi sulla Riforma 

(Piccola biblioteca teologica 117), Editrice Claudiana, Torino, 2015, p. 9.