THEOLOGICA ANTOLOGIA DI TESTI
1. Un evangelo diverso
La diversità di Giovanni rispetto agli evangeli sinottici si nota immediatamente. È vero che il quarto evangelo e i sinottici parlano della stessa persona: Gesù, il Cristo; narrano fondamentalmente la stessa storia: quella della vita, morte e risurrezione del rabbi di Nazareth; si ispirano allo stessa fede: quella delle prime generazioni cristiane; si prefiggono lo stesso obiettivo: suscitare la fede in Cristo; eppure l’evangelo giovannico e l’evangelo sinottico nelle sue tre espressioni sono nell’insieme e in moltissimi dettagli opere tra loro così diverse da dover essere considerate, se non alternative, almeno parallele, e non necessariamente complementari.
Giovanni si scosta dai sinottici non solo nella presentazione dei fatti, ma già nella loro scelta; oltre a una diversità di interpretazione c’è una diversità di contenuto. Buona parte del materiale narrativo del quarto vangelo è inedita rispetto ai sinottici, con i quali Giovanni ha in comune soltanto alcuni racconti: l’attività di Giovanni il Battista (per il quale Giovanni dimostra un interesse maggiore dei sinottici), la chiamata dei primi discepoli (molto diversa però da quella tramandata dai sinottici), la purificazione del tempio (che Giovanni pone all’inizio dell’attività pubblica di Gesù, i sinottici invece alla fine), la moltiplicazione dei pani (che in Giovanni, a differenza dei sinottici, è occasione del grande discorso su Gesù “pane della vita”), Gesù che cammina sul mare (il racconto giovannico è in questo caso molto simile a quello sinottico), la professione di fede di Pietro (cui segue immediatamente la menzione da parte di Gesù del “diavolo” o di “Satana” che nei sinottici è Pietro, in Giovanni è Giuda), l’unzione di Betania (Giovanni ne dà una versione assolutamente originale), l’annuncio del tradimento di Giuda, la predizione del rinnegamento di Pietro e infine il racconto della passione e risurrezione di Gesù (quello giovannico, corrisponde nei dati fondamentali, a quello sinottico; sovente però segue una versione propria e su alcuni punti contraddice la presentazione sinottica).
D’altra parte mancano del tutto nella narrazione giovannica della vita di Gesù episodi che hanno un certo rilievo nella tradizione sinottica: la nascita e in genere tutto l’evangelo dell’infanzia (che anche Marco ignora), il battesimo a opera del Battista, la tentazione, la trasfigurazione, l’istituzione dell’eucarestia, l’angoscia nel Getsemani, l’ascensione.
Inversamente, episodi cruciali come l’incontro con Nicodemo e quella con la samaritana sono stati tramandati solo da Giovanni.
Paolo Ricca, introduzione all'Evangelo secondo Giovanni, a cura di Paolo Ricca, Lamberto Barsottelli, Ernesto Balducci, Presentazione di Andrea Cecconi, Nota introduttiva di Alberto Melloni, Levania Editrice, Lissone, 2019, pp. 6-8; edizione precedente: Oscar Mondadori, Milano, 1973.
2. Il racconto di Giovanni presenta identità sostanziale e notevole differenza di forma nei confronti di quello sinottico. Alcuni particolari di forma, il sapore più semitico del greco, danno l’impressione che sia più vicino di quello alla forma aramaica. La domanda di un “segno” che segue la purificazione del Tempio connette logicamente ad essa la parola sulla distruzione del Tempio, che nei Sinottici ne è separata (Mc. 13/2) e questa connessione sembra originaria. Il nostro testo rappresenta dunque presumibilmente una tradizione indipendente dai Sinottici e forse anteriore. Per contro la data dell’episodio, deve essere quella indicata dai Sinottici all’inizio della settimana della Passione. Non soltanto l’ira dei sacerdoti, provocata dall’atto di Gesù, determina la sua condanna, ma l’accusa formulata contro di lui e appunto la parola sulla distruzione del Tempio (Mc. 14/58).
L’episodio è dunque strettamente connesso con la Passione. Né sembra possibile pensare ad una doppia purificazione del Tempio. Giovanni lo ha collocato all’inizio del suo Vangelo dandogli un valore programmatico (la cronologia non ha valore prevalente per lui), e poiché d’altra parte rimane intimamente connesso con il pensiero della morte e della risurrezione di Gesù, esso contribuisce a porre l’intero Evangelo sotto il segno della glorificazione finale di Cristo. Ma l’Evangelista avverte egli stesso, che il significato della parola di Gesù non fu inteso dai discepoli se non dopo la risurrezione. Si deve dire comunque che è appunto l’associazione del valore programmatico, che Giovanni gli dà all’inizio dell’Evangelo, con tutta la complessità di significato che riceve dal punto di vista della morte-risurrezione di Cristo, che ne rivela tutta l’importanza.
Giovanni Miegge, Pagine scelte del Vangelo di Giovanni. Commento Esegetico di Giovanni Miegge Facoltà Valdese di Teologia di Roma, Anno Accademico CIV, 1958-1959, pp. 84-85.