DOMENICA 24 MARZO - DOMENICA DELLE PALME
Versione Biblica Nuova Riveduta
Evangelo di Gesù Cristo secondo Marco 11,1-10
1 Quando furono giunti vicino a Gerusalemme, a Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che è di fronte a voi; appena entrati, troverete legato un puledro d'asino, sopra il quale non è montato ancora nessuno; scioglietelo e conducetelo qui da me. 3 Se qualcuno vi dice: "Perché fate questo?" rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua"».
4 Essi andarono e trovarono un puledro legato a una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero. 5 Alcuni tra quelli che erano lì presenti dissero loro: «Che fate? Perché sciogliete il puledro?» 6 Essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciarono fare. 7 Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra.
8 Molti stendevano sulla via i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi. 9 Coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10 Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!»
la Lumière
Pietro Lorenzetti Entrata di Cristo in Gerusalemme
(1310-1319 circa) affresco basilica inferiore di San Francesco ad Assisi
BRICIOLE DI FEDE
per una fede non in briciole
Fragilità Discernimento e Liberazione
Meditazione di Maurizio Abbà
Nelle crisi, e noi viviamo purtroppo incontestabilmente in un tempo di crisi, fra tante difficoltà e problemi possiamo e dobbiamo intravedere, controcorrente, qualche spiraglio di vitalità presente e futura.
Tenere animali legati non è bello, sciogliere i vincoli, liberare le catene è un programma sempre valido, così come sciogliere le catene alla Bibbia, è un messaggio, letteralmente, scatenato, che libera.
In tempo di fragilità il racconto della Domenica delle Palme ci descrive persone che osannano, ma che pochi giorni dopo grideranno ‘Crocifiggilo!’.
La Domenica delle Palme inizia, liturgicamente, con la Settimana di Passione, che porterà alla Pasqua memoria della Risurrezione di Gesù Cristo il Vivente.
Memoria di vita non di morte.
Noi sappiamo che vi è questa cadenza liturgica: Domenica delle Palme, Giovedì Santo, Venerdì Santo, Sabato Santo, Pasqua di Resurrezione.
Ovviamente i primi discepoli non avevano questa scansione temporale da vivere e gli accadimenti li frastornavano e li stupivano.
Per noi, infatti, è una sequenza liturgica predeterminata che ci aiuta a comprendere e ad approfondire momenti forti della fede, per consolidare la fede medesima.
Mentre chi ha vissuto quei momenti in istantanea, per così dire, era sopraffatto dai dubbi e dallo sgomento di una clamorosa sconfitta, almeno così appariva.
Noi oggi ne sappiamo di più degli apostoli e dei discepoli di allora,
ma possiamo dire di essere oltre loro come solidità della fede?
Siamo in un tempo di fragilità, in certi momenti di massima fragilità.
Fragilità è anche umiltà e nonviolenza, cavalcando un puledro d’asina.
Puledro che simbologia mitezza e grande tenacia, caratteristiche proprie dell’asino:
• l’asina di Balaam nel libro biblico dei Numeri capitolo 22,21-35, unico animale parlante nelle Scritture bibliche, rende decisamente l’idea, anche di più!
• in Giobbe 39,5: "Chi manda libero l’onagro e chi scioglie i legami all’asino selvatico?"
Successivamente Francesco d’Assisi darà spazio all’asinello nel suo presepio per riscaldare il bambino Gesù.
Fragilità non è per forza e sempre qualcosa che non va.
Fragilità richiede modi e toni accurati e premurosi in una delicatezza di fede,
una fede fiera ma non arrogante.
Fierezza può voler dire e soprattutto essere mitezza liberatrice.
Gesù sarà onagro: asino selvatico che non può essere catturato.
Quando lo si cattura allora è l’altro onagro: è la catapulta bellica, il mangano, armi dell’epoca antica, armi che ritornano sempre più prepotentemente.
Occorre sempre discernimento acuto e profondo, ad ampio raggio, infatti, in Marco 11,11 troviamo l’espressione: Περιβλεψάμενος che si può tradurre con “avendo guardato intorno”.
«Gesù guarda ogni cosa attorno! Il verbo guardare (periblépesthai) attribuito solo a Gesù nel Vangelo di Marco (3,5.34;5,32; 10,23) indica uno sguardo carico di riflessione, di silenzio, di tensione. Da che cosa è colpito profondamente il suo sguardo? Il lettore si aspetta delle indicazioni, invece segue l’uscita di Gesù dalla città e la partenza per Betania, giustificata dall’ora già avanzata. Si allontana per motivi di sicurezza oppure per trovare ospitalità in casa di amici? I Dodici sono con lui, ma tutti tacciono. L’entusiasmo precedente è velocemente scemato».
(Rita Pellegrini a cura di, Il Vangelo di Marco, Edizioni Messaggero Padova, 2008, 182).
Fragilità e Discernimento.
Accogliere la fragilità e inserire l'accento su discernimento e liberazione.