Dominique Collin
Il cristianesimo non esiste ancora
(Collana: Giornale di teologia 426),
Editrice Queriniana, Brescia, 2020
Titolo originale: Le christianisme n'existe pas encore
In breve
«Queste pagine sono animate più dall’amore per
la parte inesistente del cristianesimo, che dal rimpianto per il suo
splendore passato (che in fondo è solo un’illusione). Perché il suo
avvenire non esiste… ancora».
«Il futuro del cristianesimo è tutto nella riserva d’inaudito che il Vangelo possiede: perché, sì, c’è qualcosa del Vangelo che non abbiamo ancora inteso!».
Descrizione
C’è forse qualcosa del Vangelo che non abbiamo ancora inteso?
Il
filosofo danese Søren Kierkegaard riteneva che il cristianesimo del
Nuovo Testamento non esistesse: esiste il cristianesimo senza Vangelo,
il quale però non è altro che un simulacro inventato dai cristiani
stessi per non dover conformare la loro vita alla parola di Cristo.
Dominique
Collin riprende questa tesi corrosiva per spiegare che il cristianesimo
storico e culturale è un’illusione: una confortevole illusione che
consente ai cristiani di evitare di chiedersi se sono ancora fedeli al
Vangelo – parola viva, sempre inedita, perfino sovversiva.
Quando,
allora, esisterà il cristianesimo? Quando smetterà di interrogarsi sul
suo futuro e si preoccuperà di più di ciò che mancherebbe all’essenziale
del Vangelo se non fosse proclamato come Vangelo?
Per uscire dalla crisi nella trasmissione della parola cristiana nel mondo di oggi, questa brillante perorazione del domenicano Collin propugna un cristianesimo che sappia parlare in modo evangelico a qualsiasi uomo e donna, credente o non credente, per invitarli – infine – a esistere.
tratto da: www.queriniana.it
" In sé, nessuna tecnologia è impropria per la proclamazione del Vangelo come Vangelo.
Il microfono usato dal predicatore in una chiesa può essere utile alla diffusione della sua parola, al pari della registrazione audio e video di una conferenza. Non si tratta di demonizzare, e ancora meno di angelicare, ma di evangelizzare i nostri modi di conversare fra di noi. Difatti, passiamo troppo facilmente dal registro delle parole vere a quello delle parole utili. E ricordiamo che la parola, per essere parlante, può essere vissuta solo nelle categorie dell’incontro. "
