Il Tallet
Il molto lodato Rabbi Jaakob così raccontò ai suoi allievi una notte del mese di Nissan
(era una notte col cielo carico di stelle.
E la luce delle stelle illuminava il cuore di Rabbi Jaakob).
«Voglio raccontarvi – disse – una cosa che per secoli
è rimasta nascosta alla mente degli uomini.
Voi sapete – proseguì – che ogni ebreo, dopo la sua preghiera rivolta a Dio,
alle prime luci dell’alba, ripiega il suo tallet e lo ripone nella custodia.
«Voi pensate che il tallet rimanga là, fino all’alba successiva, ma non è così.
«Nel pieno della notte, quattro Angeli sono inviati da Dio, verso i quattro angoli della terra».
«Cosa vengono a fare?» timidamente chiesero gli allievi.
«I quattro Angeli vengono a prendere tutti i talledot che si trovano sulla terra, li riuniscono,
formando un solo, ampio, gigantesco tallet e lo consegnano al Santo dei Santi».
«E che fa il Santo dei Santi di questo ampio gigantesco tallet?».
Rispose il Rabbi:
«Con esso, il Santo dei Santi, si ammanta e prega».
«E cosa dice nella sua preghiera il Santo dei Santi?».
«Ecco cosa dice: Ringrazio te, uomo della Terra, per le sofferenze che di continuo sopporti,
e per l’opera che quotidianamente compi.
«Poi soggiunge: Aiutami, uomo, a scendere presto sulla Terra».
tratto da:
- Aldo SONNINO, Racconti chassidici dei nostri tempi. La funzione eterna della parabola
Prefazione di Gianfranco Tedeschi, La Giuntina, Firenze, 1978, 1995, pp. 15.137.
Tallet: mantello o scialle dell'ebreo in preghiera.
Mantello a cui, dai quattro angoli, pendono frange a nodi
simboleggianti il nome di Dio.