tratto da: agensir.it
16 ottobre 2019
Giovanna Pasqualin Traversa
(testo riportato da: AlzogliOcchiversoilCielo in data 17 ottobre 2019)
Sapienza, passione, condivisione, cultura, fede. Tutto questo si
intreccia nella storia del pane che affonda le sue radici all’inizio
della vicenda umana. Ricorre oggi la Giornata mondiale del pane:
alimento base per molte popolazioni, ma anche simbolo di vita e cibo
sacro per diverse culture e religioni.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Enzo Bianchi,
fondatore della Comunità monastica di Bose, uomo di profonda
spiritualità e fortemente legato alla terra, ai suoi colori, ai suoi
profumi e ai suoi frutti. “Con il pane – esordisce – noi evochiamo la
storia dell’umanizzazione, che è avvenuta a tavola, ma soprattutto nel
nostro bacino mediterraneo è avvenuta attraverso il pane, uno degli
alimenti più antichi da quando, 12/13mila anni fa, nell’incontro di
natura e saperi, attraverso la lievitazione si è iniziato a trasformare
il grano in un cibo più buono, più digeribile e molto nutriente. Da
allora, molto più che alimento, il pane ha cominciato a caricarsi di una
ricchissima valenza simbolica con la quale ha attraversato i secoli.
Il pane indica anzitutto ‘il bisogno’, ciò che è necessario per vivere.
Nel linguaggio comune diciamo che si lavora per guadagnarsi il pane, che
senza pane non si può vivere; il pane diventa davvero il simbolo della
necessità. Allo stesso modo, sempre all’interno di questa nostra area
culturale, simbolo della gratuità, assolutamente non necessario ma con
un profondo significato, è il vino”. “Pane è la necessità, vino è la
gratuità”, scandisce Bianchi aggiungendo, con uno sguardo
sull’attualità: “I poveri sono sempre alla sua ricerca. Non è il pane
che corre verso di loro; sono loro che corrono dove c’è il pane come ci
mostrano ogni giorno i migranti che arrivano verso le nostre terre
sazie”.
Ma il pane “ha un posto centrale anche per il suo valore simbolico.
L’Eucaristia, questo mistero al centro della vita cristiana, proprio
attraverso il pane e il vino offre un magistero vero e proprio. Inoltre
non esiste un pane mio o un pane tuo: il pane si condivide e crea comunione.
Tutti ne sono destinatari; non a caso nel nostro linguaggio, ‘compagno’ è
colui che mangia il pane con me. Il pane va spezzato come l’Eucaristia,
cioè condiviso; ha un ruolo decisivo all’interno delle nostre
relazioni,
apre sentieri di comprensione della vita e della nostra umanità.
Gli uomini ne hanno sempre avuto un profondo rispetto anche se oggi,
purtroppo, se ne fa uno spreco vergognoso. La mia generazione nutriva
per il pane una sorta di venerazione: se ne cadeva un pezzo per terra ci
si sentiva quasi in peccato. E le briciole non venivano mai gettate, ma
lasciate sul davanzale per gli uccellini. Oggi viviamo in una tale
abbondanza che non ne comprendiamo più il valore, ma non dobbiamo
dimenticare che
per la maggior parte dell’umanità rimane ancora il sogno da raggiungere”.
