mercoledì 22 luglio 2015

Ultima Cena e Cena del Signore






Romano PENNA

"Tra le varie raffigurazioni dell'Ultima cena di Gesù nella storia dell'arte, quella di Leonardo da Vinci, a Santa Maria delle Grazie in Milano, è probabilmente la più nota. Ebbene, volendone fare un po' di analisi critica, essa presenta, tra gli altri, almeno due tratti interessanti. 
L'uno sta nel fatto che la tavola è disposta per lungo in senso orizzontale rispetto a chi guarda, quasi che si offrisse come spettacolo ai visitatori del refettorio in cui si trova dipinta (la stessa impostazione era già di Taddeo Gaddi nel '300 e di Andrea del Castagno a metà del '400). Con questa forma però essa si differenzia sia dal modulo di chi impostava la cena su un tavolo a ferro di cavallo (così il Ghirlandaio, Luca Signorelli, e il Perugino) oppure su un tavolo rotondo (come l'affresco nell'Abbazia di Pomposa in provincia di Ferrara o la tela del cinquecentesco bresciano Paolo da Caylina il Giovane), sia da chi poneva i commensali su entrambi i lati di un unico tavolo orizzontale in modo che alcuni girano le spalle a chi guarda (così Giotto e Duccio di Buoninsegna), sia di chi presentava i discepoli come un gruppo letteralmente accalcato attorno a un piccolo tavolo (così Rubens), per non dire di alcuni mosaici bizantini che presentano i commensali non seduti ma sdraiati (come nel mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna e come farà anche il secentesco Nicolas Poussin) o della scompaginazione iconografica di Salvador Dalì che non permette di individuare nessuno dei Dodici (essendo tutti incurvati a eccezione di Gesù). 

L'altro aspetto interessante della Cena leonardesca consiste nel fatto che tra i commensali, tutti santi apostoli, se si eccettua Giuda Iscariota, nessuna reca la tradizionale aureola come segno di santità, cioè di diversificazione sacrale rispetto agli stessi osservatori.  È come se essi stessero consumando un pasto come tutti i comuni mortali (e così sarà anche l'Ultima cena di Tiziano). 
In effetti questo dato è degno di nota, poiché è come se la cena di Gesù si inserisse nel comune contesto conviviale di quanti partecipano a un banchetto ordinario, facente parte della normale convivenza umana.

   In ogni caso, se le raffigurazioni dell'Ultima cena di Gesù abbondano nella storia dell'arte, non si può dire lo stesso per la celebrazione della «cena del Signore», quella cioè che sarà celebrata in seguito da parte dei cristiani."

tratto da: - Romano Penna, La Cena del Signore Dimensione storica e ideale
Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 2015, pp. 5-6.