foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 19 luglio 2015 - 8a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
Evangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,48
Gesù Cristo dice:
«Io sono il pane della vita»
Theologica I.
Klaus WENGST
[…]
‘Chi
crede’, ‘chi confida’: tali parole non indicano naturalmente una fiducia
generica, una fiducia qualunque, ma indicano la fiducia nel Dio biblicamente
testimoniato
[…]
Quanti
confidano così hanno la ‘vita eterna’, vivono realmente e perennemente, perché
confidano nel Dio reale e sono da lui sostenuti e conservati, anche se ciò è
ancora apparentemente contraddetto da molti fenomeni.
Questa fiducia viene
nutrita nei confronti di Gesù, che nel v. 48 ripete l’affermazione centrale del
v. 35: «Io sono il pane della vita».
Egli assicura che la fiducia in Dio è
garanzia di vita e non delusione e
perdita
[…]
tratto da: -Klaus WENGST, Il Vangelo di Giovanni,
Traduzione di Carlo Danna
Edizione Italiana a cura di Gastone Boscolo,
(Commentari Biblici), Editrice Queriniana, Brescia, 2005, 268-269.
Theologica II.
Bruno MAGGIONI
[…]
la 'cena del Signore' che non è solo l'atto di culto per eccellenza, ma il centro ermeneutico per comprendere ogni altra forma cultuale neotestamentaria. E questo perché è il centro ermeneutico dell'esistenza di Gesù.
Per comodità prendiamo come punto di riferimento
il passo di 1 Cor 11,23b-34.
Nell'imminenza della passione e della croce, Gesù raccoglie - e così la consegna ai discepoli che ne facciano memoria - l'intera sua esistenza nei gesti del pane e del vino, due gesti simbolici e rituali, ripetibili. La liturgia dell'esistenza non sopprime lo spazio della ritualità, ma lo qualifica, indicandone il contenuto e le modalità.
Per comodità prendiamo come punto di riferimento
il passo di 1 Cor 11,23b-34.
Nell'imminenza della passione e della croce, Gesù raccoglie - e così la consegna ai discepoli che ne facciano memoria - l'intera sua esistenza nei gesti del pane e del vino, due gesti simbolici e rituali, ripetibili. La liturgia dell'esistenza non sopprime lo spazio della ritualità, ma lo qualifica, indicandone il contenuto e le modalità.
È il dono di sè che trasforma l'esistenza in culto. Un dono di sé a Dio e agli uomini: per voi, per le moltitudini, per il mondo. La direzione orizzontale del dono è essenziale perché l'esistenza si trasformi in culto. Il culto, infatti, è l'intreccio di due movimenti: da Dio all'uomo e dall'uomo a Dio.
L'orizzontalità è necessaria, se si vuole che il culto sia la rivelazione dell'amore di Dio per l'uomo e non soltanto - e anzitutto - la risposta dell'uomo a Dio. Sorprende nelle testimonianze eucaristiche neotestamentarie la loro forte concentrazione cristologica. Certo Dio è presente, e presente è anche la comunità dei discepoli, ma sono presenti in trasparenza, racchiusi nei gesti e nelle parole di Gesù. Dio si affaccia nella preghiera di benedizione («avendo reso grazie») e i discepoli lo fanno nei gesti con cui Gesù porge loro il pane e il vino e negli imperativi «prendete» e «fate memoria».
Gesù riempie tutto l'orizzonte della scena: è l'unico personaggio che veramente agisce e parla, e l'evento raccontato e tradotto in simboli è unicamente la sua esistenza vissuta nel dono e conclusasi nel martirio.
È come se non ci fosse altro spazio per dire Dio se non Gesù Cristo, e altro modo per dirlo.
«Fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me»: avendo raccolto la sua esistenza in gesti simbolici e ripetibili, Gesù può ora consegnarla ai discepoli perché ne facciano memoria: nella celebrazione («fate questo») e nella vita («prendete, mangiate»), inscindibilmente.
Il vero culto è l'evento di Gesù, evento unico e straordinario, tale che la comunità cristiana non potrà mai nella sua esistenza dirne tutta la profondità: deve perciò raccontarlo e celebrarlo. E siccome si tratta della memoria di una persona e non soltanto di un evento storico del passato, allora la memoria può dilatarsi nella presenza (il Crocifisso è ora il Signore presente nella comunità) e nell'attesa del suo ritorno.
Gesù riempie tutto l'orizzonte della scena: è l'unico personaggio che veramente agisce e parla, e l'evento raccontato e tradotto in simboli è unicamente la sua esistenza vissuta nel dono e conclusasi nel martirio.
È come se non ci fosse altro spazio per dire Dio se non Gesù Cristo, e altro modo per dirlo.
«Fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me»: avendo raccolto la sua esistenza in gesti simbolici e ripetibili, Gesù può ora consegnarla ai discepoli perché ne facciano memoria: nella celebrazione («fate questo») e nella vita («prendete, mangiate»), inscindibilmente.
Il vero culto è l'evento di Gesù, evento unico e straordinario, tale che la comunità cristiana non potrà mai nella sua esistenza dirne tutta la profondità: deve perciò raccontarlo e celebrarlo. E siccome si tratta della memoria di una persona e non soltanto di un evento storico del passato, allora la memoria può dilatarsi nella presenza (il Crocifisso è ora il Signore presente nella comunità) e nell'attesa del suo ritorno.
tratto da: - Bruno MAGGIONI, Perché state a guardare il cielo? Le due strade per incontrare Dio, Vita e Pensiero, Milano, 2013, pp. 87-88.
Theologica III.
Paolo RICCA - Gabriella CARAMORE
Paolo Ricca.: Gesù non è soltanto colui che dà il pane,
ma anche colui che è il pane.
[…]
Gabriella Caramore.:
Ma che cosa può voler dire «Io sono il pane della vita?».
Ormai sono parole che abbiamo tanto nell’orecchio che non ci interroghiamo nemmeno
più sul loro senso!
Paolo Ricca.: In realtà, Gesù lo dice molto
chiaramente: io sono colui che può dare alla vita
umana una consistenza più forte della morte.
Gesù mette a tema il senso della vita.
Che cosa vuol dire vivere? Non significa soltanto
mangiare il pane materiale…
Gabriella Caramore.:
Ma anche questo non è sufficiente, perché si può
obiettare che nessuno di noi si nutre solo di cibo,
ma anche di relazioni, di affetti, di fede in Dio (se
la si possiede).
Ma perché Gesù pretende di essere Lui il senso
della vita?
Paolo Ricca.: Proprio perché nella logica
dell’evangelo di Giovanni Gesù è l’incarnazione
dell’amore di Dio ed esso, che fa vivere gli uomini,
in Cristo ha preso corpo, ha assunto storia, è
diventato “carne”.
E l’amore è la sostanza e la verità della vita.
tratto da: - Paolo RICCA, Evangelo di Giovanni, a cura di Gabriella Caramore,
(collana Uomini e Profeti 15), Editrice Morcelliana, Brescia, 2005, pp. 155.158-159.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio AbbàGesù Cristo dice:
Io sono il pane della vita.
Quale pane per quale vita?
La necessità urgente che tutte le persone sul pianeta non soffrano più la fame si scontra con la realtà contradditoria e paradossale di un Occidente obeso con problemi di una alimentazione oltre il fabbisogno alimentare necessario.
Sono cose note, da tempo, purtroppo si è lontani dal vedere un vero cambiamento.
L'opera di due celeberrimi artisti, indirettamente, pare ricordarcelo:
da una parte: L'Urlo (noto anche come Il Grido) di Munch che grida la sua angoscia esistenziale e, dall'altra, i dipinti di Botero che, solitamente, delinea personaggi in figura "eccedente".
- "A pane e acqua" frase aspra che di solito si rifila ad altri (la frase) ma gli alimenti restano dove sono...
- Stare a pane ed acqua, elementi peraltro basilari della nostra alimentazione,
anzi nell'ordine: acqua e pane, due alimenti elementari.
- La politica a pane e acqua: ben pensarci sarebbe una necessità per la politica, per i partiti: se volessero riscoprire i fondamenti di un agire politico dove la passione e gli ideali risultino essere a disposizione davvero del servizio per il bene comune.
Sono cose note, da tempo, purtroppo si è lontani dal vedere un vero cambiamento.
L'opera di due celeberrimi artisti, indirettamente, pare ricordarcelo:
da una parte: L'Urlo (noto anche come Il Grido) di Munch che grida la sua angoscia esistenziale e, dall'altra, i dipinti di Botero che, solitamente, delinea personaggi in figura "eccedente".
- "A pane e acqua" frase aspra che di solito si rifila ad altri (la frase) ma gli alimenti restano dove sono...
- Stare a pane ed acqua, elementi peraltro basilari della nostra alimentazione,
anzi nell'ordine: acqua e pane, due alimenti elementari.
- La politica a pane e acqua: ben pensarci sarebbe una necessità per la politica, per i partiti: se volessero riscoprire i fondamenti di un agire politico dove la passione e gli ideali risultino essere a disposizione davvero del servizio per il bene comune.
- La scienza a pane e acqua sganciata finalmente dagli interessi dell'industria militare per progettare e realizzare qualcosa che sia un ausilio benigno e pacifico per il pianeta e tutte le sue creature.
- Le religioni, chiese cristiane comprese, anche loro a pane e acqua...vivere in stile sobrio per poter condividere (appropriata interpretazione del moltiplicare!) le risorse a partire dall'acqua e dal pane. Potrebbero condividere molto, soprattutto i talenti delle risorse umane, ve ne sono di persone come sappiamo notevoli e splendidi per slanci di solidarietà e per testimonianza autentica, bisognerebbe che fossero più noti.
- La fede a pane e acqua: una fede semplice, ma non semplicistica, una fede che forte della sua tenerezza e che altrettanto teneramente riscopre la determinazione di chi ha in Cristo il proprio centro di fede.
Gesù Cristo è il pane di vita, che porge senso all'avventura della vita.
Il saziare la fame è urgenza necessaria.
E poi il porgere senso alla vita è fondamentale.
Per chi vuole essere discepolo di Cristo sa che:
Basta una porzione del pane che Gesù offre per iniziare a trovare il nutrimento che riguarda la vita in tutte le sue dimensioni.
Questo è il compito di chi già osa definirsi cristiano.
Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita
Rendici sempre più forti e più saggi. Arricchisci la nostra conoscenza benedicendo la nostra ricerca della verità, ma, nel medesimo tempo, accresci la nostra umiltà.
Donaci la persuasione che ogni buon desiderio, ogni preghiera, fiduciosa giungono a te, producono qualche ignoto bene e contribuiscono alla preparazione delle tue vie.
tratto da: - LITURGIA delle Chiese Evangeliche di Lingua Italiana, Chiesa Evangelica Riformata del Canton Grigioni, edita dal Colloquio Engadina alta - Bregaglia - Poschiavo, 1974, p. 83.
Donaci la persuasione che ogni buon desiderio, ogni preghiera, fiduciosa giungono a te, producono qualche ignoto bene e contribuiscono alla preparazione delle tue vie.
tratto da: - LITURGIA delle Chiese Evangeliche di Lingua Italiana, Chiesa Evangelica Riformata del Canton Grigioni, edita dal Colloquio Engadina alta - Bregaglia - Poschiavo, 1974, p. 83.
la Balma
Parole sporgenti per dare riparo
Credere e pregare
La fede ci aiuta a vivere, perché in modo inesauribile
dà significato alla vita;
e d'altra parte aggrava e complica la nostra vita,
perché è missione e sequela.
Il credente sperimenta la certezza volgendosi, con un movimento sempre rinnovato,
alla parola di colui che lo chiama.
Questo movimento si compie in tre modi:
la preghiera che chiede, la preghiera che ringrazia, la preghiera adorante.
dà significato alla vita;
e d'altra parte aggrava e complica la nostra vita,
perché è missione e sequela.
Il credente sperimenta la certezza volgendosi, con un movimento sempre rinnovato,
alla parola di colui che lo chiama.
Questo movimento si compie in tre modi:
la preghiera che chiede, la preghiera che ringrazia, la preghiera adorante.
tratto da:
- Helmut Gollwitzer,
Liberazione e Solidarietà. Introduzione alla teologia evangelica,
Traduzione di Gino Conte,
(collana Sola Scriptura 12),
Claudiana editrice, Torino, 1986, p. 153.
Va', con la forza che tu hai, diventa testimone della fede. Non guardare alle prove del domani a partire dalle sole forze delle tue mani. Dio rinnova la sua grazia ogni mattino, calma la tua angoscia, cammina con te.
Antoine Nouis
O Dio, assisti i tuoi ministri: rendi la loro predicazione efficace per virtù dello Spirito Santo, affinché produca in noi, con abbondanza, frutti di conversione e di vita nuova.
Giovanni Calvino
Dio non è dov'è il cielo, ma il cielo è là dove Dio è.
Gerhard Ebeling
tratto da:
- Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2007
pp. 56.81.141, Editrice Claudiana, Torino, 2006.
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Aprendo gli occhi alla luce mattutina,
riprendendo coscienza di se stessi,
e quindi della realtà degli impegni e delle gioie,
del lavoro e degli incontri con gli altri,
è importante dire:
"Signore, io credo,
vieni in aiuto alla mia incredulità ".
Bisogna, infatti, dare al giorno che viene
tutto il valore e l'intensità di un
" giorno di Dio ".
Paul Richardot, 1968
tratto da:
Comitato Italiano per la CEVAA,
Quando è giorno?
Torre Pellice 1988, Trieste 1994, stampato ma non pubblicato,
p. 75.
raccolta di testi di fede, traduzione di Renato Coïsson.
Una parola per Te, proprio per Te
CARO BUON DIO
Caro buon Dio, io vorrei
che nessuno sia più infelice.
Caro buon Dio, io vorrei
che le guerre sul mare, in terra o in cielo
non esistessero più.
Caro buon Dio, io vorrei
che le persone non siano più razziste.
Ma quello che vorrei soprattutto
è che Tu esaudisca questi tre desideri.
Raphael Ananou
Preghiera di un bambino.
tratto da:
- Spalanca la finestra, raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson,
stampato ma non pubblicato, Trieste, 2000, p. 41.
stampato ma non pubblicato, Trieste, 2000, p. 41.