foglio liturgico e di cultura biblica-teologica
gratuito
Domenica 26 luglio 2015 - 9a DOPO PENTECOSTE
BIBLICA
I Giovanni 4,8b
Dio è amore
Theologica I.
Eberhard JÜNGEL
«Sì. […] [Dio] è la parola più sovraccarica di
tutto il linguaggio umano.
Nessun’altra è stata
tanto insudiciata e lacerata.
Proprio per questo non
devo rinunciare ad essa.
È vero: generazioni di
esseri umani hanno scaricato il peso della loro vita angustiata su questa
parola e l’hanno schiacciata al suolo; ora giace nella polvere e porta tutti i
loro fardelli.
Generazioni di esseri
umani hanno lacerato questo nome con la loro divisione in partiti religiosi;
hanno ucciso e sono morti per questa idea e il nome di Dio porta tutte le loro
impronte digitali e tutto il loro sangue […]
Certamente essi
disegnano caricature e vi scrivono sotto “Dio”;
si uccidono a vicenda
e lo fanno “in nome di Dio”.
Ma quando scompare
ogni illusione e ogni inganno, quando stanno di fronte a Lui […] e non dicono
più “Egli, Egli”, ma sospirano “Tu, Tu” e
implorano “Tu”, intendono tutti lo stesso essere; e quando aggiungono “Dio” non
invocano forse il vero Dio, l’unico vivente, il Dio delle creature umane? Non è
forse lui che li ode? Che li
esaudisce? La parola "Dio" non è forse proprio per questo la parola dell'invocazione, la parola divenuta nome, consacrata in tutte le lingue umane e per tutti i tempi?».
tratto da: - Eberhard Jüngel, Che cosa significa dire: Dio è amore?
in:
- Possibilità di Dio nella realtà del mondo Saggi teologici
Edizione italiana a cura di Willy Jourdan
(Theologica 4), Editrice Claudiana, Torino, 2005, 404.
Il riferimento è all'opera di: - Martin Buber, L'eclissi di Dio,
Traduzione di Ursula Schnabel Introduzione di Sergio Quinzio,
(Oscar Saggi), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2, in particolare pp. 20-23, qui: p. 22.
(I testi citati differiscono in alcune parti).
(I testi citati differiscono in alcune parti).
Theologica II.
Jean-Marie PLOUX
Nella chiesa di un
villaggio sperduto della Lozère, Raymond Devos racconta di aver incontrato
Dio…che stava pregando.
Mi sono detto: chi
prega? Non prega certo se stesso.
Non lui? Non Dio!
No! Pregava l’uomo!
Egli mi pregava,
pregava me!
Metteva in dubbio me
come io avevo messo in dubbio lui!
Diceva: “O uomo! Se
tu esisti, dammi un segno!”.
Ho detto: “Dio mio,
sono qui!”.
Lui ha detto:
“Miracolo.
Un’apparizione umana!”[1].
Michel Boujenah, anche lui, ha sentito Dio:
“Dalla notte dei tempi ascolto la preghiera degli uomini; mi piacerebbe tanto
che, per una volta, degli uomini ascoltassero la preghiera di Dio. La preghiera
di Dio agli uomini! Mi piacerebbe tanto…”[2].
[1] Cf. R. Devos, L’homme esiste, je l’ai rencontré!, in Id., À tort ou à raison,
Polygram-Division Phonogram, Paris 1992.
[2] Cf. M. Boujenah, J’ai fabriquè des sourds…, in Id., Le petit Génie,
Hip Production Paris 1995.
tratto da: - Jean-Marie PLOUX, Dio non è quel che credi
Traduzione dal francese a cura di Marie-Noëlle Depeyrot e Giovanna Rovero
Theologica III.
Werner G. JEANROND
L'amore è al centro della fede cristiana. Dio ama questo universo in cui l'amore umano, come dono di Dio, può trasformare la vita.
L'amore di Dio e l'amore umano sono di primaria importanza per la riflessione teologica.
[…]All you need is love!
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è l'amore. Dio è amore. L'amore è tutto ciò che importa.
L'amore è più forte della morte. L'amore è divino... Sembra che non manchino locuzioni toccanti che esaltano il potere dell'amore nella nostra vita.
Cantare e scrivere dell'amore è al centro della nostra espressione culturale da tempi immemorabili.
Le meraviglie dell'amore hanno ispirato i nostri poeti, artisti e compositori.
Il fascino della scrittura amorosa non è stato scalfito neppure quando le forme e le manifestazioni culturali dell'amore sono cambiate.
Lo spirito popolare e la scienza concordano sul fatto che noi esseri umani abbiamo bisogno dell'amore per vivere. Benché vi sia un diffuso disaccordo sull'origine dell'amore - è divina, umana, evolutiva, biologica o culturale? - nessuno mette in dubbio che abbiamo bisogno di amore per sviluppare la nostra personalità, le nostre capacità di relazione e la nostra visione della vita. Sembra che fare esperienza dell'amore crei in noi la necessità di amare. Ci sentiamo parte di una miracolosa dinamica di potere.
Sperimentiamo la chiamata all'amore, la vocazione a metterci in rapporto con gli altri nell'amore.
Desideriamo ardentemente essere amati ed essere in grado di amare.
tratto da: - Werner G. Jeanrond, Teologia dell'Amore
Traduzione dall'inglese di Marta Pescatori,
(Biblioteca di Teologia Contemporanea 159), Editrice Queriniana, Brescia, 2012, pp. 5.9.
BRICIOLE DI FEDE
PER UNA FEDE NON IN BRICIOLE
Maurizio Abbà
I Giovanni 4,8b
Dio è amore
Dove c'è carità e amore lì c'è Dio, sono parole di un bel canto, ma se approfondiamo bene, senza intaccare l'estetica della bella melodia musicale, l'affermazione non risulta convincente. Possiamo e dobbiamo dire invece: dove c'è Dio lì c'è carità e amore.
Senza cadere però nel tranello di pensare che Dio sia da identificare automaticamente con persone, movimenti, istituzioni che rientrano nella rubrica alla voce 'Religione'.
Dio è Amore ma l'amore non è Dio.
A volte per amore (anche e soprattutto per amore della religione...) si è fatto e si continua a fare del male, tanto male; anche l'amore di patria ha richiest sacrifici umani innumerevoli,
ma l'amore non è Dio, non lo è, davvero.
Dio è Amore sì.
Dio e amore sono due termini logorati ma non dal troppo uso ma dal loro utilizzo fuorviante e frettoloso.
Dio per la fede cristiana: il Dio d'Israele-Dio di Gesù Cristo, allora si ricomincia: l'amore è da lì che si dispiega.
Bars d’la taiola
parole benefiche scavate dall'avventura della vita
Il silenzio per prendere in controtempo il tempo, si presenta in ogni momento del giorno, ma il succedersi frettoloso degli eventi lo pone in ombra.
[…]
Lo stesso silenzio, che assomiglia di più alla «cura» con cui si preparava l'ascolto di un trentatré giri, un LP, su un giradischi. Non so quanti lo ricordano.
Provo a ripassare mentalmente i passaggi e i gesti di quell'ascoltare privilegiato, la possibilità di ascoltare la musica in casa, preceduta da un rituale in un certo silenzio silenzioso.
Dedicarsi a una sola cosa, senza preoccuparsi del tempo richiesto. Senza pretendere che quell'atto abbia più di un risultato, nessun collegamento a link, playlist, siti senza luogo nel mondo o condivisioni di «mi piace» con sconosciuti.
L'ascoltare è da molto tempo ormai collegato al vedere o, peggio, al fare; l'ascoltare è strettamente collegato a un'altra azione.
Il vinile prevedeva prima di tutto un tempo per una scelta, ponderata, molto spesso premeditata e pregustata, in quanto si era consapevoli del tempo e della quantità di azioni che l'ascolto del disco metteva in moto.
Era previsto anche uno spazio fisico ben preciso in casa, uno specie di rifugio musicale dove, oltre alla postazione di ascolto, c'era anche il posto fisso per il giradischi e per stivare i dischi.
Ora lo spazio musicale è trasportabile facimente, ricreabile direttamente intorno o dentro le nostre orecchie, e la scelta passa attraverso un touch screen dalle infinite possibilità di collegamenti.
Era prevista anche la cura dell'oggetto, la pulizia dei solchi entro i quali magicamente la musica veniva scritta e letta poi dalla puntina, delicatissima estremità di un ancora più delicato braccio.
Con gesto lento e calibrato bisognava accompagnare il braccio del giradischi a posarsi sul vinile in movimento e soprattutto c'era, una volta messo in pista, l'invito implicito a non assentarsi ma ad aspettare la fine del disco e perciò stare ad ascoltare.
Prendersi volutamente uno spazio e un tempo per ascoltare.
tratto da: - Mario BRUNELLO, Silenzio (Parole Controtempo), il Mulino, Bologna, 2014, pp. 8-10.
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la Balma
Parole sporgenti per dare riparo
un credo postapostolico
credo in dio
che è amore
il creatore del cielo e della terra
credo in gesù
la sua parola divenuta essere umano
il messia dei tormenti e degli oppressi
che ha annunciato il regno di dio
ed è stato crocifisso per questo
abbandonato come noi all'annientamento della morte
ma il terzo giorno risorto
per agire ancora per la nostra liberazione
finché dio sarà tutto in tutto
credo nello spirito santo
che ci rende commilitoni del risorto
fratelli e sorelle di coloro
che per la giustizia combattono e soffrono.
credo nella comunione
della chiesa universale
al perdono dei peccati
alla pace sulla terra per la quale ha senso lavorare
e a un compimento della vita
oltre la nostra vita
tratto da: - Kurt MARTI, La passione della parola Dio
Edizione italiana a cura di Beata Ravasi e Fulvio Ferrario,
Testo originale a fronte (Collana Spiritualità 10), Editrice Claudiana, Torino, 2014, p. 93.
credo in dio
che è amore
il creatore del cielo e della terra
credo in gesù
la sua parola divenuta essere umano
il messia dei tormenti e degli oppressi
che ha annunciato il regno di dio
ed è stato crocifisso per questo
abbandonato come noi all'annientamento della morte
ma il terzo giorno risorto
per agire ancora per la nostra liberazione
finché dio sarà tutto in tutto
credo nello spirito santo
che ci rende commilitoni del risorto
fratelli e sorelle di coloro
che per la giustizia combattono e soffrono.
credo nella comunione
della chiesa universale
al perdono dei peccati
alla pace sulla terra per la quale ha senso lavorare
e a un compimento della vita
oltre la nostra vita
tratto da: - Kurt MARTI, La passione della parola Dio
Edizione italiana a cura di Beata Ravasi e Fulvio Ferrario,
Testo originale a fronte (Collana Spiritualità 10), Editrice Claudiana, Torino, 2014, p. 93.
Noi ci accusiamo di non aver confessato più coraggiosamente, pregato più fermamente, creduto più gioiosamente e amato più ardentemente.
Dichiarazione di peccato di Stoccarda, 1945
Padre, io voglio un cuore che sia grato.
Io voglio della tua bontà inebriarmi.
Nel mare della tua pietà tuffarmi,
comprendere quanto da te sia amato.
Charles Wesley
Un grammo di esempio vale più di un quintale di belle parole.
Francesco di Sales
tratto da:
- Un Giorno Una Parola letture bibliche quotidiane per il 2015
L’angolo della preghiera
per non deporre la preghiera in un angolo
Il Tallet
Il molto lodato
Rabbi Jaakob così raccontò ai suoi allievi una notte del mese di Nissan (era
una notte col cielo carico di stelle.
E la luce delle stelle illuminava il
cuore di Rabbi Jaakob).
«Voglio raccontarvi – disse
– una cosa che per secoli è rimasta nascosta alla mente degli uomini. Voi
sapete – proseguì – che ogni ebreo, dopo la sua preghiera rivolta a Dio, alle
prime luci dell’alba, ripiega il suo tallet[1]
e lo ripone nella custodia.
«Voi pensate che il
tallet rimanga là, fino all’alba successiva, ma non è così.
«Nel pieno della
notte, quattro Angeli sono inviati da Dio, verso i quattro angoli della terra».
«Cosa vengono a
fare?» timidamente chiesero gli allievi.
«I quattro Angeli
vengono a prendere tutti i talledot che si trovano sulla terra, li riuniscono,
formando un solo, ampio, gigantesco tallet e lo consegnano al Santo dei Santi».
«E che fa il Santo
dei Santi di questo ampio gigantesco tallet?».
Rispose il Rabbi:
«Con esso, il Santo
dei Santi, si ammanta e prega».
«E cosa dice nella
sua preghiera il Santo dei Santi?».
«Ecco cosa dice: Ringrazio
te, uomo della Terra, per le sofferenze che di continuo sopporti, e per l’opera
che quotidianamente compi.
«Poi soggiunge: Aiutami, uomo, a
scendere presto sulla Terra».
Racconti chassidici dei nostri tempi La funzione eterna della parabola
Prefazione di Gianfranco Tedeschi,
Editrice La Giuntina, Firenze, 1978, 1995, pp. 15.137.
Una parola per Te, proprio per Te
Padre celeste, tu vuoi che esponiamo le nostre necessità perché vivo sia in noi il senso della nostra dipendenza da te; e nondimeno tu solo conosci ciò che è veramente necessario alla nostra esistenza.
Provvedi tu nel tuo amore e compi in noi la tua volontà buona secondo la tua imperscrutabile provvidenza.
Dacci di cercare con passione il tuo regno e la tua giustizia, affinché tutto ciò che è veramente per il nostro bene venga a noi come un di più.
tratto da: - LITURGIA delle Chiese Evangeliche di Lingua Italiana,
Chiesa Evangelica Riformata del Canton Grigioni,
edita dal Colloquio Engadina alta - Bregaglia - Poschiavo, 1974, p. 80.






