Il tesoro
Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam soleva raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel, a Cracovia.
Dopo anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, gli era stato ordinato in sogno di cercare un tesoro nella città di Praga presso il ponte che conduce al castello reale.
Quando il sogno si ripeté la terza volta, Rabbi Eisik si mise in cammino e andò a Praga a piedi.
Ma presso il ponte stavano giorno e notte sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare. Tuttavia andava al ponte ogni mattina e vi girava attorno fino a sera. Finalmente il capitano delle guardie, che l’aveva osservato, gli chiese amichevolmente se cercasse qualcosa o se aspettasse qualcuno.
Rabbi Eisik raccontò il sogno che l’aveva condotto lì da così lontano.
Il capitano rise: « E tu povero diavolo sei venuto fin qui con le tue scarpe logore per un sogno! Sì, presta fede ai sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi la via tra le gambe quando una volta mi fu ordinato in sogno di andare a Cracovia e nella stanza di un ebreo, che doveva chiamarsi Eisik figlio di Jekel, dissotterrare di sotto la stufa un tesoro. Eisik, figlio di Jekel! Mi vedo proprio a buttare all’aria i pavimenti di tutte le case laggiù dove una metà degli ebrei si chiama Eisik e l’altra Jekel! » E rise di nuovo.
Rabbi Eisik s’inchinò, tornò a casa, dissotterrò il tesoro e costruì la sinagoga che si chiama la Scuola di Reb Eisik figlio di Reb Jekel.
« Ricordati di questa storia », soleva aggiungere Rabbi Bunam, «e afferra bene ciò che significa: che vi è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, neppure dallo zaddik, e che pure vi è un luogo dove la puoi trovare. »
Tratto da:
- Martin Buber, I racconti dei Chassidim
(edizione originale 1946),
Introduzione di Furio Jesi, Traduzione di Gabriella Bemporad,
1979, 1985, Garzanti, Milano, 569-570, (su licenza Longanesi).
-Martin Buber, I Racconti dei Ḥassidim
Traduzione di Gabriella Bemporad, Guanda, Parma, 1992, 517-518.
Nel 2021 edizione con Postfazione di Giorgio Montefoschi.
Zaddik nell’ebraismo: titolo onorifico attribuito a personalità considerate di rilievo
per la loro spiritualità ed il loro agire con giustizia.