MARCO CARMINATI
In copertina: particolare dalla Madonna Sistina (Dresda, Gemäldegalerie)
(Artothek/Archivi Alinari)
" È singolare constatare che il grande Raffaello Sanzio, in tutta la sua breve ma intensissima carriera di
pittore, non abbia quasi mai trovato occasioni per dipingere scene di Natività.
A tutt’oggi si conosce una sola tavola (trasportata su tela) con questo soggetto:
si tratta del pannello centrale della predella della Pala Oddi,
conservata nella Pinacoteca Vaticana a Roma.
Il dipinto – dalle dimensioni contenute – rivela a una osservazione ravvicinata un’ulteriore singolarità:
nella scena, che fissa l’episodio dell’Adorazione dei Magi, non compaiono angeli.
Per una collana che ha come titolo “Nativitas”, questa è un’assenza non irrilevante.
Tuttavia, un solido nesso che lega nascita, Raffaello e angeli per fortuna esiste,
anche se va considerato da un diverso punto d’osservazione.
Il Sanzio, infatti, cominciò prestissimo ad avere a che fare con gli angeli,
esattamente nel giorno della sua nativitas, tradizionalmente fissato nel 6 aprile 1483.
Sappiamo che appena aprì gli occhi alla vita, suo padre Giovanni Santi gli impose il nome del potente
arcangelo Raffaele, il guaritore mandato dal Dio
(virtù delle coincidenze: anche il “collega” e “nemico” Michelangelo Buonarroti
era stato battezzato con il nome del potente Michele arcangelo, deputato a sconfiggere il demonio).
A ben vedere, Raffaello non si è mai neppure cimentato nella rappresentazione di quel “Raphael” di cui
portava il nome,
eppure angeli ed arcangeli sono una presenza diffusa e costante in tutta la produzione artistica
del maestro di Urbino. "
citazione da:
- Marco Carminati, Gli Angeli di Raffaello, 7.10.
