Articolo ed intervista a Giorgio Beretta,
analista di Opal,
l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e
Politiche di Sicurezza di Brescia,
il testo integrale dell'articolo in: riforma.it
La "commessa del secolo": soldi, armi e occhi chiusi?
di Marco Magnano
L'Italia sta per chiudere la più grande fornitura di armamenti degli ultimi vent'anni,
fornendo navi e aerei all'Egitto di Abdel Fattah al-Sisi,
nonostante la Libia e i silenzi su Giulio Regeni
[...]
I Paesi verso cui esportiamo più armi sono
anche quelli da cui importiamo più materie prime per il mercato
dell’energia, considerato spesso un altro settore strategico e parte
integrante della politica estera italiana. Siamo di fronte a uno
scambio?
«Sì, ed è un grosso problema. Mettere sullo stesso
piano le forniture militari con le forniture di altri sistemi non può
essere fatto. Non è un caso che le forniture militari non rientrino nel
trattato internazionale del commercio del WTO, e invece vengono
regolamentate da un altro trattato, quello sul commercio delle armi,
proprio perché sono materiali di natura diversa e non si possono mettere
sullo stesso piano. Se proprio si volesse fare uno scambio lo scambio,
allora dovrebbe contemplare armi in cambio di diritti umani, di
democrazia, del rispetto delle norme internazionali.
Questo è l'unico
scambio che si può accettare, tutto il resto fa parte di quella logica
mercantilistica di cui si parlava.
Purtroppo, quello che stiamo vedendo è
proprio un tentativo di rilancio dell'economia italiana partendo dal
solito volano, l'economia militare».
Ci sono alternative, anche in termini industriali?
«Posso dire questo: ci siamo accorti, proprio
durante la crisi da COVID-19, che non soltanto mancavano le mascherine, i
kit sanitari, le tuniche per i medici.
Soprattutto mancavano
apparecchiature polmonari, apparecchiature medico-sanitarie di cui
l'Italia ha fortissimo bisogno e che importiamo ogni anno per 7 miliardi
di euro.
Tra l'altro, l'Italia ne esporta per altrettanti 7 miliardi,
ma ne importa per 7 miliardi e mezzo.
Bene, avremmo la possibilità di
riconvertire gran parte della nostra industria militare in industrie di
produzione medico-sanitaria e avremmo un mercato eccezionale in tutto il
mondo senza il bisogno di scatenare guerre».
l'articolo integrale in: riforma.it