UNA CANDELA NON CI PERDE NIENTE NELL’ACCENDERE UN’ALTRA
Qualche anno fa, alle Paraolimpiadi di Seattle, nove atleti,
tutti mentalmente o fisicamente disabili erano pronti sulla linea di partenza dei 100 metri.
Allo sparo della pistola, iniziarono la gara, non tutti correndo,
ma con la voglia di arrivare e vincere.
Mentre correvano, un piccolo ragazzino cadde sull’asfalto,
fece un paio di capriole e cominciò a piangere.
Gli altri otto sentirono il ragazzino piangere. Rallentarono e guardarono indietro.
Si fermarono e tornarono indietro… ciascuno di loro.
Una ragazza con la sindrome di Down si sedette accanto a lui e cominciò a baciarlo e a dire:
«Adesso stai meglio?».
Allora, tutti e nove si abbracciarono e camminarono verso la linea del traguardo.
Tutti nello stadio si alzarono, e gli applausi andarono avanti per parecchi minuti.
Persone che erano presenti raccontano ancora la storia.
Perché? Perché dentro di noi sappiamo che:
la cosa importante nella vita va oltre il vincere per se stessi.
La cosa importante in questa vita è aiutare gli altri a vincere,
anche se comporta rallentare e cambiare la nostra corsa.
«Una candela non ci perde niente nell’accendere un’altra candela
ma entrambe illuminano più intensamente una stanza».
tratto da:
- Sale e Luce
traduzione e adattamento di Pietro Ambrosio,
Elledici, Leumann (Torino), 2002, 72.