venerdì 17 febbraio 2023

La luce della Libertà

 

Il XVII FEBBRAIO come festa della libertà religiosa e di coscienza

La Festa del XVII Febbraio è una festa celebrata dai Valdesi,

dal 1848.

La Memoria di festeggiare la concessione 

con le Lettere Patenti dei diritti civili ai Valdesi

e pochi giorni dopo agli Ebrei.

Una festa laica per la libertà.

Per la libertà di tutti.


Il cammino della Libertà risulta però ancora lungo, molto lungo,

in quanto razzismi ed antisemitismi, 

purtroppo, affiorano continuamente con le loro violenze fisiche e verbali.


- Diventa allora ancora più necessario fare Memoria dei momenti in cui

in alcune feritoie della Storia dei raggi di luce arrivano ad illuminare.


Si festeggia il 17 Febbraio sia per gratitudine alle generazioni precedenti per quanto

hanno dato anche per il nostro presente libero, sia per dare impulso a dare sempre

più spazio e più respiro alla Libertà in ogni luogo, 

in ogni angolo del tessuto sociale.

Una festa che non sostituisce altre ricorrenze festive importanti per la Libertà,

ma le affianca.


- Decisamente appropriate le parole di Gustavo Zagrebelsky 

che afferma giustamente:

i "Diritti della coscienza: o sono universali o sono privilegi" 

(si veda l'intervista di Sabina Baral a Gustavo Zagrebelsky in:

www.chiesavaldese.org/aria_articles.php?ref=698 ).


Il 17 Febbraio una festa per la libertà di coscienza, religiosa, di pensiero.

Una festa che non vuole essere di nicchia 

anzi vuol essere la più inclusiva e socievole possibile!


Il 17 Febbraio, in Italia, dal 1990, è anche la giornata nazionale del Gatto

(mentre la giornata internazionale è fissata all'8 agosto, dal 2012).

Simpatica ricorrenza per i nostri amici a quattro zampe,

i diritti degli animali non sono secondari 

la loro concessione ed ampliamento

mettono in rilievo anche più umanità da parte delle persone. 


- Febbraio è considerato nell'immaginario popolare anche il mese di "gatti e streghe",

un motivo in più per vincere con  l'Eresia della Libertà le superstizioni

che ancora e sempre più avvolgono il cuore umano.

Com'è noto, infatti, eresia, in origine, vuol dire 'scelta', 

solo successivamente avrà la connotazione negativa 

in sanguinosa contrapposizione ad ortodossia.


La Libertà come eresia da ricercare e da vivere con gli altri.


Ma ci si chiederà: 

"cosa c'entrano gli occhi di gatto con la Festa della Libertà del XVII Febbraio"?

Ci vogliono 'occhi di gatto' per riuscire a scrutare nel buio la profondità

che la ricerca delle libertà richiede.

Libertà, anche la libertà religiosa e la libertà di coscienza e così tutte le libertà, 

è una parola che dobbiamo ancora imparare a declinare e a costruire.


Un teologo e studioso di storia della chiesa 

Franz Camille Overbeck (1837-1905), 

parlava di: ‘occhi di gatto che vedano anche nel buio’;

occhi di gatto come contenuto principale e fondante 

alla base della storia del cristianesimo che 

non deve conformarsi a realtà mondane 

per cercare invece di restare fedele 

al genuino messaggio evangelico. 


‘Vedere nel buio’ può significare allora anche questo: 

essere sensibili ed empatici con le realtà oscurate e marginali

in quanto ritenute, erroneamente, insignificanti 

e che sono invece quelle che valgono davvero la nostra 

luminosa attenzione con cure e premure vicendevoli, 

nella ricerca di fedeltà all’autenticità evangelica 

perché siamo chiamati a libertà con la consapevolezza 

che la libertà dell’altro ti riguarda come tua libertà.                                                                                                                                                                                                         
       
                                                                              Maurizio Abbà




RADICE STORICA DELLA FESTA:


scrive al riguardo lo storico e pastore valdese Giorgio Tourn:

"Come è noto (ma chi lo sa ancora?) il primo "17 febbraio" non ebbe luogo il 17 ma il 25; la pubblicazione delle Lettere Patenti, firmate da Carlo Alberto il 17, venne rinviata di alcuni giorni per motivi di ordine pubblico. 

Il clima culturale e politico in cui vennero emanate le leggi che riguardavano le minoranze discriminate - valdesi ed ebrei - è quanto di più agitato si possa immaginare. 

Siamo, non va dimenticato, nel '48 (e «fare un 48» è rimasto sino ad oggi sinonimo di disordine, baccano): l'anno delle petizioni popolari, dei cortei di cittadini che assediano in modi pacifici ma energici i palazzi regi chiedendo la Costituzione, un nuovo sistema politico in cui il popolo sia rappresentato. In questo disfacimento del sistema politico precedente, quello che si chiama abitualmente I'Ancien Régime, anche il piccolo mondo valdese viene coinvolto: si tratta pur sempre di avvenimenti traumatici, non di ordinaria amministrazione.

Di quelle giornate memorabili abbiamo le testimonianze preziose di due giovani valdesi che le hanno vissute: Jean-Jacques Parander, aiuto del pastore Bert all'ambasciata di Prussia a Torino, che recò nella notte del 24 febbraio la notizia alle Valli"


tratto da: 

- Giorgio Tourn, 1848-1948: Un secolo di vicende

in:

- Giorgio Tourn - Bruna Peyrot, Breve storia della FESTA DEL 17 FEBBRAIO

fascicolo della SSV Società di Studi Valdesi 

monografie edite in occasione del XVII FEBBRAIO, 1994, pagina 5;

(l'opuscolo è scaricabile gratuitamente dal sito: 

www.studivaldesi.org 

sezione Pubblicazioni - Opuscoli XVII Febbraio)