sabato 3 aprile 2021

Il Sabato Santo nel racconto del linguaggio cinematografico

 


In copertina: 

Andrea Mantegna   

Cristo morto   (1475-1478 circa) particolare  

tempera su tela   68x81 cm      Pinacoteca di Brera - Milano


Fabio Landi

Tre film sul Sabato santo

(collana Lapislazzuli), pagine 128

EDB - Edizioni Dehoniane Bologna 

www.dehoniane.it



DESCRIZIONE

Il Sabato santo rischia di essere considerato un intervallo vuoto tra la morte di Gesù e la sua risurrezione. Si tratta in realtà di un passaggio fondamentale per il cuore della fede cristiana, perché si colloca nel punto in cui morte e vita rifluiscono l'una nell'altra. 

Per spiegarlo, l’autore fa ricorso a tre film di Sean Penn, Spike Lee, Anne Fontaine e a un video di Bill Viola come se si trattasse di parabole contemporanee. 

Lo spettatore, con i protagonisti, è costretto a precipitare nel fondo oscuro della morte. Lì, con una logica sorprendentemente ineccepibile, avviene il rovesciamento e la vita si impone in tutto il suo fulgore. Luce e tenebre sono più intimamente connesse e la vittoria finale è completa proprio perché porta inscritto il dolore patito, non come un affronto fortunatamente superato o come la testimonianza di uno scampato pericolo, ma attraverso il segno dei chiodi sulle mani del Signore risorto.


SOMMARIO

Introduzione.  

I. 11’09’’01 (Sean Penn, 2002).  

II. The 25th Hour (Spike Lee, 2002).  

III. Les innocents (Anne Fontaine, 2016).  

IV. Earth Martyr (Bill Viola, 2014).


testo di Fabio Landi, tratto da pagina 13:

" Gli spunti scelti sono, più in particolare, tre film e questo forse merita un’ultima, breve giustificazione. Oggi il linguaggio cinematografico sembra essere quello su cui si concentrano maggior investimento di intelligenza e raffinatezza tecnica. 

Le sue narrazioni incidono in profondità l’immaginario comune e offrono a un pubblico sempre più vasto un patrimonio condiviso non solo di racconti, ma anche di competenze di fruizione. 

A dispetto del fatto che molti abbiano un approccio tutto sommato elementare a prodotti di per sé anche molto sofisticati, resta vero che la quantità di immagini che quotidianamente ci raggiunge trasforma rapidamente la nostra capacità di seguire un video, ci adatta ai suoi ritmi e ai suoi stratagemmi narrativi, ci allena a vedere la realtà con i suoi occhi. Senza contare che la sinestesia che caratterizza il mezzo cinematografico esaspera al massimo grado il coinvolgimento emotivo e tocca, di fatto, la nostra capacità di fare esperienza ben più di quanto non facessero e non facciano le altre arti del passato. 

Oggi, nel bene e nel male, il nostro modo di guardare la vita sembra essere innanzi tutto quello di telespettatori. Ciò significa che non consumiamo prodotti cinematografici soltanto per intrattenerci o per immedesimarci nell’esistenza altrui, ma che, per molti aspetti, “sentiamo” la nostra stessa vita al modo in cui guardiamo un film. E innanzi tutto attraverso film il nostro tempo prova a raccontarsi.

Per questo l’idea di commentare dei film mi è parsa contemporaneamente naturale e stimolante. Ho provato a farlo per tre anni consecutivi introducendo una comunità cristiana al sabato santo. 

I primi tre capitoli di questo libretto rielaborano il testo di quegli interventi. Il quarto capitolo, invece, è eterogeneo: si tratta di alcune note che recensiscono una video-installazione dell’artista contemporaneo Bill Viola. Rileggendole, mi ha sorpreso la coerenza con il percorso sviluppato nei tre capitoli precedenti. 

Ho quindi pensato che potesse essere utile aggiungerle in coda, non tanto come una vera e propria conclusione, quanto come una risonanza o forse, persino, come una sintesi. "


L'AUTORE

Fabio Landi, licenza in Teologia sistematica, 

è docente al Liceo classico Parini di Milano 

e responsabile dell’Ufficio di pastorale scolastica della diocesi ambrosiana.